Prima lettura alla riforma del codice di procedura civile: la pubblicità della sentenza.

Mirco Minardi

L’art. 120 del codice di rito, intitolato “Pubblicità della sentenza”, oggi stabilisce:

[I]. Nei casi in cui la pubblicità della decisione di merito può contribuire a riparare il danno, il giudice, su istanza di parte, può ordinarla a cura e spese del soccombente, mediante inserzione per estratto in uno o più giornali da lui designati.
[II]. Se l’inserzione non avviene nel termine stabilito dal giudice, può procedervi la parte a favore della quale è stata disposta, con diritto a ripetere le spese dall’obbligato.

Le caratteristiche dell’istituto (poco applicato nella prassi) sono queste:

  • la pubblicità della decisione di merito deve contribuire a riparare il danno;
  • può essere disposta solo su istanza di parte;
  • va eseguita a cura e spese del soccombente;
  • l’inserzione si fa per estratto in uno o più giornali designati dal giudice;
  • se il soccombente non vi provvede nel termine stabilito dal giudice, può provvedervi l’altra parte con diritto a ripetere le spese dall’obbligato.

Parte della dottrina ritiene che il fondamento dell’istituto sia quello della riparazione del danno non patrimoniale (contra Satta-Punzi i quali sostengono che al contrario la pubblicazione miri proprio a risarcire un danno patrimoniale); altra dottrina sostiene che il fondamento sia ravvisabile nell’interesse generale a che non circolino false rappresentazioni della realtà (Cavallone).

Il primo orientamento richiede pertanto l’elemento soggettivo del dolo o della colpa; il secondo, invece, lo ritiene non necessario. La Corte di Cassazione ha precisato che tale funzione riparatoria prescinde dalla natura extracontrattuale o contrattuale del fatto illecito, perché, in entrambe le ipotesi, a fronte della risonanza che il fatto stesso abbia avuto al tempo del suo accadimento, la divulgazione della notizia inerente all’individuazione del responsabile può valere, secondo le circostanze del caso concreto, a delimitare il danno già verificatosi ed a prevenire ulteriori pregiudizi (Cass. civ. 11801/98).

Le modifiche approvate dal Senato sono queste:

  • si specifica che la pubblicità può essere disposta anche in caso di responsabilità per lite temeraria ai sensi dell’art. 96;
  • si stabilisce che la pubblicazione può avvenire in una o più testate giornalistiche (non dunque “giornali”), ma anche testate radiofoniche, televisive o in siti internet.

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Mirco Minardi

Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.

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2 commenti:

  1. Luigi Passalacqua

    Perché escludere le controversie di lavoro? Sarebbe stato un ottimo strumento nei casi il cui il datore rifiuti di reintegrare o comunque riammettere in servizio il lavoratore vittorioso in giudizio!



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