Capire l’appello civile

Mirco Minardi

Che cos’è e a cosa serve il giudizio di appello? E’ questa la prima domanda che ci dobbiamo fare.

E’ ormai costante in giurisprudenza, ma non in dottrina, l’affermazione secondo cui l’atto di appello non introduce un novum judicium bensì una revisio prioris instantiae, cioè un giudizio di revisione della sentenza di primo grado. Il che significa che l’oggetto del giudizio di appello non è la controversia di primo grado, bensì la sentenza di primo grado, nei limiti, però, delle censure proposte dalle parti. E’ per questo che si dice che l’effetto devolutivo dell’appello non è automatico ma vincolato dagli «specifici motivi» fatti valere dalle parti (c.d. principio tantum devolutum quantum appellatum)

«Il giudizio d’appello non introduce un nuovo giudizio ma si dice è una revisio prioris instantiae il che significa che la parte non può lamentarsi genericamente dell’ingiustizia della decisione oppure richiamare le argomentazioni svolte nelle difese di primo grado, ma deve indicare specificamente i motivi di impugnazione e controargomentare sulle argomentazioni della sentenza (13080/2008 che ne cita molte altre)».

Che l’appello non sia un novum judicium si ricava da diverse disposizioni:

  • dall’art. 329, secondo comma, secondo cui l’impugnazione parziale comporta acquiescenza della parte di sentenza non impugnata;
  • dall’art. 342, primo comma, che richiede l’indicazione specifica dei motivi di impugnazione nell’atto di appello;
  • dall’art. 345 che vieta lo jus novorum le nuove domande e le nuove eccezioni in senso stretto e limita decisamente la possibilità di richiedere o produrre nuovi mezzi di prova;
  • dall’art. 346 che stabilisce una presunzione di rinuncia per le domande e le eccezioni non accolte dalla sentenza e non espressamente riproposte.

Il giudizio di appello rimane però un gravame, cioè un mezzo di impugnazione a «critica libera» che provoca la sostituzione della sentenza di primo grado, senza quindi aprire una diversa fase rescissoria. Difatti, ai sensi degli artt. 353 e 354 le ipotesi di rimessione della causa al giudice di primo grado sono limitate e tassative e si riferiscono a casi in cui il giudizio di primo grado o non si è validamente svolto o non ha raggiunto un utile risultato:

1.il giudice ha negato la propria giurisdizione;
2.è stata estromessa una parte che non doveva essere estromessa;
3.il contraddittorio non era integro;
4.è stata dichiarata la contumacia nonostante un vizio dell’atto di citazione;
5.la sentenza è nulla;
6.è stata dichiarata l’estinzione senza che ve ne fossero i presupposti.

In appello ci si può lamentare anche dell’ingiustizia della sentenza, o dell’erronea valutazione del materiale probatorio. Tuttavia, benché a «critica libera» l’appello è un giudizio a «cognizione vincolata», cioè limitata dalle specifiche censure svolte. Il giudice d’appello non potrà prendere in considerazione:

(a) statuizioni non impugnate della sentenza, salvo che siano dipendenti da quella impugnata;
(b) motivi diversi rispetto a quelli fatti valere.
Quando predisponiamo un atto di appello, pertanto, dobbiamo porci due domande:
a) quali statuizioni della sentenza voglio che siano riformate?
b) per quale specifico motivo voglio che siano riformate?
Dobbiamo cioè indicare quale parte della sentenza si vuole impugnare e perché.

Ovviamente, la sentenza può essere censurata anche nel suo insieme, purché però siano indicate le specifiche ragioni, gli specifici motivi di censura.
Ricordiamoci che le statuizioni della sentenza che non vengono impugnate passano in giudicato (acquiescenza art. 329 c.p.c.), a meno che non siano dipendenti da quelle impugnate.

Pertanto gli specifici motivi d’appello non servono per indicare al giudice le parti della sentenza censurate, bensì per circoscrivere il tema di indagine del giudice d’appello, individuando le singole questioni di fatto e di diritto entro il capo individuato per impedire che su di essi si formi il giudicato.

Il giudice d’appello non può conoscere null’altro al di fuori dei motivi d’appello, salvo quanto si dirà per alcune eccezioni in senso lato.

Vediamo allora le ricadute pratiche di questo postulato.

  1. Qualora si impugni la statuizione sulle spese legali non basta dire che esse sono state liquidate in misura inferiore alla tabella ministeriale, ma bisogna indicare esattamente quali voci sono state omesse e quanto sarebbe la somma dovuta;
  2. Qualora si impugni la liquidazione del danno non patrimoniale, perché insufficiente, bisogna spiegare per quale ragione la somma non è congrua;
  3. Qualora si lamenti che il giudice di primo grado non ha valutato un documento decisivo, occorre indicare al giudice d’appello di quale documento si sta parlando e che contenuto ha;
  4. Qualora il giudice abbia rigettato la domanda per diverse ragioni tutte autonome, occorre impugnare specificamente tutte le argomentazioni;
  5. Qualora il giudice abbia rigettato una eccezione, occorre prendere posizione critica sulla motivazione e spiegare perché avrebbe dovuto accoglierla (esempio eccezione interruzione della prescrizione);
  6. Non è ammissibile un atto di appello che richiami esclusivamente le difese svolte in primo grado e quindi non controargomenti sulla sentenza;
  7. In secondo grado non si ripete la ripartizione dell’onere della prova in primo grado, pertanto l’appellante che in primo grado non aveva l’onere della prova, ha l’onere in secondo grado di dimostrare l’erroneità della sentenza e pertanto non può giovarsi del fatto che l’appellato non abbia prodotto il fascicolo di parte in appello.
  8. Non è ammissibile l’appello della parte che richieda sic et simpliciter una nuova valutazione del materiale probatorio raccolto in primo grado.
  9. Qualora il giudice non abbia concesso i termini ex art. 183, non basta denunciare l’omissione ma bisogna spiegare che tipo di difese, richieste, deduzioni si sarebbero fatte con le memorie.
  10. Qualora la sentenza abbia pronunciato nel merito, è inammissibile l’appello che censuri un vizio in rito, senza prendere posizione sul merito, salvo l’ipotesi in cui la censura, se accolta, comporterebbe la rimessione al giudice di primo grado.

Nell’atto di appello non è necessario indicare le norme violate, né usare formule sacramentali, né è possibile in astratto stabilire la specificità, in quanto questa va correlata alla motivazione della sentenza di primo grado.

Ciò che va sottolineato, tuttavia, è che questa censura argomentata deve essere presente sin dall’inizio, non potendo intervenire in un momento successivo. Di regola, il diritto potestativo di impugnazione si consuma con l’atto di appello. E’ controverso se la parte possa integrare l’atto prima della pronuncia di inammissibilità.


Share
Mirco Minardi

Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.

Anche questi articoli potrebbero interessarti:


21 commenti:

  1. Dario

    Se una sentenza ha accolto un opposizione a d.i. nel senso di ridurre l’importo indicato nel decreto, l’opposto può proporre appello e contestualmente
    avviare l’esecuzione della gravata sentenza per la parte di credito riconosciuta? oppure, come mi è stato riferito, l’esecuzione equivale ad implicita acquiescenza e, conseguentemente, impedirebbe la proposizione del gravame?
    Grazie

  2. Silvia

    Buongiorno Ho bisogjno del suo aiuto!!

    Mio papa si è fatto fregare dal commune un terreno anni fà e non ancora pagato. Dopo tantissimi anni ancora la causa non è stata risolta…

    Le ultime scuse sono:
    1) La informo che la trattazione dell’appello è stata rinviata all’udienza del 26/05/2016, in quanto la Cancelleria della Corte di Appello non aveva ancora acquisito il fascicolo d’ufficio del giudizio di primo grado.
    Questa acquisizione è indispensabile per potere andare avanti nella causa ed i ritardi sono imputabili al fatto che la Sezione Distaccata di Siderno (presso la quale si è svolto il primo grado del giudizio), è stata soppressa con accormapento al Tribunale Civile di Locri, presso il quale sono confluiti tutti i fascicoli e documenti relativi a detta sezione.

    2) la causa oggi è stata rinviata al 10/11/2016 per la trattazione dell’appello e sempre per l’acquisizione del fascicolo di primo grado, ossia relativo al giudizio che si è svolto a Siderno, non avendo ancora provveduto la cancelleria del Tribunale di Locri. Purtroppo questi sono i tempi della giustizia, dettati dai giudici, sui quali, ahimè, gli avvocati non hanno potere.

    Mi sà spiegare in modo semplice perchè I termini giuridici sono complicati “non aveva ancora acquisito il fascicolo d’ufficio del giudizio di primo grado”

    La ringrazio tantissimo!

  3. Michele Tarantino

    Con il primo grado di giudizio venivo assolto con formula piena per alcuni capi di imputazione mentre per altri venivo condannato per peculato. Contestualmente venivo sospeso dal lavoro dall’Ente Comune con retribuzione ridotta ad assegno alimentare pari al 5O%. Successivamente in appello la sentenza veniva riformata dihiarando la Corte non doversi procedere in ordine al relativo reato in quando estinto in data antecedente a quella della condanna inflitta in primo grado e per l’effetto revoca le statuzioni civili contenute in ques’ultima. Si chiede gentilmente se si ha diritto alla restituzione delle somme dello stipendio non percepite. Considerando che in primo grado avevo già riportato per altri capi di imputazione l’assoluzione con formula piena grazie

  4. Carlo Giusti

    La sentenza di appello riforma parzialmente quella del tribunale, dispone sulle spese di lite ma nulla dice riguardo le spese del giudizio di primo grado. Che fine fanno tali ultime spese ? Grazie

  5. Paola vivaldi

    Egregio Avv. ho un dubbio. Ho vinto in Cassazione in merito al mio divorzio. Vittoria totale, tutte le domande accettate. Rimandata la causa alla Corte d Appello. Quest ultima aveva completamente spazzato via ben 3 assegni di mantenimento(mio e dei miei 2 figli)
    Stiamo procedendo al conteggio del dovuto di questi anni mai più pagati. L avvocato che mi ha seguito x separazione e divorzio sostiene che i calcoli vanno fatti a partire dalla sentenza di Appello,il cassazionista dice che per il principio della sostituzione(mi sembra..) vengono cassati i precedenti gradi di giudizio e si riparte dalla sentenza di separazione. Chi ha ragione?

  6. Endymion

    “le stesse possono trovare ingresso nella fase di g”ravame predetta al fine di precostituire il titolo esecutivo per le restituzioni, fermo restando che la condanna restitutoria va subordinata al passaggio in giudicato e, in ogni caso, non può essere eseguita prima di quel momento.”

    Dunque se pende il giudizio in cassazione non mi possono chiedere la restituzione delle somme?

  7. Ludovico Tallarico

    Buonasera ho appena subito sentenza di separazione personale con un aumento dell’assegno di mantenimento. Il mio stipendio attuale e’ di circa 1250 euro ed il trib.ha stabilito debba 380 euro di mantenimento. Attualmente convivo avendo lasciato l’abitazione familiare poiche’ assegnata.Ho ragione di chiedere un abbattimento della debenza?
    Se non avessi convissuto sarei letteralmente per strada.
    Sono laureato ho la qualifica di operaio ed il giudice ha innalzato il mantenimento valutando che la mia preparazione lasci ben sperare per un posto di lavoro migliore.Peccato non sia cosi’…se fosse cosi’facile mi piacerebbe chiedere al giudice di trovarmi un posto da laureato.Sono una guardia giurata…
    Grazie x l’attenzione ed eventuale gradita replica.

  8. Raffaele Caccia

    Gli attori, eredi di un soggetto deceduto a seguito di sinistro stradale, sono stati condannati al pagamento delle spese legali a seguito del rigetto della loro domanda. Soltanto uno degli eredi vorrebbe proporre gravame alla sentenza . Posso proporre appello solo per uno di loro e non per tutti?
    Grazie.

  9. Giuseppe Galata'

    Vorrei esporre il mio caso :
    Il condominio aveva intentato causa ad un condomino ; il sottoscritto aveva partecipato al primo grado.
    Il condominio vide rigettarsi in primo grado le richieste , con compensazione delle spese.
    Il condominio era ricorso in appello ; il sottoscritto aveva espresso ritualmente dissenso in base al 1132 c.c.
    All’esito dell’appello il condominio vide la “conferma integrale della sentenza impugnata” e la rifusione delle spese sia di primo che secondo grado.
    L’amministratore elabora una ripartizione secondo il seguente schema:
    • la parte della soccombenza in appello dovuta per il primo grado , a coloro che avevano promosso il primo grado ( tra cui il sottoscritto) ed a coloro che non avevano dissentito
    • la parte della soccombenza in appello dovuta per il secondo grado , a coloro che avevano promosso il secondo grado ed a coloro che non avevano dissentito
    La domanda è la seguente :
    Se è certo che è stato il ricorso in appello del condominio a determinare la condanna alla rifusione delle spese alla controparte anche in primo grado , perchè il sottoscritto , che aveva ritualmente espresso il proprio dissenso in riferimento all’art.1132 c.c. “separando la propria responsabilità in ordine alle conseguenze della lite per il caso di soccombenza” , si è visto caricato di quest’onere , soprattutto in considerazione che il primo grado aveva visto la compensazione delle spese?

  10. Mirco Minardi

    @mi pare corretta la ripartizione, in quanto il giudice d’appello ha modificato la decisione delle spese relative al primo grado

  11. Michela

    Ho vinto il primo grado di giudizio e il mio ex datore di lavoro è stato condannato al pagamento di un’indennita risarcitoria di 12 mensilità per licenziamento nullo più la reintegra che io ho rifiutato in luogo dell’indennita’ di 15 mesi. Dopo diversi mesi ancora non ha pagato e ha impugnato in appello. Mi è stato sconsigliato dal mio avv di andare avanti con il pignoramento, perché nel caso la sentenza di primo grado venga confermata in secondo, si dovrebbe rifare tutta la procedura da capo essendo cambiando il titolo esecutivo. È corretto?
    Quindi tanto vale aspettare e accettare la proposta ricevuta da avv della controparte, cioè di pagarmi un acconto oggi e aspettare la sentenza di secondo grado. Io sono perplessa, ho una sentenza in mio favore da tanti mesi e non mi sento per niente tutelata.

  12. Antonio

    A seguito di sentenza di appello che mi impone la restituzione di quanto incamerato in primo grado (quale distrattario), mi viene un dubbio nell’apprestarmi alla riconsegna: a suo tempo l’impresa soccombente versò in mio favore le spese comprensive di IVA e applicò la Ritenuta di Acconto provvedendo al versamento. Mi chiedo: io dovrò restituire anche l’importo ricevuto per IVA, nonostante l’impresa ha avuto titolo per “scaricarla” ? e indoltre: dovrò aggiungere alla somma netta percepita anche l’importo a suo tempo versato dall’impresa soccombente come Ritenuta di Acconto ?
    Grazie
    Antonio

  13. Emanuela

    Salve, avrei una domanda. Mio cognato, docente, anni fa ha vinto in primo grado una causa di lavoro ottenendo il risarcimento x mancata stabilizzazione. Essendo nel frattempo entrato di ruolo e avendo proposto appello il Miur, mio cognato ha deciso di non costituirsi in giudizio, stante anche gli orientamenti a lui sfavorevoli della Cassazione. Il giudice di appello stavolta ha accolto il ricorso del MIUR sia basandosi appunto sulle recenti sentenze della Cassazione che considerano il passaggio di ruolo come una forma diversa di ristoro sia adducendo che nel ricorso mancano “le prove” dell’abuso reiterato da parte del MIUR, non essendo stati allegati al ricorso i documenti che provano il susseguirsi del rapporto di lavoro presso lo stesso istituto e con riguardo alla stessa cattedra. Ora io mi chiedo: il giudice d’appello non avrebbe dovuto avere contezza di questi documenti rinvenendoli nel fascicolo d’ufficio di primo grado? Perché è chiaro che il MIUR non li ha allegati al suo ricorso, né mio cognato avrebbe potuto non n essendosi costituito in appello. Inoltre, posto che mio cognato ha difatti prestato servizio in modo reiterato presso la stessa cattedra può ricorrere in Cassazione facendo valere questi documenti che lo attestano o non si può far nulla? E se non si può ricorrere in Cassazione si può rifare un’altra causa facendo valere questi documenti che in appello forse intenzionalmente non sono stati esibiti da parte del MIUR? Grazie della risposta

  14. Carlo

    Gentile Collega, approfitto della tua esperienza per chiederti un parere su una questione capitatami di recente. Uno dei convenuti (già contumace), muore durante il processo e il fatto è documentato da relata dell’ufficiale giudiziario relativa alla notifica dell’ordinanza che ammette interrogatorio. Il giudice “dimentica” nella confusione dell’udienza di dichiarare l’interruzione e rinvia per proseguire interrogatorio formale Delle altre parti (nessun collega si accorge dell’anomalia, eravamo 10 convenuti). A distanza di più di 3 mesi, prima di procedere all’interrogatorio, eccepisco l’estinzione per mancata riassunzione…il collega dell’attore sostiene che ha tempo un anno per riassumere al domicilio del defunto presso gli eredi…il giudice si è riservato…che ne pensi?

  15. Mauro

    Sul giudizio di appello e domanda di garanzia vorrei sottoporLe il seguente quesito.
    Tizio cita Caio e Caio chiama in causa Sempronio per manleva.
    Il giudice condanna Caio a risarcire Tizio accogliendo anche la domanda di manleva.
    Sempronio (terzo soccombente in primo grado) impugna la sentenza contro Tizio (attore in primo grado).
    Caio (convenuto in primo grado) deve costituirsi con appello incidentale o può semplicemente riproporre la domanda di manleva?



Lascia un commento

  • (will not be published)

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*