Un caso di esclusione del danno patrimoniale permanente da lucro cessante futuro.

Mirco Minardi

Un giovane subisce una grave lesione consistente in una sindrome algo-disfunzionale a carico dell’apparato masticatorio, modesta artralgia del polso destro, esiti algo disfunzionali all’arto inferiore destro, pari ad una menomazione del 25%. Trattasi dunque di macropermanente.

Si passa quindi ad analizzare il danno patrimoniale da lucro cessante. Nessuna documentazione era prodotta relativamente al rapporto di lavoro che il danneggiato sosteneva fosse in essere al momento del sinistro, né relativamente ai redditi percepiti. Lo stesso attore, inoltre, aveva affermato essere un lavoro non in regola e precario.

Secondo il Tribunale, poi, non era credibile la testimonianza del padre secondo cui la retribuzione percepita era di 1800 euro al mese, in quanto sproporzionata rispetto al tipo di mansioni svolte (volantinaggio e lavoro impiegatizio generico e non qualificato).

A questo punto, il Tribunale afferma che: “la perdita del lavoro precario possa essere risarcita in via equitativa ipotizzando (più realisticamente) una retribuzione di circa 800-1000 euro mensili; e presumendo che il rapporto non regolare si sarebbe protratto, qualora non si fosse verificato il sinistro, per ulteriori 6-8 mesi. Va quindi riconosciuta, in via equitativa, la somma di euro 6.000”. Nulla si dice del danno patrimoniale futuro.

Invero, la Corte di cassazione è ormai ferma nel ritenere che allorquando si verifica una macropermanente, come quella in esame, il danno patrimoniale da lucro cessante futuro si deve presumere in assenza di prova contraria. Pertanto, il Tribunale non avrebbe potuto escludere detta voce di danno, tenuto conto delle evidenti ripercussioni, anche a livello di chance, che le lesioni avrebbero avuto sulla capacità di guadagno dell’attore, a meno che la sindrome algo-disfunzionale a carico dell’apparato masticatorio non fosse prevalente rispetto alle altre voci, tali da renderle delle micropermanenti. In effetti, di per sé, la suddetta sindrome non genera un danno patrimoniale da lucro cessante, salvo che si abbia a che fare con un “assaggiatore di cibi” di professione.

Ecco il passo della sentenza (Trib. Torino, 27 novembre 2008).

3. Lucro cessante da perdita del lavoro. Nessuna documentazione è stata prodotta relativamente al rapporto di lavoro che il P. sostiene fosse in essere al momento del sinistro, né relativamente ai redditi percepiti dall’attore. Certamente, per stessa ammissione dell’attore, si trattava di un lavoro non in regola e precario; attendibilmente fonte di gratificazioni, come ha riferito il teste R.P. (prese in considerazione ai fini del ristoro del danno non patrimoniale), ma insuscettibile di fondare l’aspettativa a un reddito stabile e costante nel tempo. Appare poi francamente poco attendibile quanto riferito dal padre del P. in merito alla retribuzione percepita (euro 1.800 mensili), che appare sproporzionata rispetto al tipo di mansioni svolte (volantinaggio e lavoro impiegatizio generico e non qualificato). Si ritiene dunque che la perdita del lavoro precario possa essere risarcita in via equitativa ipotizzando (più realisticamente) una retribuzione di circa 800-1000 euro mensili; e presumendo che il rapporto non regolare si sarebbe protratto, qualora non si fosse verificato il sinistro, per ulteriori 6-8 mesi. Va quindi riconosciuta, in via equitativa, la somma di euro 6.000.


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Mirco Minardi

Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.

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