La pronuncia della Corte di Cassazione 13038/2024 ha affrontato il tema dell’anomalia motivazionale in un giudizio di responsabilità sanitaria, sottolineando l’importanza di una corretta motivazione da parte del giudice di merito, specie in situazioni caratterizzate da lacune istruttorie e dalla complessità degli accertamenti tecnici richiesti.
Il caso
Il ricorso esaminato denunciava una violazione dell’art. 132, primo comma, n. 4 c.p.c., evidenziando che la sentenza impugnata era caratterizzata da una motivazione meramente apparente, qualificabile come un’anomalia motivazionale costituzionalmente rilevante. Nello specifico, la Corte d’appello aveva rigettato l’impugnazione sulla base della presunta incertezza del nesso causale tra l’intervento sanitario e i danni lamentati dal paziente, senza tuttavia approfondire adeguatamente gli elementi tecnici rilevanti per la decisione.
Il caso riguardava un paziente sottoposto a interventi chirurgici presso il Policlinico di Modena, con esiti che includevano gravi conseguenze invalidanti. La Corte d’appello aveva confermato l’esclusione del nesso causale sulla base delle conclusioni di una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) ritenuta lacunosa e ambigua.
I profili di criticità evidenziati
La Corte di Cassazione ha rilevato diverse criticità nella sentenza impugnata:
- Lacune nella consulenza tecnica d’ufficio: La CTU, già in primo grado, aveva evidenziato incertezze e ambiguità, prospettando due ipotesi ricostruttive alternative riguardo alla rilevanza dell’operato dei sanitari. Nonostante ciò, non era stato richiesto un approfondimento mediante una consulenza collegiale, né erano stati integrati i quesiti con l’apporto di un chirurgo, necessario per chiarire i profili tecnici controversi.
- Inversione dell’onere probatorio: La Corte d’appello aveva ribaltato sull’appellante le carenze del CTU, addebitando alla parte l’onere di superare le lacune istruttorie, in contrasto con i principi consolidati in materia di responsabilità sanitaria. La giurisprudenza di legittimità stabilisce infatti che, in presenza di una consulenza lacunosa o ambigua, spetta al giudice di merito integrare le istruttorie necessarie.
- Errore nell’applicazione del principio di causalità: La decisione della Corte d’appello si fondava sull’asserita incertezza del nesso causale, senza tenere conto degli accertamenti già svolti in primo grado, che avevano riconosciuto una moderata incidenza causale tra l’operato dei sanitari e alcune delle conseguenze dannose riportate dal paziente.
- Violazione del diritto alla prova: La decisione di non ricorrere a un approfondimento tecnico mediante la formazione di un collegio di consulenti, nonostante la richiesta motivata della parte e dello stesso CTU, è stata ritenuta una grave carenza nell’accertamento dei fatti rilevanti ai fini della decisione.
Principi ribaditi dalla Cassazione
La Cassazione ha richiamato alcuni principi fondamentali in materia di responsabilità sanitaria e motivazione delle sentenze:
- La consulenza tecnica percipiente, specie nei giudizi di responsabilità medica, può costituire una vera e propria fonte di prova. La sua lacunosità non può essere semplicemente trascurata dal giudice, ma deve essere superata attraverso un’integrazione istruttoria.
- Il mancato espletamento di una consulenza tecnica richiesta e necessaria per la decisione costituisce un vizio della motivazione, in quanto compromette la corretta ricostruzione dei fatti.
- L’onere probatorio del paziente si limita alla dimostrazione del nesso causale tra l’operato sanitario e il danno subito; eventuali lacune istruttorie non possono essere addossate alla parte appellante.
Conclusioni
La sentenza è stata cassata e rinviata alla Corte d’appello di Bologna in diversa composizione, con il mandato di riesaminare il caso tenendo conto dei principi esposti e adottando le misure necessarie per colmare le lacune istruttorie evidenziate.

La supervisione del ricorso per cassazione.
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