L’interpretazione (e correzione) della relazione del CTU costituisce nuova questione di fatto da sottoporre al contraddittorio?

Mirco Minardi

Gli avverbi sono importanti, si sa. In particolare l’avverbio “non” spesso fa la differenza.

In una relazione medico-legale, dopo aver spiegato le ragioni per le quali nella fattispecie non vi era nesso di causa tra ritardo diagnostico e conseguenze lesive, il CTU concludeva nel senso che l’evento era correlabile al detto ritardo, dimenticandosi appunto l’avverbio “non” prima di “correlabile”.

La Corte di merito si avvede dell’errore e nel pronunciarsi fa propria la valutazione del consulente, come emersa dalla lettura dell’elaborato nel suo insieme.

In Cassazione la parte soccombente si duole del fatto che il giudice di secondo grado, in questo modo, ha introdotto una “nuova questione”, sottraendola al contraddittorio delle parti.

Il motivo è ritenuto dalla S.C. manifestamente infondato, posto che si è trattato semplicemente della correzione di un errore materiale; il divieto della c.d. “terza via” non si spinge fino al punto di imporre al giudice l’onere di confrontarsi con le parti su ogni passaggio argomentativo.

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Cass. 16504/2017

Anche il secondo motivo è infondato, perchè, nell’avere la corte territoriale ritenuto che la consulenza tecnica abbia omesso per mero errore materiale nella stesura della relazione di inserire la negazione (recte, avverbio di negazione, essendo sempre sottinteso il verbo di riferimento) “non” prima di definire “correlabile al ritardo diagnostico” il quadro pur severo delle complicanze residuate alla ricorrente, non può ravvisarsi nè una questione nuova, ma, a stretto rigore, neppure una questione in senso tecnico.

In primo luogo, in tal modo la corte territoriale non ha affatto introdotto una questione nuova di fatto sulla cui base sarebbe stata decisa la controversia, ma ha invece soltanto – e nulla di più che proceduto alla lettura corretta delle risultanze della consulenza tecnica di ufficio, la quale, attentamente esaminata in ogni suo passaggio argomentativo o motivazionale, aveva appunto escluso ogni nesso causale tra le condotte utilmente dedotte dall’attrice ed i postumi a lei residuati o, in ogni caso, le conseguenze dannose lamentate; si tratta, in secondo luogo, di una lettura nella sua sostanza corrispondente a quella già data dal giudice di primo grado ed alle tesi, ampiamente dibattute tra le parti fino a quel momento, sostenute dai convenuti originari, tanto da risolversi in una mera valutazione critica, previa riduzione a congruità, delle materiali manifestazioni espressive o grafiche in cui l’elaborato dell’ausiliario del giudice si era articolato, previa eliminazione di quello che è definito un mero errore materiale e cioè l’omissione di un avverbio negativo, il “non” prima della qualificazione di “correlabile al ritardo diagnostico” del quadro delle complicanze pure certamente sussistente.
8. L’interpretazione del principio della terza via data dall’odierna ricorrente, secondo la quale, ogniqualvolta il giudicante intendesse accingersi a dare di uno degli atti del giudizio una lettura diversa da quella prospettata dalla parte, dovrebbe prima sottoporre quest’ultima alle parti, sarebbe del resto – se non francamente aberrante, comunque – da respingere, non tutelandosi il diritto al contraddittorio fino al punto da garantire alla parte di interloquire sui singoli passaggi argomentativi e prima che essi siano anche solo ipotizzati in mente sua dal giudicante, cioè nei momenti obiettivamente riservati al foro interno del decidente e propri della sua attività propriamente intellettiva di elaborazione del materiale, ma solo in merito all’oggetto della questione nel suo complesso: questione che, per quanto fin qui detto, è stata nella specie dalle parti ampiamente discussa ed atteneva al fatto che la consulenza tecnica, nonostante il tenore letterale della conclusione, avesse o non avesse, nel corso o sviluppo delle sue argomentazioni, escluso qualsiasi nesso causale tra le condotte ritualmente ascritte dall’attrice alle controparti e le pure riscontrate negative conseguenze al suo stato di salute.


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Mirco Minardi

Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.

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