10.03.10
Appello
@ 7:27:00 da Mirco Minardi |
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Cosa accade in caso di omessa specificazione dei motivi?
Il problema è stato affrontato dalle S.U. nel 2000 con la sentenza n. 16. Le S.U dissero anzitutto che i vizi possono essere ricondotti:
- alla irregolarità
- alla nullità
- alla inesistenza
a seconda del grado di difformità rispetto al modello prefigurato dal legislatore.
L’omissione dei motivi di impugnazione, affermarono le S.U., integra una nullità non avendo l’atto raggiunto il suo scopo, e non può definirsi inesistente. Stabilito che si tratta di una nullità occorre chiedersi se è una nullità sanabile, oppure se determina l’inammissibilità dell’appello. Difatti, Continua a leggere l’articolo »
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08.03.10
Circolazione stradale
@ 22:18:27 da Mirco Minardi |
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Con l’autorizzazione di Altalex abbiamo il piacere di pubblicare alcuni estratti dell’interessante volume di Raffaele Plenteda “Danni da circolazione stradale”.
L’individuazione dei soggetti che devono o possono partecipare al giudizio intrapreso per effetto dell’esercizio, da parte del danneggiato, dell’azione diretta, pone diverse questioni applicative.
Le norme di riferimento sono costituite dall’art. 144 co. 3 Cod. Ass., in base al quale “Nel giudizio promosso contro l’impresa di assicurazione è chiamato anche il responsabile del danno” e l’art. 149 co. 6 Cod. Ass., il quale prevede che “il danneggiato può proporre l’azione diretta di cui all’articolo 145, comma 2, nei soli confronti della propria impresa di assicurazione”.
Nel caso in cui non debba trovare applicazione la procedura di indennizzo diretto, la giurisprudenza ha da tempo risolto la questione, affermando il principio Continua a leggere l’articolo »
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Appello
@ 12:40:17 da Mirco Minardi |
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La sentenza resa all’esito del giudizio d’appello, salvo che abbia contenuto in rito, si sostituisce a quella di primo grado, non soltanto, ovviamente, quando la riforma, ma anche quando la conferma in toto, ponendosi quale nuova fonte di regolamentazione del rapporto litigioso, attorno alla quale, in mancanza di ricorso per cassazione, si formerà l’accertamento descritto nell’art. 2909 c.c. (Cass. 25 maggio 1998, n. 5212).
Ciò comporta che il titolo esecutivo per dare inizio ad uno dei processi di esecuzione forzata (da notificarsi, con il precetto, ai sensi dell’art. 479 c.p.c.) è costituito dalla sentenza di appello. Mentre, se l’esecuzione sia stata già iniziata in forza della sentenza di primo grado, quella d’appello si sostituisce ex lege a quest’ultima.
L’effetto sostitutivo non si verifica:
(a) quando la sentenza d’appello dichiara l’inammissibilità, l’improponibilità o l’improcedibilità del gravame
(b) o comunque conclude non in merito il giudizio di secondo grado, proprio in quanto, in questi casi, il giudice d’appello non esercita i poteri decisori della lite e non può esercitarli per un vizio attinente al giudizio d’impugnazione che gli impone di definire in rito il relativo giudizio.
Sebbene nel codice di rito manchi una norma specifica relativa alle pretese restitutorie conseguenti alla riforma in appello della sentenza di primo grado, Continua a leggere l’articolo »
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05.03.10
Appello, Fascicolo
@ 8:16:17 da Mirco Minardi |
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Va anzitutto ricordato che:
a) i fascicoli di parte vengono tolti dai fascicoli d’ufficio;
b) pertanto è onere della parte ritirarli dalla cancelleria e ridepositarli in secondo grado;
c) La mancata presentazione del fascicolo di parte di secondo grado dell’appellante non è più sanzionata con l’improcedibilità del gravame nel testo novellato dell’art. 348 c.p.c.
d) qualora il fascicolo di secondo grado, ritualmente depositato, non si rinvenga al momento della decisione, in assenza di una annotazione di ritiro da parte del cancelliere o a verbale, il giudice se non può decidere nel merito ma deve disporre le opportune ricerche del fascicolo.
Esiste un contrasto di giurisprudenza in merito alle conseguenze derivanti dal mancato deposito del fascicolo di primo grado. Secondo parte della giurisprudenza, infatti, l’omesso deposito si traduce nella impossibilità per il giudice di secondo grado di valutare la documentazione prodotta, potendo così pervenire al rigetto della domanda o della eccezione per mancanza di prova, nonostante in primo grado fosse stata fornita.
Sennonché nel 2005 con una importante sentenza a S.U. (28498) è stato affermato che una volta che la prova è entrata nel processo, per il principio di acquisizione ed immanenza rimane acquisita per sempre a prescindere dalla parte che l’ha prodotta. La sentenza fa leva sul fatto che il giudizio d’appello non è un novum judicium, bensì una revisio prioris istantie, dunque in appello non si ripetono gli oneri della prova del primo grado. Pertanto, il giudice d’appello non può rigettare la domanda solo perché in secondo grado non è stata fornita la prova della domanda o della eccezione per mancanza del fascicolo, ma deve accertare se l’appellante ha allegato specifiche censure in grado di portare alla riforma della sentenza. Ed ha altresì precisato che le parti, nel giudizio di rinvio, possono depositare i fascicoli del primo grado.
Detto principio è stato però ignorato, ad esempio da Cass. 78/2007 la quale ha affermato che il giudice di secondo grado deve decidere in base alle prove proposte dalle parti; che è onere della parte produrre il fascicolo di parte; che in assenza di costituzione il giudice non può tenere in considerazione i documenti inseriti nel fascicolo della parte contumace che sia rimasto all’interno del fascicolo d’ufficio.
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03.03.10
Recensioni libri
@ 19:38:06 da Mirco Minardi |
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Segnalo a tutti i fedeli lettori di Lexform l’uscita di una nuova edizione dei volumi “Il processo civile. Sistema e problematiche” del Prof. Carmine Punzi.
Questa interessantissima opera si segnala perché riesce a coniugare la indispensabile teoria con i riferimenti, anche recentissimi, di giurisprudenza. A differenza, infatti, di altri pur pregevoli manuali (ad es. il Luiso), l’Autore è attentissimo nel riportare le pronunce più significative della S.C., specie quelle delle S.U. che compongono contrasti giurisprudenziali. E questo è stato proprio lo scopo del Prof. Punzi che, nella premessa, ricorda l’ammonimento del suo Maestro Satta circa il rischio di costruire un sistema di concetti dimentico della realtà di vita che a questi è sottesa.
Insomma il testo, aggiornato alla recentissima legge 69/2009, è destinato non solo agli studenti universitari ma anche e soprattutto agli operatori del diritto che necessitino di ritornare sugli istituti processuali e sulla interpretazione che degli stessi dà non solo la dottrina ma anche la giurisprudenza.
Un testo che non può mancare sullo scaffale del civilista.
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02.03.10
Appello
@ 8:00:43 da Mirco Minardi |
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Abbiamo già affrontato l’appello incidentale; abbiamo visto che può essere tempestivo o tardivo. Molto spesso noi difensori prendiamo in considerazione solo il termine di venti giorni prima dell’udienza indicata in citazione: quello, per noi, è il termine ultimo per proporre impugnazione incidentale, dimenticando, così, che quello è il termine ultimo per l’impugnazione incidentale tardiva. Difatti, una volta notificato l’atto di impugnazione scatta il termine breve di trenta giorni per proporre appello incidentale tempestivo.
La differenza non è di poco momento, visto che Continua a leggere l’articolo »
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25.02.10
Appello, Diritto processuale civile
@ 8:02:42 da Mirco Minardi |
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Si supponga che il giudice rigetti una domanda di condanna per responsabilità professionale posto che l’attore non ha provato il comportamento colposo, il nesso di causalità tra questo e l’evento lesivo e il danno stesso.
I motivi di impugnazione debbono riguardare tutti e tre le rationes decidendi? La risposta è affermativa e in mancanza anche di un motivo l’impugnazione deve essere dichiarata inammissibile. Leggiamo questa sentenza della Corte d’appello di Bari pubblicata ieri per esteso.
È noto che, secondo consolidati orientamenti della S.C., la specificità dei motivi di appello (finalizzata ad evitare un ricorso generalizzato e poco meditato al giudice di seconda istanza) esige che alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata vengano contrapposte quelle dell’appellante, volte ad incrinare il fondamento logico giuridico delle prime, ragion per cui alla parte volitiva deve sempre accompagnarsi una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice (tra le ultime, v. Cass. 23742/2004, 8926/2004, 1456/2004).
La richiesta specificità dei motivi di appello (art. 342 c.p.c.) impone Continua a leggere l’articolo »
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24.02.10
Appello
@ 8:00:56 da Mirco Minardi |
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Sono rare le volte che leggi una sentenza e ti rendi conto di avere davanti un giudice con la G maiuscola. Un giudice che non si limita ad applicare acriticamente la giurisprudenza della cassazione ma che ragiona con la sua testa e va oltre gli orientamenti consolidati. Chi è dunque questo Giudice? Si tratta del Presidente della seconda sezione civile del Tribunale di Firenze Bruno Rados.
Cosa ha fatto questo Magistrato per meritare tanto onore? E’ noto che a seguito della modifica dell’ultima comma dell’art. 23 legge 689/1981 per opera del d.lgs 40/2006 non è chiaro se l’appello avverso le sentenze emesse dal giudice nel procedimento di opposizione all’ordinanza ingiunzione vada proposto con ricorso o con citazione. Di questo ne abbiamo già parlato diverse volte. Poco male se l’atto impugnatorio viene notificato (se erroneamente è stato adottato il ricorso) o depositato (se erroneamente è stata adottata la citazione) tempestivamente: l’errore nella forma non produce alcuna conseguenza. I problemi nascono Continua a leggere l’articolo »
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23.02.10
Appello, Diritto processuale civile, Onere di contestazione
@ 8:00:01 da Mirco Minardi |
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Tizio agisce in giudizio per sentire condannare l’INPS al pagamento dell’indennità di disoccupazione agricola. L’INPS rimane contumace e viene condannato. Si costituisce in appello l’INPS il quale produce la documentazione attestante il pagamento. La Corte d’appello accoglie l’appello principale, rigettando le domande del ricorrente e respinge l’appello incidentale.
In motivazione afferma che si deve ritenere adeguatamente provato l’avvenuto pagamento da parte dell’Inps, pur considerato che giustificatamente la difesa degli appellati aveva eccepito la tardività e quindi l’inammissibilità della produzione documentale comprovante tale pagamento. Ritiene avvenuto Continua a leggere l’articolo »
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22.02.10
Appello
@ 15:00:00 da Mirco Minardi |
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Quanto sino ad ora scritto in tema di appello dovrebbe aver reso chiaro che ormai l’appello non è più un novum judicium bensì una revisio prioris istantiae. Cosa significa ciò? Significa, detto in parole semplici, che il giudice d’appello non è tenuto a rivalutare la controversia già decisa in primo grado, ma a controllare la giustizia della sentenza di primo grado alla luce degli specifici motivi di impugnazione dell’appellante. Il giudizio d’appello rimane un mezzo di impugnazione a “critica libera” ma a “cognizione limitata”, limitata cioè dagli specifici motivi d’appello e dalle domande ed eccezioni non accolte e riproposte dalla parte.
Ciò ha notevoli ricadute sul piano pratico:
la parte appellante non può limitarsi a lamentare sic et simpliciter l’ingiustizia della decisione; così, se ritiene che la somma liquidata non è congrua, Continua a leggere l’articolo »
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