Il CTU può tenere in considerazione documentazione consegnatagli dalla parte durante le operazioni peritali?

Come si contesta una CTU“. Il nuovo ebook dell’Avv. Mirco Minardi su www.lexformazione.it

Capita spesso che durante le operazioni peritali le parti consegnino al CTU documentazione varia.

Ma è legittima questa prassi?

La risposta è NO.

Lascio al Tribunale di Roma (sent. 19 dicembre 2006), spiegare perchè.

Omissis.

5.1. Risulta dalla stessa relazione di consulenza che l’ausiliario, per fornire le proprie valutazioni, ha esaminato documenti non solo tardivamente prodotti, ma nemmeno mai sottoposti all’esame di questi Tribunale.
E’ opportuno ricordare, a questo riguardo, che il materiale sul quale il c.t.u. può fondare le proprie osservazioni deve essere il medesimo sul quale il giudice fonderà poi la sua decisione. Sarebbe infatti inconcepibile che una prova, inutilizzabile dal giudice, potesse essere utilizzata dal c.t.u., per raggiungere conclusioni che possano rifluire nella motivazione della sentenza.
Pertanto, in materia di prova documentale, quel che è inutilizzabile per il giudice, è del pari inutilizzabile per il c.t.u.. Ne consegue che i documenti prodotti dalle parti in modo irrituale, non potendo essere utilizzati dal giudice, non possono esserlo neanche dal c.t.u..
Deve perciò ritenersi non corretto l’operato del consulente il quale accetti, esamini, e ponga a fondamento della relazione la documenta-zione che l’avvocato, o la stessa parte sostanziale del processo, gli abbia consegnato brevi manu, al momento stesso delle indagini peritali.
Questa prassi è scorretta sia da un punto di vista formale, sia da uno sostanziale.
5.1.1. Formalmente, tale prassi è scorretta perché:
(a) l’art. 87 disp. att. c.p.c. non prevede la possibilità di depositare documenti durante lo svolgimento delle indagini peritali;
(b) l’art. 194 c.p.c. consente al c.t.u., ove autorizzato dal giudice, di richiedere alle parti chiarimenti, non di racco-gliere da esse prove documentali;
(c) nel rito civile applicabile ratione temporis al presente giudizio, è previsto un rigido sbarramento per le deduzioni istruttorie, superato il quale non è più possibile alcuna produzione documentale (art. 184, vecchio testo, c.p.c.). E poiché i termini per la produzione dei mezzi di prova, previsti dal citato art. 184 c.p.c., sono espressamente qualificati perentori dal comma 2 dell’art. 184 c.p.c., ne discende che:
(c’) la violazione di essi è rilevabile d’ufficio;
(c”) la violazione di essi non può essere sanata dall’acquiescenza delle parti.
Pertanto, nel rito civile, una volta maturata la preclusione di cui all’art. 184 c.p.c., qualsiasi produzione documentale (ivi comprese quella destinata al c.t.u.) è irrituale, e l’irritualità va rilevata d’ufficio: diversamente, e cioè ammettendo la possibilità per le parti di fornire al c.t.u. documenti che si sarebbe dovuto produrre nel termine ex art. 184 c.p.c., si perverrebbe di fatto ad un aggiramento, peggio, ad una interpretatio abrogans di tale ultima norma (così Trib. Roma 28 ottobre 2002, Maggi c. Vendetti, inedita; Trib. Roma 13 ottobre 2002, Esposito c. Baldanza, inedita). Si consideri del resto che, se si aderisse all’opinione qui contestata, la parte la quale ha omesso di produrre un determinato documento nel termine ex art. 184 c.p.c., potrebbe “sanare” la preclusione già maturata in suo danno consegnando il medesimo documento al c.t.u.: con il che è evidente che il sistema delle preclusioni perde sostanzialmente di valore e significato.
Aggiungasi che tale possibilità, se ammessa, potrebbe porgere il destro a pratiche poco rispettose del canone di lealtà di cui all’art. 88 c.p.c.: così, ad esempio, la parte potrebbe deliberatamente decidere (fidando nella imminente nomina del c.t.u.) di non depositare alcun documento nel termine ex art. 184 c.p.c., e di compiere tutte le produzioni documentali nel corso delle operazioni peritali, al fine di rendere più difficoltosa la difesa della controparte.
5.1.2. Dal punto di vista sostanziale, poi, tale prassi è scorretta perché impedisce la possibilità di un effettivo contraddittorio sul documen-to consegnato al c.t.u..
Su tale questione la Corte di cassazione, con orientamento costante, ha affermato che il c.t.u. non può esaminare documenti non ritualmente prodotti in giudizio, e che, se il c.t.u. esamina documenti irritualmente prodotti, e le sue conclusioni vengono recepite dal giudice, la sentenza deve ritenersi viziata nella motivazione (ex multis, Cass. 26-10-1995 n. 11133, in Foro it. Rep. 1995, Consulente tecnico, 16; per la giurisprudenza di questo tribunale, nello stesso senso, si vedano Trib. Roma 28.4.2002, Tolomeo c. Fazzari; Trib. Roma 28.10.2002, Maggi c. Vendetti, inedita; Trib. Roma 29.6.2002, Canini c. Scibelli, tutte inedite).


Share

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.

Anche questi articoli potrebbero interessarti:


2 commenti:

  1. Daniele

    su una causa d’urgenza (frana attiva che ha investito un capannone a valle ), il CTU ha limiti di tempo per dare risposta ai quesiti del giudice, o può rimandare indefinitamente? Se il danno nel frattempo si aggrava il CTU è responsabile (è passato un anno e il fabbricato ora è totalmente inagibile)? l’avvocato può richiedere un intervento del giudice?

  2. Mirco Minardi

    @daniele59: domanda interessante. Il CTU deve rispondere entro il termine fissato dal Presidente, salvo proroghe. Il ritardo in assenza di proroga costituisce comportamento illegittimo che può essere fonte di responsabilità e causa di danno. L’avvocato può certamente richiedere l’intervento del giudice.

Lascia un commento

  • (will not be published)

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

*