La difesa dell’avvocato nel procedimento disciplinare

Mirco Minardi

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Non di rado nel procedimento disciplinare gli avvocati commettono due tipi di errori:

a) non difendendosi

b) difendendosi “troppo” e in maniera scomposta

La lettura di molti casi sul sito del CNF, mi ha convinto del fatto che una volta iniziato il procedimento con la notifica del capo di incolpazione, l’avvocato dovrebbe farsi difendere da un collega esperto della materia, meglio se stimato e considerato autorevole all’interno del foro.

Purtroppo, quando gli avvocati si difendono da soli commettono errori che sono provocati dall’essere coinvolti in prima persona. Io stesso, nell’unico caso in cui sono stato destinatario di un esposto, mi sono deciso ad inviare la risposta dopo diversi giorni dalla sua scrittura e dopo molteplici revisioni e supervisioni da parte dei colleghi di studio. La prima versione, in effetti, era eccessivamente aggressiva.

Questo perché la arrabbiatura, specie quando l’esposto è pretestuoso e manifestamente ingiusto, può condurci a commettere errori dettati appunto dall’essere coinvolti direttamente come parti in causa.

Molto spesso, poi, gli avvocati che ricevono esposti dai propri ex clienti si sentono (giustamente) traditi e questo può contribuire a perdere di vista quello che è l’oggetto della incolpazione.

Non di rado gli avvocati che decidono di difendersi personalmente si difendono male, attaccando i colleghi chiamati a giudicarli che, essendo a loro volta esseri umani, non sono insensibili agli aspetti, come dire, meta giuridici.

Le istanze di ricusazione e suspicione andrebbero proposte solo in presenza di gravi e fondati motivi. I testimoni indicati dovrebbero essere effettivamente persone in grado di riferire qualcosa di rilevante. I capitoli di prova dovrebbero essere pertinenti. La documentazione limitata a ciò che realmente serve ai fini del giudizio. Le richieste di rinvio dovrebbero essere realmente giustificate.

Quando puoi si passa alla fase impugnatoria, l’errore che si commette è quello di non considerare che la controversia potrà finire in Cassazione. Dunque le “munizioni” vanno sparate nella loro integralità. Accade invece che molte questioni, che sarebbero fondate, vengono dichiarate inammissibili dalla Suprema Corte in quanto nuove.

In Cassazione, poi, spesso si censura l’accertamento del fatto, oppure la valutazione sulla gravità della prova, ed anche questo è sbagliato.

Il processo disciplinare non va mai sottovalutato, nemmeno quando la sanzione edittale non incide sullo svolgimento della attività professionale, perché un domani quell’avvertimento o quella censura potranno avere un peso importante per determinare la sanzione per un nuovo comportamento.

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Mirco Minardi

Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.




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