In quali casi il titolo esecutivo è rappresentato dalla sentenza di secondo grado?

Mirco Minardi

Oggi mi sono trovato ad affrontare questo problema.

In primo grado risulto vittorioso in una azione possessoria. Il giudice, oltre ad ordinare la cessazione di ogni turbativa, condanna l’intimata al pagamento delle spese processuali.

L’intimata propone appello, ma la Corte lo dichiara inammissibile, compensando le spese del grado.

Qual’è il titolo esecutivo in forza del quale posso agire esecutivamente per recuperare le spese legali? La sentenza di primo o di secondo grado?

Interrogo la mia banca dati: sotto l’articolo 479 c.p.c. inserisco “primo” “secondo” “titolo esecutivo” ed ecco che mi escono le sentenze che fanno al mio caso.

Vediamo cosa dice la Corte di Cassazione.

Quando è pronunciata sentenza di appello, il titolo esecutivo può essere rappresentato sia dalla sentenza di primo grado, sia da quella di secondo grado a seconda dei casi.

Il criterio è questo.

  1. Se la Corte decide nel merito, il titolo esecutivo è rappresentato dalla sentenza di secondo grado.
  2. Se la Corte non decide nel merito, ma si limita a dichiarare l’inammissibilità, l’imporoponibilità o l’improcedibilità della domanda, il titolo esecutivo è rappresentato dalla sentenza di primo grado.

Cassazione civile sent. 586/1999

Omissis

4.1. – Il motivo di ricorso non è fondato, ma la motivazione della sentenza impugnata deve essere corretta.
4.2. – La Corte ha già avuto occasione di affermare che, quando la condanna per la cui esecuzione coattiva si agisce è stata pronunciata dal giudice di primo grado, ma la sentenza è stata appellata, se l’esecuzione è minacciata o intrapresa dopo che il giudizio di appello si è concluso, il titolo esecutivo talvolta è rappresentato dalla sentenza d’appello talaltra dalla sentenza di primo grado.
La distinzione va operata in base al seguente criterio.
Il titolo esecutivo è rappresentato dalla sentenza d’appello, per la parte in cui la statuizione di condanna è stata impugnata, se il giudice di appello esercita il suo potere di conoscere del merito dell’impugnazione, pur se si limiti a rigettare i motivi per cui è stata proposta.
Il titolo esecutivo è rappresentato invece dalla sentenza di primo grado, quando il giudizio di impugnazione si estingue (art. 338 cod. proc. civ.) o il giudice di appello definisce il giudizio in base alla decisione di una questione pregiudiziale impediente, dichiarando l’appello improponibile inammissibile o improcedibile (Cass. 6 novembre 1973 n. 2885; 28 maggio 1992 n. 6438).
Considerato che l’appello è un mezzo di impugnazione devolutivo e che la sentenza del giudice di appello, se pronuncia sul merito della domanda, sostituisce quella del giudice di primo grado, la natura di titolo esecutivo della sentenza di primo grado o d’appello non dipende dal modo in cui la seconda è formulata, ma dal fatto che costituisca o no esercizio del potere di conoscere del merito della domanda.
4.3. – La sentenza costituente titolo esecutivo nel caso era la sentenza di primo grado, che è stata notificata ma non in forma esecutiva, e non la sentenza d’appello, che è stata anch’essa notificata ed in forma esecutiva: la sentenza di secondo grado aveva infatti dichiarato l’appello inammissibile perché proposto tardivamente.
4.4. – Quando il titolo esecutivo non è notificato in forma esecutiva, si è in presenza di una sua irregolarità e poiché il primo comma dell’art. 617 cod. proc. civ. dispone che per far valere tale irregolarità può essere proposta opposizione agli atti esecutivi in linea di principio tanto basta perché l’opposizione debba essere accolta.
Tuttavia, il sistema delle nullità degli atti esecutivi e dei modi in cui farle valere è un sottosistema di quello generale della nullità degli atti del processo, disciplinato dagli artt. 156 a 162 cod. proc. civ..
Dispone l’art. 156, terzo comma, cod. proc. civ., che la nullità di un atto non può mai essere pronunciata, se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato.
Orbene, se è notificata come titolo esecutivo la sentenza d’appello e questa non costituisce il titolo esecutivo, la circostanza che in essa sia richiamata, nella motivazione e nel dispositivo, la sentenza impugnata, non consente per sè al debitore di accertare compiutamente già attraverso il titolo notificatogli il contenuto della obbligazione che è richiesto di adempiere.
Nel caso, però, la parte istante ha notificato contestualmente al debitore la sentenza d’appello munita di formula esecutiva, la sentenza del tribunale confermata ed il precetto contenente il richiamo alla sentenza del tribunale quale fonte dell’obbligazione costituente oggetto della condanna.
Sicché il debitore è stato posto in grado di stabilire senza incertezza che l’appello contro la sentenza del tribunale era stato rigettato, che era quella del tribunale la sentenza di condanna di cui veniva richiesto l’adempimento e sulla cui base sarebbe stata in caso contrario iniziata in suo confronto l’espropriazione forzata minacciata, quale era infine l’obbligazione posta a suo carico dalla condanna: di ciò è conferma il fatto che la parte ha si denunciato l’irregolarità del titolo, ma non di non essere stato posto in grado di eseguirlo.
La Corte ritiene che in una situazione siffatta l’irregolarità del titolo esecutivo notificato, derivante dalla sua mancata spedizione in forma esecutiva, non possa essere pronunciata, perché l’atto ha raggiunto lo scopo a cui era destinato.


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Mirco Minardi

Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.

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21 commenti:

  1. Dario

    Se una sentenza ha accolto un opposizione a d.i. nel senso di ridurre l’importo indicato nel decreto, l’opposto può proporre appello e contestualmente
    avviare l’esecuzione della gravata sentenza per la parte di credito riconosciuta? oppure, come mi è stato riferito, l’esecuzione equivale ad implicita acquiescenza e, conseguentemente, impedirebbe la proposizione del gravame?
    Grazie

  2. Silvia

    Buongiorno Ho bisogjno del suo aiuto!!

    Mio papa si è fatto fregare dal commune un terreno anni fà e non ancora pagato. Dopo tantissimi anni ancora la causa non è stata risolta…

    Le ultime scuse sono:
    1) La informo che la trattazione dell’appello è stata rinviata all’udienza del 26/05/2016, in quanto la Cancelleria della Corte di Appello non aveva ancora acquisito il fascicolo d’ufficio del giudizio di primo grado.
    Questa acquisizione è indispensabile per potere andare avanti nella causa ed i ritardi sono imputabili al fatto che la Sezione Distaccata di Siderno (presso la quale si è svolto il primo grado del giudizio), è stata soppressa con accormapento al Tribunale Civile di Locri, presso il quale sono confluiti tutti i fascicoli e documenti relativi a detta sezione.

    2) la causa oggi è stata rinviata al 10/11/2016 per la trattazione dell’appello e sempre per l’acquisizione del fascicolo di primo grado, ossia relativo al giudizio che si è svolto a Siderno, non avendo ancora provveduto la cancelleria del Tribunale di Locri. Purtroppo questi sono i tempi della giustizia, dettati dai giudici, sui quali, ahimè, gli avvocati non hanno potere.

    Mi sà spiegare in modo semplice perchè I termini giuridici sono complicati “non aveva ancora acquisito il fascicolo d’ufficio del giudizio di primo grado”

    La ringrazio tantissimo!

  3. Michele Tarantino

    Con il primo grado di giudizio venivo assolto con formula piena per alcuni capi di imputazione mentre per altri venivo condannato per peculato. Contestualmente venivo sospeso dal lavoro dall’Ente Comune con retribuzione ridotta ad assegno alimentare pari al 5O%. Successivamente in appello la sentenza veniva riformata dihiarando la Corte non doversi procedere in ordine al relativo reato in quando estinto in data antecedente a quella della condanna inflitta in primo grado e per l’effetto revoca le statuzioni civili contenute in ques’ultima. Si chiede gentilmente se si ha diritto alla restituzione delle somme dello stipendio non percepite. Considerando che in primo grado avevo già riportato per altri capi di imputazione l’assoluzione con formula piena grazie

  4. Carlo Giusti

    La sentenza di appello riforma parzialmente quella del tribunale, dispone sulle spese di lite ma nulla dice riguardo le spese del giudizio di primo grado. Che fine fanno tali ultime spese ? Grazie

  5. Paola vivaldi

    Egregio Avv. ho un dubbio. Ho vinto in Cassazione in merito al mio divorzio. Vittoria totale, tutte le domande accettate. Rimandata la causa alla Corte d Appello. Quest ultima aveva completamente spazzato via ben 3 assegni di mantenimento(mio e dei miei 2 figli)
    Stiamo procedendo al conteggio del dovuto di questi anni mai più pagati. L avvocato che mi ha seguito x separazione e divorzio sostiene che i calcoli vanno fatti a partire dalla sentenza di Appello,il cassazionista dice che per il principio della sostituzione(mi sembra..) vengono cassati i precedenti gradi di giudizio e si riparte dalla sentenza di separazione. Chi ha ragione?

  6. Endymion

    “le stesse possono trovare ingresso nella fase di g”ravame predetta al fine di precostituire il titolo esecutivo per le restituzioni, fermo restando che la condanna restitutoria va subordinata al passaggio in giudicato e, in ogni caso, non può essere eseguita prima di quel momento.”

    Dunque se pende il giudizio in cassazione non mi possono chiedere la restituzione delle somme?

  7. Ludovico Tallarico

    Buonasera ho appena subito sentenza di separazione personale con un aumento dell’assegno di mantenimento. Il mio stipendio attuale e’ di circa 1250 euro ed il trib.ha stabilito debba 380 euro di mantenimento. Attualmente convivo avendo lasciato l’abitazione familiare poiche’ assegnata.Ho ragione di chiedere un abbattimento della debenza?
    Se non avessi convissuto sarei letteralmente per strada.
    Sono laureato ho la qualifica di operaio ed il giudice ha innalzato il mantenimento valutando che la mia preparazione lasci ben sperare per un posto di lavoro migliore.Peccato non sia cosi’…se fosse cosi’facile mi piacerebbe chiedere al giudice di trovarmi un posto da laureato.Sono una guardia giurata…
    Grazie x l’attenzione ed eventuale gradita replica.

  8. Raffaele Caccia

    Gli attori, eredi di un soggetto deceduto a seguito di sinistro stradale, sono stati condannati al pagamento delle spese legali a seguito del rigetto della loro domanda. Soltanto uno degli eredi vorrebbe proporre gravame alla sentenza . Posso proporre appello solo per uno di loro e non per tutti?
    Grazie.

  9. Giuseppe Galata'

    Vorrei esporre il mio caso :
    Il condominio aveva intentato causa ad un condomino ; il sottoscritto aveva partecipato al primo grado.
    Il condominio vide rigettarsi in primo grado le richieste , con compensazione delle spese.
    Il condominio era ricorso in appello ; il sottoscritto aveva espresso ritualmente dissenso in base al 1132 c.c.
    All’esito dell’appello il condominio vide la “conferma integrale della sentenza impugnata” e la rifusione delle spese sia di primo che secondo grado.
    L’amministratore elabora una ripartizione secondo il seguente schema:
    • la parte della soccombenza in appello dovuta per il primo grado , a coloro che avevano promosso il primo grado ( tra cui il sottoscritto) ed a coloro che non avevano dissentito
    • la parte della soccombenza in appello dovuta per il secondo grado , a coloro che avevano promosso il secondo grado ed a coloro che non avevano dissentito
    La domanda è la seguente :
    Se è certo che è stato il ricorso in appello del condominio a determinare la condanna alla rifusione delle spese alla controparte anche in primo grado , perchè il sottoscritto , che aveva ritualmente espresso il proprio dissenso in riferimento all’art.1132 c.c. “separando la propria responsabilità in ordine alle conseguenze della lite per il caso di soccombenza” , si è visto caricato di quest’onere , soprattutto in considerazione che il primo grado aveva visto la compensazione delle spese?

  10. Mirco Minardi

    @mi pare corretta la ripartizione, in quanto il giudice d’appello ha modificato la decisione delle spese relative al primo grado

  11. Michela

    Ho vinto il primo grado di giudizio e il mio ex datore di lavoro è stato condannato al pagamento di un’indennita risarcitoria di 12 mensilità per licenziamento nullo più la reintegra che io ho rifiutato in luogo dell’indennita’ di 15 mesi. Dopo diversi mesi ancora non ha pagato e ha impugnato in appello. Mi è stato sconsigliato dal mio avv di andare avanti con il pignoramento, perché nel caso la sentenza di primo grado venga confermata in secondo, si dovrebbe rifare tutta la procedura da capo essendo cambiando il titolo esecutivo. È corretto?
    Quindi tanto vale aspettare e accettare la proposta ricevuta da avv della controparte, cioè di pagarmi un acconto oggi e aspettare la sentenza di secondo grado. Io sono perplessa, ho una sentenza in mio favore da tanti mesi e non mi sento per niente tutelata.

  12. Antonio

    A seguito di sentenza di appello che mi impone la restituzione di quanto incamerato in primo grado (quale distrattario), mi viene un dubbio nell’apprestarmi alla riconsegna: a suo tempo l’impresa soccombente versò in mio favore le spese comprensive di IVA e applicò la Ritenuta di Acconto provvedendo al versamento. Mi chiedo: io dovrò restituire anche l’importo ricevuto per IVA, nonostante l’impresa ha avuto titolo per “scaricarla” ? e indoltre: dovrò aggiungere alla somma netta percepita anche l’importo a suo tempo versato dall’impresa soccombente come Ritenuta di Acconto ?
    Grazie
    Antonio

  13. Emanuela

    Salve, avrei una domanda. Mio cognato, docente, anni fa ha vinto in primo grado una causa di lavoro ottenendo il risarcimento x mancata stabilizzazione. Essendo nel frattempo entrato di ruolo e avendo proposto appello il Miur, mio cognato ha deciso di non costituirsi in giudizio, stante anche gli orientamenti a lui sfavorevoli della Cassazione. Il giudice di appello stavolta ha accolto il ricorso del MIUR sia basandosi appunto sulle recenti sentenze della Cassazione che considerano il passaggio di ruolo come una forma diversa di ristoro sia adducendo che nel ricorso mancano “le prove” dell’abuso reiterato da parte del MIUR, non essendo stati allegati al ricorso i documenti che provano il susseguirsi del rapporto di lavoro presso lo stesso istituto e con riguardo alla stessa cattedra. Ora io mi chiedo: il giudice d’appello non avrebbe dovuto avere contezza di questi documenti rinvenendoli nel fascicolo d’ufficio di primo grado? Perché è chiaro che il MIUR non li ha allegati al suo ricorso, né mio cognato avrebbe potuto non n essendosi costituito in appello. Inoltre, posto che mio cognato ha difatti prestato servizio in modo reiterato presso la stessa cattedra può ricorrere in Cassazione facendo valere questi documenti che lo attestano o non si può far nulla? E se non si può ricorrere in Cassazione si può rifare un’altra causa facendo valere questi documenti che in appello forse intenzionalmente non sono stati esibiti da parte del MIUR? Grazie della risposta

  14. Carlo

    Gentile Collega, approfitto della tua esperienza per chiederti un parere su una questione capitatami di recente. Uno dei convenuti (già contumace), muore durante il processo e il fatto è documentato da relata dell’ufficiale giudiziario relativa alla notifica dell’ordinanza che ammette interrogatorio. Il giudice “dimentica” nella confusione dell’udienza di dichiarare l’interruzione e rinvia per proseguire interrogatorio formale Delle altre parti (nessun collega si accorge dell’anomalia, eravamo 10 convenuti). A distanza di più di 3 mesi, prima di procedere all’interrogatorio, eccepisco l’estinzione per mancata riassunzione…il collega dell’attore sostiene che ha tempo un anno per riassumere al domicilio del defunto presso gli eredi…il giudice si è riservato…che ne pensi?

  15. Mauro

    Sul giudizio di appello e domanda di garanzia vorrei sottoporLe il seguente quesito.
    Tizio cita Caio e Caio chiama in causa Sempronio per manleva.
    Il giudice condanna Caio a risarcire Tizio accogliendo anche la domanda di manleva.
    Sempronio (terzo soccombente in primo grado) impugna la sentenza contro Tizio (attore in primo grado).
    Caio (convenuto in primo grado) deve costituirsi con appello incidentale o può semplicemente riproporre la domanda di manleva?



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