Vizio di ultrapetizione e principio di autosufficienza

Mirco Minardi

Nel caso deciso da Cass. 26191/2020, il ricorrente si doleva del fatto che il giudice d’appello avesse ridotto il risarcimento del danno biologico, nonostante le censure dell’assicuratore appellante avessero riguardato il calcolo degli interessi e la misura del concorso di colpa.

Si era pertanto verificata – a suo dire – una ipotesi di ultrapetizione, avendo il giudice d’appello riformato la sentenza in assenza di un motivo di impugnazione.

Nel ricorso, però, il difensore non aveva riportato il contenuto dell’appello in parte qua, ma solo le conclusioni ed alcuni stralci di esso.

La giurisprudenza della Corte è ancora ferma nel ritenere che, in tema di ricorso per cassazione, l’esercizio del potere di esame diretto degli atti del giudizio di merito, riconosciuto alla S.C. ove sia denunciato un error in procedendo, presuppone l’ammissibilità del motivo, ossia che la parte riporti in ricorso, nel rispetto del principio di autosufficienza, gli elementi ed i riferimenti che consentono di individuare, nei suoi termini esatti e non genericamente, il vizio suddetto, così da consentire alla Corte di effettuare il controllo sul corretto svolgimento dell’iter processuale senza compiere generali verifiche degli atti (da ultimo: Cass. ord. 25/09/2019, n. 23834; in precedenza, tra molte: Cass. ord. 13/04/2017, n. 9559, non massimata sul punto, ma richiamata dalla controricorrente, ove ampi riferimenti; Cass. 10/11/2011, n. 23420); sicchè, per verificare il rispetto del principio tantum devolutum quantum appellatum, è necessario, in ossequio ai principi di specificità e autosufficienza del ricorso per cassazione, che nel ricorso stesso siano riportati, nei loro esatti termini e non genericamente ovvero per riassunto del loro contenuto, i passi degli atti del giudizio di merito con i quali la questione controversa è stata dedotta in giudizio (Cass. 08/06/2016, n. 11738).

Come si vede, dunque, perdura l’orientamento “hard” in tema di autosufficienza, non essendo possibile – checchè ne dica il Protocollo – richiamare gli atti e i documenti.

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Mirco Minardi

Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.




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