Proposta di definizione anticipata ex art. 380bis c.p.c. in caso di litisconsorzio necessario e condanna ex art. 96 terzo e quarto comma.

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Cosa accade se a fronte della proposta di definizione anticipata ex art. 380 bis c.p.c. solo uno dei litisconsorti presenti l’istanza di decisione? La questione è stata risolta da Cass. 28219/2023, la quale ha osservato quanto segue.

Ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., comma 3, alla definizione del giudizio “in conformità alla proposta” consegue l'”applicazione” dell’art. 96 c.p.c., commi 3 e 4 ossia, rispettivamente: a) la condanna della parte soccombente al pagamento di una somma equitativamente determinata in favore della controparte; b) la condanna, altresì, della parte soccombente al pagamento, in favore della Cassa delle Ammende, di una somma di denaro non inferiore ad Euro 500 e non superiore ad Euro 5.000.

La norma sottende una valutazione legale tipica del legislatore delegato, in ragione della quale l’applicazione delle sanzioni – di quelle del comma 3 come di quelle del comma 4 dell’art. 96 – non è subordinata ad una valutazione discrezionale ma discende, “di default”, dalla definizione del giudizio in conformità alla proposta.

Nella Relazione illustrativa al D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 149 si precisa che la previsione in questione “non risponde ad un intento punitivo o sanzionatorio, ma è la realistica presa d’atto del fatto che la giurisdizione è una risorsa limitata”, di guisa che sembra conforme al sistema far sì che il costo dell’aggravio per il servizio giustizia sia sostenuto da colui che, nonostante una prima delibazione negativa, abbia chiesto comunque una valutazione supplementare collegiale senza che ne sussistessero fondate ragioni.

Si tratti di “sanzione”, o di “realistica presa d’atto” delle risorse limitate della giurisdizione, è però allora evidente che la condanna, di default, ai sensi del comma 3 e/o del comma 4 dell’art. 96, avrà ragione di essere solo nei confronti della parte che l’aggravio per il servizio giustizia abbia determinato con la sua istanza di decisione.

Ne discende che, nella specie, nella quale, come detto, l’istanza è stata presentata solo da una delle ricorrenti litisconsorti necessarie, tale condanna si giustifica e andrà pronunciata nei soli confronti di questa e non della parte che, non avendo presentato analoga istanza, doveva anzi considerarsi rinunciante tacita, ma la cui rinuncia tuttavia, per le ragioni dette, è rimasta priva di effetto, anche nei suoi confronti.

Nei confronti di quest’ultima l’eventuale applicazione delle sanzioni di cui all’art. 96 c.p.c., commi 3 e 4 resta bensì possibile, ma solo ove se ne ravvisino i presupposti propri di tali disposizioni, quali ordinariamente valutabili a discrezione del decidente, ove reputi di trovarsi di fronte – con riferimento al contenuto del ricorso originario e non certo alla istanza di decisione, che tale parte non ha presentato – ad una ipotesi di abuso del processo.

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Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.




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