PCT in Cassazione: riconsideriamo il modo in cui scriviamo i ricorsi

Mirco Minardi

Leggere a video e sulla carta non è la stessa cosa: è molto più semplice leggere uno scritto cartaceo.

Per risolvere il problema e dover evitare di stampare quintali di carta (con conseguenti costi monetari e ambientali), da un po’ mi sono dotato di un Ipad e di una pencil che consente di sottolineare, evidenziare, annotare e così restituire la stessa esperienza della carta.

Da allora ho completamente perso l’esigenza di stampare articoli, sentenze, atti, vademecum, ecc.

I consiglieri della Corte d’ora in avanti leggeranno i nostri atti attraverso un video e questo deve indurci ad adottare degli accorgimenti. Ne consiglio qui qualcuno:

  • inserire una sintesi di una/due pagine che faccia capire al consigliere di cosa si sta parlando e di quali siano i motivi;
  • distinguere in paragrafi l’esposizione sommaria dei fatti;
  • uso dell’enfasi (nelle giuste proporzioni) e cioè sottolineati e grassetti;
  • distinguere graficamente i brani di atti (ad es. con un carattere più piccolo o diverso, con margini più ristretti, con interlinea diversa);
  • utilizzare brevi fotoriproduzioni, per non costringere il consigliere a verificare che la trascrizione sia stata fedele;
  • usare le note per inserire tutto ciò che non è importante ma che vogliamo comunque inserire nel ricorso;
  • usare una tecnica di scrittura molto semplice, seppur rigorosa;
  • scrivere periodi corti;
  • usare elenchi ove necessario;
  • non abbondare in copia/incolla di massime, anzi andrebbero proprio evitate (la S.C. conosce la sua giurisprudenza),

e soprattutto grande sintesi.

I miei ricorsi non sono più quelli di un tempo. Oggi sono più asciutti, sintetici e ogni volta provo sempre a migliorarli per renderli ancor più fruibili.

Certo, 14 anni di post in questo blog mi hanno aiutato, ma soprattutto mi ha aiutato supervisionare i ricorsi dei Colleghi. Ogni qual volta revisiono un ricorso, infatti, vesto i panni di un consigliere e quindi mi rendo conto “dall’altra parte” cosa è utile e cosa non lo è.

L’attività di supervisione alla quale sono chiamato ormai molto spesso, mi ha certamente migliorato come cassazionista, perché ho riconosciuto gli errori che facevo anch’io, ma di cui non mi accorgevo fino a quando stavo dalla parte dell’avvocato estensore del ricorso.


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Mirco Minardi

Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.


6 commenti:

  1. Avv. Fabio Olvieri

    Sottoscrivo con piacere. Bastano poche regole di digitalcopywriting per rendere un atto snello e anche visivamente accattivante e molto più “legibbile”.
    Anche le banche dati da qualche hanno stanno puntanto a questo: le sentenza che si trovano sono sempre le medesime, ma una infertaccia migliore rende un programma più appetibile rispetto all’altro.

  2. Avv. Fabio Olvieri

    Prima regola (spicciola): abbandonare il carattere Times New Roman. A qualcuno potrebbe sembrare anche elegante, ma non è affatto tra quelli più leggibili e rilassanti alla vista.

  3. Domenico Catanzaro

    Complimenti, trovo molto interessanti e originali i suoi articoli.



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