PCT in Cassazione: è proprio necessario scansionare tutti i fascicoli?

Mirco Minardi

La risposta è no, anzi è fortemente sconsigliato farlo. Vediamo perchè.

Anzitutto nessuna norma impone di farlo, anzi l’art. 369 n. 4 c.p.c. afferma esattamente il contrario, richiedendo il deposito dei soli atti e documenti (contratti e accordi collettivi) su cui il ricorso si fonda. E su questo c’è giurisprudenza della Corte di Cassazione.

Ma allora perché si sono sempre depositati gli interi fascicoli? Per due ragioni. La prima è che aveva poco senso scomporre il fascicolo cartaceo, andando a togliere ciò che non serviva. Era più semplice produrlo in blocco, anche perché in caso di cassazione con rinvio si sarebbe dovuto ricomporlo.

In secondo luogo, per la paura degli avvocati di non fornire “la prova” del loro diritto, prova spesso contenuta nei fascicoli, appunto.

In realtà, la Cassazione dei fascicoli di parte non se ne fa nulla, almeno quasi sempre. La necessità di una consultazione dei documenti, ad esempio, si verifica in quelle rare ipotesi in cui vi è stato l’omesso esame di un fatto decisivo (art. 360 n. 5 c.p.c.) che risulti da un documento.

Talvolta, la Corte vorrà verificare che quanto contenuto nell’atto di appello, ad esempio, corrisponda a quanto trascritto nel motivo di impugnazione. Ma è una illusione immaginare il Consigliere assorto tra i fascicoli di parte. Non è così che funziona il giudizio di cassazione, sappiatelo.

Oggetto di impugnazione è il provvedimento e il sindacato della Corte si concentra principalmente su quello.

Quindi finalmente potremo andare a depositare solo ciò che è necessario, con alcune accortezze:

  • delle copie conformi di atti originariamente digitali va attestata la conformità.
  • stessa cosa per gli atti originariamente analogici (ad es. l’atto di citazione cartaceo).
  • per i documenti direi di no, ma in fondo una bella attestazione non costa nulla in questa fase di incertezza e di esordio.
  • di certo, invece, non vanno attestati i file relativi alle notifiche.


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Mirco Minardi

Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.




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