La censura di omesso esame di un fatto decisivo (ex art. 360 n. 5 c.p.c.) può riguardare una moltitudine di fatti?

Mirco Minardi

Da un punto di vista teorico non vedo quale ragione potrebbe impedire di dedurre il vizio di cui all’art. 360 n. 5) c.p.c., qualora la circostanza decisiva sia non una, bensì due o più di due.

Supponiamo che il giudice di merito abbia considerato regolare l’andatura del veicolo attoreo. In Cassazione, però, il ricorrente si duole che il Giudice non ha considerato alcuni fatti risultanti sia dalla relazione del CTU, sia dalle prove orali, ovvero la lunghezza dei segni di frenata, il dato della velocità rilevato dalla scatola nera dell’auto, la dichiarazione di un testimone che aveva visto letteralmente sfrecciare ad alta velocità il veicolo attoreo.

Ebbene, non c’è alcuna incompatibilità logica tra l’omesso esame di un fatto decisivo e di più fatti decisivi.

Tuttavia, a leggere non poche decisioni della Suprema Corte la censura non sarebbe possibile in presenza di plurime circostanze omesse. Scrive ad esempio Cass. 7280/2021:

Ma vi è di più, la censura di “omesso esame” investe una pluralità di circostanze (o meglio, di risultanze istruttorie) che, nella loro ampiezza ed eterogeneità, non possono ricondursi alla nozione di “fatto” decisivo di cui alla norma testè menzionata. Invero, come è già stato affermato, nitidamente, da questa Corte, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), (come “novellato” dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b, convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134) “è evidente l’inammissibilità di censure, come quelle attualmente prospettate dal ricorrente, che evochino una moltitudine di fatti e circostanze lamentandone il mancato esame o valutazione da parte della Corte d’appello ma in realtà sollecitandone un esame o una valutazione nuova da parte della Corte di cassazione, così chiedendo un nuovo giudizio di merito, oppure chiamando “fatto decisivo”, indebitamente trascurato dalla Corte d’appello, il vario insieme dei materiali di causa” (così, in motivazione, Cass. Sez. Lav., sent. 21 ottobre 2015, n. 21439, Rv. 637497-01).

In realtà, quelli che vengono prospettati come decisivi molto spesso non sono altro che fatti che, di per sé, non invalidano la conclusione del giudice di merito. Per cui il problema, non è che non è possibile invocare l’art. 360 n. 5) quando i fatti decisivi siano più di uno, ma più semplicemente che non è possibile invocare detta norma quando i fatti non considerati non sono affatto decisivi.

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Mirco Minardi

Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.




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