Come si indicano i documenti nel ricorso per Cassazione: una interessante sentenza della Corte (5478/2018)

Mirco Minardi

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Quella della corretta citazione ed allegazione dei documenti su cui il ricorso per cassazione si fonda, è una regola dura da far digerire agli avvocati, probabilmente non a torto trattandosi di regola non intuitiva, non espressa nei termini voluti dalla Corte e lontana dal modo di allegare nelle fasi di merito.

Ecco come la Cassazione (5478/2018) ha ribadito il principio.

4.1. – Le Sezioni Unite di questa Corte hanno chiarito che il requisito dell’art. 366 c.p.c., n. 6, per essere assolto, postula che sia specificato in quale sede processuale il documento, pur indicato nel ricorso, risulta prodotto, poiché indicare un documento significa necessariamente, oltre che specificare gli elementi che valgono ad individuarlo, dire dove nel processo è rintracciabile. La causa di inammissibilità prevista dall’art. 366 c.p.c., n. 6, è direttamente ricollegata al contenuto del ricorso, come requisito che si deve esprimere in una indicazione contenutistica dello stesso. Tale specifica indicazione, quando riguardi un documento, in quanto quest’ultimo sia un atto prodotto in giudizio, postula che si individui dove è stato prodotto nelle fasi di merito e, quindi, anche in funzione di quanto dispone l’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, prevedente un ulteriore requisito di procedibilità, che esso sia prodotto in sede di legittimità (Cass., Sez. Un., 25 marzo 2010, n. 7161; Cass. 23 agosto 2011, n. 17602; Cass. 4 gennaio 2013, n. 124).

In proposito, operando i necessari distinguo, le Sezioni Unite hanno tra l’altro affermato che, qualora il documento sia stato prodotto nelle fasi di merito dallo stesso ricorrente e si trovi nel fascicolo di quelle fasi, la produzione può avvenire per il tramite della produzione di tale fascicolo, ferma restando la necessità di indicare nel ricorso la sede in cui esso ivi è rinvenibile e di indicare che il fascicolo è prodotto, occorrendo tali indicazioni perché il requisito della indicazione specifica sia assolto.

Nel caso in esame il ricorso, alle pagine 42-44, menziona 23 documenti, preceduti dall’indicazione, a pagina 42, che tali documenti sono quelli su cui si fonda il ricorso e «che risultano depositati nei fascicolo del giudizio». Dopo di che, alle pagine 44-46, il ricorso fa riferimento alla produzione di «fascicolo di parte primo e secondo 7 Corte di Casazione – copia non ufficiale grado», con indicazione del contenuto non numerato, «fascicoli di primo grado avv. Alfredo …….», con indicazione del contenuto non numerato, «fascicoli di primo grado avv. Francesco Saverio ……», con indicazione del contenuto non numerato. Nel corpo del ricorso gli specifici riferimenti a documenti prodotti nel corso del giudizio esordiscono a pagina 15, e riguardano i verbali di approvazione dei bilanci, con la dicitura: «cfr. docc. II/C.1 indicati in note ex art. 184 c.p.c. del 19/9/2006», ed analoghe formulazioni si rinvengono alla stessa pagina 15 («cfr. doc. II/C.1 indicati in note 184 c.p.c.») ed alle successive (17, 22, 23, 24, 40, 41).

Ne discende che il ricorrente non ha ottemperato all’obbligo di indicare nel ricorso, comprensibilmente, la sede in cui ciascun documento è rinvenibile, il che è tanto più vero nella vicenda processuale in discorso, che concerne quattro cause riunite, con conseguente deposito di distinti fascicoli, la qual cosa rende totalmente incomprensibile l’individuazione del luogo in cui ciascun documento è rinvenibile, incomprensibilità neppure supplita dall’indicazione del contenuto del «fascicolo di parte di primo e secondo grado», «fascicoli di primo grado avv. Alfredo …..», «fascicoli di primo grado avv. Francesco Saverio …..», non solo perché detto contenuto non è numerato, ma anche perché non è detto quale sia il contenuto dei fascicoli di ciascuna delle cause riunite e perché, in ogni caso, le indicazioni sono incomplete: ad esempio non riesce ad intendersi dove dovrebbero ricercarsi i «docc. II/C.1 indicati in note ex art. 184 c.p.c. del 19/9/2006», dal momento che alle pagine 44-46 del ricorso non v’è menzione di note ex articolo 184 recanti la data del 19 settembre 2006. 8 Corte di Cassazione – copia non ufficiale 4.2. –

In generale, con riferimento al n. 4 dell’articolo 366 c.p.c., il quale stabilisce che il ricorso deve contenere i motivi per i quali si chiede la cassazione, questa Corte ha chiarito che i motivi devono avere carattere di specificità, completezza e riferibilità alla sentenza impugnata: il che comporta l’esatta individuazione del capo di decisione gravata e l’esposizione di ragioni che illustrino in modo intelligibile ed esauriente le dedotte violazioni di norme o principi di diritto ovvero le carenze della motivazione (Cass. 20 febbraio 2006, n. 3654; Cass. 3 agosto 2007, n. 17125; Cass. 9 aprile 2013, n. 8569). Perciò, il motivo di ricorso deve necessariamente articolarsi nell’enunciazione di tutti i fatti e di tutte le circostanze idonee a evidenziarne la fondatezza (Cass. 6 marzo 2008, n. 6012; Cass. 25 marzo 2013, n. 7455). In ciò si risolve il principio dell’autosufficienza del ricorso, il quale comporta che il ricorso debba contenere in sé tutti gli elementi necessari a porre il giudice di legittimità nella condizione di avere la completa cognizione della controversia e del suo oggetto, nonché di cogliere il significato e la portata delle censure rivolte alle specifiche argomentazioni della sentenza impugnata, senza la necessità di accedere ad altre fonti ed atti del processo, ivi compresa la sentenza stessa (Cass. 13 settembre 2006, n. 19651; Cass. 26 marzo 2012, n. 4823; Cass. 23 maggio 2012, n. 8143). Perciò, ove si assuma la omessa o viziata valutazione di documenti, occorre provvedere, se non alla trascrizione integrale dei medesimi, almeno ad un sintetico, ma completo, resoconto del loro contenuto, al fine di consentire la verifica della fondatezza della doglianza sulla base del solo ricorso. Il ricorso per cassazione – per il principio di autosufficienza – deve insomma contenere in sé tutti gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito e, altresì, a permettere la valutazione della fondatezza di tali ragioni, senza la necessità di far rinvio ed accedere a fonti esterne allo stesso ricorso e, quindi, ad elementi o atti attinenti al pregresso giudizio di merito, sicché il ricorrente ha l’onere di indicarne specificamente, a pena di inammissibilità, oltre al luogo in cui ne è avvenuta la produzione, gli atti processuali ed i documenti su cui il ricorso è fondato mediante la riproduzione diretta del contenuto che sorregge la censura, oppure attraverso la riproduzione indiretta di esso con specificazione della parte del documento cui corrisponde l’indiretta riproduzione (Cass. 11 luglio 2000, n. 14784).

Nel caso in esame il ricorrente non ha riferito, con il sufficiente grado di approfondimento:

-) né il contenuto dei quattro bilanci oggetto di impugnativa;

-) né il contenuto delle pattuizioni del 29 ottobre 1996 del 30 giugno 1998, con cui …. Giuseppe avrebbe assunto l’impegno di ridurre il passivo di S…. S.r.l., tant’è che non riesce affatto ad intendersi per quale ragione, secondo quanto il ricorrente scrive a pagina 23 del ricorso, «il debito bancario della società doveva risultare proporzionalizzato al residuo debito dell’avv. …..», ossia dello stesso odierno ricorrente, né tanto meno si comprende per quale ragione l’esposizione debitoria della società non avrebbe dovuto eccedere l’importo di L. 143.265.694, somma indicata nuovamente a pagina 23 del ricorso;

-) né il contenuto delle decisioni pronunciate dal giudice penale nei confronti del ….. Giuseppe, dalle quali emergerebbe l’incameramento da parte sua di profitti in nero di Hotel L…….. S.r.l.; -) né il contenuto dell’atto con cui quest’ultima società avrebbe ceduto a S…. S.r.l. l’azienda da essa esercitata.

In realtà, dunque, per effetto di tali carenze l’intera sostanza della vicenda è rimasta in ombra che non consente lo scrutinio di decisività e fondatezza delle censure spiegate.

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Mirco Minardi

Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.

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Un commento:

  1. Malluzzo Luigi Maria

    sarebbe interessante un formulario con i singoli casi per l’appello



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