Ricorso sommario ex art. 2051 c.c. volto ad ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali prodotti dall’edificio condominiale

Mirco Minardi

I nomi sono ovviamente di fantasia. Si tratta di un ricorso volto ad ottenere il risarcimento del danno subito da un condòmino e dai componenti del nucleo familiare, a causa di muffe e infiltrazioni provocate da difetti costruttivi dell’edificio condominiale.

Viene richiesto tanto il danno patrimoniale, quanto il danno non patrimoniale ex art. 2051 c.c.

TRIBUNALE CIVILE DI BB

RICORSO SOMMARIO EX ART. 702 BIS C.P.C.

Il sottoscritto Avv. Mirco Minardi, C.F. MNRMRC69T06A271W, n. fax 071.7912550, indirizzo pec: mirco.minardi@pec-ordineavvocatiancona.it, in qualità di procuratore e difensore dei sig.ri:

1.      BIANCHI BIANCA, nata a …. il ….., codice fiscale ….;

2.      ROSSI ROSSO, nato a ….., il ….., codice fiscale …..;

3.      ROSSI ROSSINO, nato a ………………………, il ……, codice fiscale ……..,

elettivamente domiciliati presso lo studio dell’Avv. ………………, sito in ………………., che li rappresenta e difende unitamente e disgiuntamente allo scrivente difensore giusta procura posta a margine del presente atto,

RICORRE CONTRO

CONDOMINIO “GGGG GIALLO”, sito in CCCCCC (AA), Via IV Novembre, codice fiscale ………………, in persona dell’amministratore pro tempore, Rag. VERDI VERDE, con domicilio in ……;

VERDI VERDE, con domicilio in ……. codice fiscale ……………………

INVITANDOLI A COMPARIRE

all’udienza che verrà fissata innanzi al nominando Giudice Istruttore del  Tribunale civile di BB, con espresso invito a costituirsi nel termine di dieci giorni prima dell’udienza indicata ai sensi e nelle forme stabilite dagli artt. 166 e 702 bis c.p.c. e con espresso avvertimento che la costituzione oltre i suddetti termini implica le decadenze di cui all’art. 38 c.p.c. e agli artt. 167 e 702 bis c.p.c. (domande riconvenzionali, eccezioni di rito e di merito non rilevabili d’ufficio, potere di chiamata in causa di terzi), per ivi in contumacia se non debitamente costituiti, sentire accogliere le conclusioni di seguito rassegnate.

ABSTRACT

I primi due attori sono conviventi “more uxorio” dal 1987; il sig. ROSSINO ROSSI è figlio convivente degli altri attori.

La sig.ra BIANCHI ha acquistato nel 2002 un immobile facente parte del condominio convenuto “GGGG GIALLO”.

Dopo 11 anni gli attori non hanno ancora potuto trasferire la propria residenza nell’abitazione o quanto meno abitarvi o darlo in locazione, atteso che lo stesso, a causa di gravi vizi costruttivi dell’edificio condominiale, presenta consistenti infiltrazioni e muffe, tanto che il Comune di CCCCCC dapprima lo ha dichiarato antigienico, poi ha negato il certificato di abitabilità, quindi  ha ordinato al Condominio di eseguire i lavori per rendere l’edificio a norma di legge.

La prima delibera di esecuzione dei lavori è stata adottata nel 2009, ma è stata annullata con sentenza del 2013 dal Tribunale di Xxxxxx, stante la manifesta nullità.

Ben due CTU hanno accertato l’esistenza di gravi vizi costruttivi e del nesso di causalità con i vizi dell’immobile di proprietà esclusiva dei ricorrenti.

Solo nell’ottobre 2013 il Condominio ha deliberato l’esecuzione dei lavori, ma non ha ancora individuato l’impresa appaltatrice.

Con questo atto si chiede il risarcimento ex art. 2051 c.c., oppure in via subordinata ex art. 2043 c.c., anche in via contrattuale nei confronti dell’amministratore, di tutti i danni  subiti dagli attori a causa del mancato intervento di ripristino nel corso degli anni da parte del Condominio.

I

PREMESSA

  1. La sig.ra BIANCA BIANCHI è formalmente intestataria al 100% di un immobile facente parte del condominio convenuto denominato “GGGG GIALLO”, sito in CCCCCC, alla Via IV Novembre, civico n. 28.
  2. Detto immobile è stato acquistato il 17-11-2002, con atto del Notaio Mario Donati, stipulato con la venditrice S. B. Pxxxxx S.r.l.[1].
  3. L’altro attore, il sig. ROSSO ROSSI, è convivente more uxorio della sig.ra BIANCHI dall’anno 1987[2].
  4. Le parti, lo stesso giorno della sottoscrizione del rogito, hanno stipulato una controdichiarazione con cui la sig.ra BIANCHI (in buona sostanza quale interponente) ha riconosciuto che l’immobile doveva intendersi in realtà di proprietà di entrambe le parti nella misura del 50%; che ambo le parti si impegnavano a pagare le rate del mutuo di euro 75.000,00; che in ogni momento il sig. ROSSI (parte interposta) avrebbe potuto chiedere l’intestazione della propria quota[3].
  5. Dalla loro unione è nato ROSSI ROSSO che tuttora vive con i genitori.
  6. Già nell’anno 2003 le parti comuni e private dell’edificio (ivi comprese quelle della sig.ra BIANCHI) presentavano notevoli vizi e difetti, tra cui abbondanti infiltrazioni d’acqua, dovuti a vizi costruttivi, tanto che un condòmino, il sig. …., aveva addirittura abbandonato la propria unità immobiliare in conseguenza dell’assenza dei requisiti essenziali di abitabilità (v. verbale assemblea del 6/9/2003). Nell’assemblea del 6 settembre 2003 anche l’attore ROSSI denunciava le problematiche de quibus. Il Condominio decideva pertanto di mettere in mora l’impresa costruttrice/venditrice e in caso di perdurante inadempienza di convenirla in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni[4].
  7. Nel mese di ottobre 2003, l’Arch. Fabio Pxxxxx eseguiva una perizia sull’immobile, accertando che lo stesso, tra le altre problematiche, era privo di isolamento termico sulle pareti e sul tetto[5].
  8. Nell’anno 2003 veniva proposto dal CONDOMINIO ricorso per ATP. Va osservato che la perizia dell’Arch. Pxxxxx veniva fatta propria dal Condominio che difatti la produceva come allegato n. 2 nel ricorso per ATP (v. pag. 7 CTU[6]).
  9. Numerose le violazioni accertate dal CTU, tra cui il “mancato deposito della relazione di cui alla legge 10/1991 relativa all’isolamento termico del fabbricato” (pag. 6). Nell’appartamento della sig.ra BIANCHI il tecnico accertava la “mancanza totale dell’isolamento termico nella sezione” (pag. 13 CTU). Aggiungeva che “la realizzazione dell’opera è diversa da quanto indicato al cliente. Inoltre sul muro oggetto di descrizione si appoggia la scala esterna che conduce al piano primo; tale scala è stata realizzata con la pendenza verso il muro perimetrale. In caso di piogge di stravento l’acqua si deposita in corrispondenza dell’ancoraggio tra gli scalini ed il pianerottolo con il muro, favorendo l’ingresso dell’acqua nell’appartamento (sulle fotografie della scale esterna, si vedono evidente macchie di umidità con formazione di muschi) l’umidità con l’andare del tempo, per il fenomeno della capillarità fuoriesce all’interno dell’appartamento ed in caso di piogge violente e prolungate l’acqua può addirittura entrare direttamente nell’appartamento(pag. 13-14 CTU). I muri perimetrali di elevazione del fabbricato che fungono in parte anche da contenimento del terreno non risultano protetti dal risvolto della guaina, ma semplicemente spalmati con vernice bituminosa” (pag. 16 CTU).
  10. La causa civile volta ad ottenere il risarcimento dei danni veniva introdotta nel mese di settembre 2004[7]. Il Condominio richiamava il risultato dell’ATP, facendo presente che per eliminare i vizi e i difetti accertati era necessario affrontare una spesa di oltre 120.000,00 euro (pag. 2 atto di citazione) della quale chiedeva di essere risarcito.
  11. Intanto, nel mese di aprile 2005 la sig.ra BIANCHI scriveva una lettera al ragioniere VERDE VERDI, amministratore del Condominio, allo scopo di fissare (ma senza successo) un appuntamento per effettuare un sopralluogo nella propria abitazione che continuava a presentare muffe ed umidità[8].
  12. Nel mese di maggio 2005 la stessa inviava al medesimo amministratore le fotografie delle pareti del soggiorno dell’abitazione al fine di dimostrare la gravità della situazione[9].
  13. Stante il mancato riscontro, il successivo 20 maggio 2005 la sig.ra BIANCHI sollecitava nuovamente una risposta alle lettere inviate il 2 maggio e il 16 maggio[10].
  14. Il 9 agosto 2005 il Dipartimento di prevenzione dell’Ufficio Sanità Pubblica del Comune di Xxxxxx certificava che l’alloggio di proprietà della sig.ra BIANCHI doveva ritenersi antigienico ai sensi dell’articolo 3.1.12.2 del regolamento locale di igiene[11].
  15. Pertanto, in data 11 agosto 2005 la sig.ra BIANCHI scriveva nuovamente all’amministratore al fine di inviare copia del verbale suddetto e allo scopo di sollecitare un intervento, con riserva di chiedere il risarcimento di tutti danni[12].
  16. Con missiva del 15/09/2005 si sollecitava nuovamente un sopralluogo[13].
  17. Nel frattempo, la causa promossa dal Condominio veniva definita con una a dir poco sconcertante transazione con la quale la società costruttrice si obbligava ad effettuare alcuni marginali lavori di adeguamento, con conseguente rinuncia da parte del Condominio ad ogni ulteriore pretesa risarcitoria!!!
  18. A fronte di un danno stimato in oltre 120.000,00 euro, questi gli interventi proposti dalla costruttrice (e poi accettati dal Condominio): a) messa in sicurezza del cancello elettrico; b) sistemazione uscite di sicurezza; c) sistemazione dei pavimenti mancanti sulle scale esterne; d) applicazione di Printer antimuffa sulle facciate in pietra; e) controllo recinzioni e messa in sicurezza; f) verifica drenaggio giardini case di testa scala centrale Agostinelli e Alessandrini; g) eliminazione perdita nel corsello  dei box del giardino di Alessandrini; h) parcheggio macchine: togliere muro dove è stata modificata la scala di ingresso agli appartamenti edificio B; i) verifica passaggio porte comuni per abbassamento pavimenti.
  19. La transazione veniva approvata con delibera del 26 novembre 2005 con il voto contrario dell’attrice[14].
  20. La ragione del rifiuto da parte della Sig.ra BIANCHI era semplice. Nell’accordo proposto dal costruttore, come poc’anzi illustrato, era previsto un banale intervento con Printer antimuffa (praticamente uno spray) sulla parete in pietra, cioè la parete perimetrale esposta a lato nord che, a causa della mancanza di isolamento termico, provocava la formazione di muffe all’interno dell’abitazione. Tale intervento alla luce delle perizie effettuate e dell’accertamento del CTU era manifestamente inidoneo ad eliminare le problematiche de quibus!!!
  21. Con successiva missiva del 29 settembre 2006 il Dipartimento di prevenzione dell’Ufficio Sanità Pubblica del Comune di Xxxxxx confermava che l’alloggio della sig.ra BIANCHI doveva ritenersi antigienico e che il fenomeno riscontrato non appariva eliminabile in maniera definitiva con normali interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione[15].
  22. Con missiva del 26/10/2006 la sig.ra BIANCHI invitava nuovamente l’amministratore a prendere visione delle condizioni del suo immobile[16].
  23. Con missiva del 15/01/2007 la sig.ra BIANCHI informava l’amministratore del fatto che l’appartamento era stato dichiarato antigienico dalla ASL a seguito di sopralluogo[17].
  24. Con missiva del 27 marzo 2008 lo stesso ufficio certificava l’aggravamento della situazione[18].
  25. Con missiva del 3 aprile 2008 il Comune di CCCCCC negava alla sig.ra BIANCHI il certificato di agibilità a causa del problema di umidità[19].
  26. Con relazione del 20/10/2008 il Perito Rossi Tranquillo, incaricato dal Comune di CCCCCC, accertava che l’edificio condominiale non rispettava i requisiti di cui alla legge 10/1991[20].
  27. Con lettera del 21/10/2008 la sig.ra BIANCHI inviava una missiva all’amministratore al fine di trasmettere il verbale sottoscritto anche dai tecnici del Comune di CCCCCC[21], da cui si evinceva che “il sondaggio realizzato sul solaio di pavimento ha evidenziato la presenza di acqua nel materiale demolito[22].
  28. Con missiva del 5/5/2009 il Comune di CCCCCC comunicava a tutti i condòmini la mancata conformità dell’edificio alla legge 10/1991[23].
  29. Con missiva dell’8 giugno 2009 la sig.ra BIANCHI contestava all’amministratore l’omissione degli atti dovuti manifestando la volontà di essere risarcita dei danni[24].
  30. A questo punto, in data 4 luglio 2009 lo stesso Comune ordinava a tutti i condòmini di adeguare entro il termine di 120 giorni il muro perimetrale ovvero le parti comuni del condominio e in particolare i coefficienti CD e FEN, utilizzando soluzioni di isolamento, al fine di rientrare nei parametri minimi; di migliorare l’impianto sostituendo cronotermostati e/o generatori di calore, al fine di rientrare nel rendimento minimo stagionale di legge; di produrre idonea documentazione fotografica e relazione descrittiva dei lavori realizzati, nonché nuova relazione tecnica di cui alla legge 10/91 con l’indicazione dei nuovi parametri[25].
  31. Detta ordinanza non veniva impugnata dal Condominio.
  32. Con missiva del 9 ottobre 2009 il Dipartimento di prevenzione certificava che la situazione all’interno dell’appartamento della sig.ra BIANCHI si era aggravata per intensità ed estensione e che pertanto non poteva essere abitato[26].
  33. Con atto del 16 ottobre 2009 il condominio deliberava di eseguire lavori non solo sulle parti condominiali “realizzando un cappotto coibentante che permetta di far rientrare nei parametri previsti dalla legge 10/1991 l’immobile oggetto dell’ordinanza”, ma anche sulla parte di proprietà esclusiva dell’attrice[27].
  34. Detta delibera veniva tempestivamente impugnata dalla sig.ra BIANCHI davanti al tribunale di BB, sezione distaccata di Xxxxxx, il quale accoglieva la domanda attorea sia perché la delibera era generica, sia perché era priva di qualsiasi riferimento ad un progetto tecnico o a un preventivo di spesa, ed infine perché emessa in “palese violazione del diritto di proprietà” della sig.ra BIANCHI[28].
  35. Il Tribunale rigettava la domanda attorea di condanna volta all’esecuzione dei lavori, siccome proposta solo con la 1° memoria ex art. 183 c.p.c.. Con il presente atto la sig.ra BIANCHI dichiara di prestare acquiescenza ex art. 329 c.p.c. alla suddetta sentenza nella parte in cui ha rigettato per tardività detta domanda.
  36. Nel frattempo, con missiva del 20/12/2010 la sig.ra BIANCHI comunicava al Comune di CCCCCC che allo stato il Condominio non aveva ancora provveduto ad iniziare i lavori[29].
  37. Nel corso di detto procedimento veniva altresì disposta una CTU[30], la quale accertava l’esistenza dei vizi e difetti denunciati e in particolare “consistenti esfoliazioni della pellicola pittorica, sfarinamento dell’intonaco e escrescenze biancastre più o meno consistenti” come pure la mancata posa del pacchetto isolante (pag. 4). Lo stesso CTU individuava i lavori da eseguire per rendere a norma l’edificio, causando i difetti riscontrati la violazione delle norme vigenti in tema di contenimento dei consumi energetici.
  38. Con raccomandata del 13 agosto 2013 la sig.ra BIANCHI comunicava al Condominio la volontà di voler essere risarcita, rinnovando la disponibilità al raggiungimento di un accordo stragiudiziale[31]. La volontà era ribadita con email del 19/09/2013[32] cui faceva seguito la lettera dell’Avv. Stefania Bxxxxx, con cui si manifestava la volontà di “trovare una soluzione transattiva alla controversia in oggetto”[33].
  39. Seguiva ulteriore corrispondenza[34][35]; con email del 03/10/2009 la sig.ra BIANCHI comunicava la proposta di essere risarcita con la somma di euro 25.000,00[36] ed esonero dalle spese di riparazione; quindi giungeva la comunicazione da parte dell’amministratore di convocazione dell’assemblea per il giorno 12 ottobre  2013[37].
  40. Con delibera del 12/10/2013 il Condominio decideva di richiedere preventivi di spesa al fine di eliminare i vizi e difetti, rinviando la discussione sulla richiesta della sig.ra BIANCHI di essere risarcita dei danni subiti[38].
  41. Seguiva raccomandata della sig.ra BIANCHI del 25/10/2013[39] e poi con raccomandata del 15 novembre 2013 lo scrivente difensore revocava la proposta transattiva formulata dalla sig.ra BIANCHI e metteva in mora tanto il Condominio, quanto il suo amministratore[40], manifestando però la volontà di voler trovare un accordo bonario.
  42. Con lettera del 3/12/2013 il Condominio e l’amministratore, tramite il loro difensore, negavano qualsivoglia responsabilità, rifiutando quindi di sedersi ad un tavolo delle trattative[41].

Tanto premesso in fatto, in diritto si osserva quanto segue.

II

DIRITTO

II.1 SULLA RESPONSABILITA’ EX ART. 2051 DEL CONDOMINIO

La Corte di Cassazione ha ripetutamente affermato che:

“Il condominio di un edificio, quale custode dei beni e dei servizi comuni, è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie affinché le cose comuni non rechino pregiudizio ad alcuno rispondendo, in base all’art. 2051 c.c., dei danni da queste cagionati alla porzione di proprietà esclusiva di uno dei condomini (nella specie, infiltrazioni d’acqua provenienti dal muro di contenimento di proprietà condominiale), ancorché tali danni siano imputabili a difetti costruttivi dello stabile”, Cassazione civile, sez. II, 12/07/2011, n. 15291; id. 20/8/2003 n. 12211;

“ai fini dell’attribuzione della responsabilità prevista dall’art. 2051 c.c. è necessaria una relazione tra la cosa in custodia e l’evento dannoso; se, pertanto, la cattiva coibentazione delle parti comuni si riverbera sulle unità immobiliari di proprietà esclusiva, il condominio non è responsabile allorquando tale difetto NON sia dovuto alle caratteristiche intrinseche dell’edificio, ma ad altri fattori che causano effettivamente il danno (Cassazione civile, sez. II, 12/07/2011, n. 15291; id. 18/2/2011 n. 4012);

l’umidità conseguente ad inadeguata coibentazione delle strutture perimetrali di un edificio, può integrare, ove sia compromessa l’abitabilità e il godimento del bene, grave difetto dell’edificio ai fini della responsabilità del costruttore ex art 1669 c.c. Tuttavia, qualora il fenomeno sia causa di danni a singoli condomini, nei confronti di costoro è responsabile in via autonoma ex art. 2051 c.c. il condominio, che è tenuto, quale custode, ad eliminare le caratteristiche lesive insite nella cosa propria (Cassazione civile, sez. II, 12/07/2011, n. 15291; id. 15/4/1999 n. 3753).

Ciò significa che il Condominio per andare esente da responsabilità deve dimostrare che il danno è dipeso dal caso fortuito che, nella fattispecie, è manifestamente inesistente, intendendosi per tale l’evento improvviso ed imprevedibile che ha prodotto un danno. Qui, invece, c’è solo una perdurante e colpevole omissione nella risistemazione dell’edificio.

Né la responsabilità può essere riversata sul costruttore, tanto più che il Condominio ha preferito concludere una transazione (non approvata dalla sig.ra BIANCHI) con cui si prevedeva un intervento (il Printer antimuffa) manifestamente inadeguato a risolvere i problemi. Dunque non solo è provata l’assenza del caso fortuito, ma addirittura l’esistenza di una gravissima colpa, in quanto il Condominio ha accettato supinamente l’offerta della impresa costruttrice, sapendo perfettamente che, alla luce dei risultati dell’ATP e delle perizie effettuate, mancava l’isolamento termico!!!

Solamente nell’anno 2009 il Condominio ha deliberato l’esecuzione di alcuni lavori, ma solo perché nel frattempo vi era stata una ordinanza da parte del Comune di CCCCCC. Ma ancora una volta il Condominio ha agito in maniera imperita, approvando una delibera manifestamente nulla sotto molteplici aspetti!!!

Non solo. Anziché ritornare sui propri passi, il Condominio ha preferito resistere in giudizio, risultando alla fine soccombente. Dunque, manifesta è la sua responsabilità.

Per mero scrupolo difensivo, si formula domanda in via subordinata ex art. 2043 c.c.. stante la manifesta colpa.

II.2 SULLA RESPONSABILITA’ EXTRACONTRATTUALE E/O CONTRATTUALE DELL’AMMINISTRATORE DEL CONDOMINIO

Costituisce principio pacifico in giurisprudenza quello per cui l’amministratore risponde in solido con il Condominio amministrato dei danni subiti dai terzi o dai condòmini, qualora ciò sia dipeso dal mancato controllo o sorveglianza dei beni comuni:

«Il condominio e l’amministratore dello stesso rispondono in solido dei danni occorsi al condomino caduto in una buca presenta all’interno del cortile condominiale. L’amministratore, infatti è tenuto – attraverso i poteri e doveri di controllo che gli sono attribuiti dal codice civile e da precise disposizioni di leggi speciali – ad impedire che il modo di essere dei beni condominiali provochi danni ai condomini o a terzi. Egli viene, quindi, a trovarsi nella posizione di custode rispetto a tali beni comuni e, pertanto, può essere chiamato a rispondere per i danni da questi provocati».

Cassazione civile, sez. III, 16/10/2008, n. 25251

Va qui riferito che la sig.ra BIANCHI ha già agito in giudizio nei confronti dell’amministratore Rag. VERDI al fine di sentire dichiararne la revoca ex art. 1129, 3° comma c.c., per diverse ragioni, ma la domanda è stata rigettata in primo e secondo grado[42], anche perché l’ultima delle decisioni è del febbraio 2008 ed è stata dunque emessa in epoca antecedente al verbale dell’ASL del 27/03/2008 ed al successivo parere del Comune di CCCCCC datato 03/04/2008. Quindi sia il Tribunale che la Corte d’Appello non si sono potuti rendere conto della gravità della situazione.

Dal 2005 al 2008 la sig.ra BIANCHI ha inviato all’amministratore numerosissime lettere e fax, anche al fine di informarlo delle risultanze espresse  dalla ASL con il famoso verbale del 27/03/2008, ma l’amministratore non ha ritenuto opportuno effettuare alcun sopralluogo o convocare una assemblea straordinaria.

Il rag. VERDI, nel costituirsi nel giudizio di cui sopra, ha prodotto 18 (su 27) dichiarazioni rilasciate dai condòmini con cui veniva, tra l’altro, autorizzato a “non dare riscontro alle continue lettere e fax della sig.ra BIANCA BIANCHI e del marito, signor ROSSO ROSSI, relative alle questioni più volte riproposte dai signori BIANCHI e ROSSI, già ampiamente discusse e definite, con la chiarezza e l’approfondimento del caso, nelle assemblee condominiali”.

Vi è però un fatto: e cioè che prima di ricevere l’ordinanza del Comune di CCCCCC del maggio 2009 il Condominio non ha mai discusso in ordine alla necessità o meno di eseguire i lavori per eliminare i vizi e difetti denunciati dalla sig.ra BIANCHI. Dunque la questione relativa ai danni provocati dalle parti condominiali non era stata affatto “discussa e definita nelle assemblee condominiali”, come invece attestano le autorizzazioni.

L’intervento di cui alla transazione (il trattamento con printer) era stato eseguito nell’anno 2005, ma nel 2006 l’amministratore era stato informato delle problematiche tuttora esistenti ed era altresì informato del fatto che l’edificio condominiale non era a norma non solo perché il costruttore non aveva depositato la relazione di cui alla legge 10/1991 (come accertato dal CTU), ma soprattutto perché erano emersi gravissimi vizi costruttivi!!!

Il rag. VERDI sapeva perfettamente che le parti condominiali stavano arrecando un danno all’attrice nonostante il trattamento con il Printer antimuffa, ma non ha mai ritenuto di dover portare all’attenzione dell’assemblea tale problematica.

Per l’amministratore, con la stipula della transazione la questione era ormai definitivamente chiusa, evidentemente omettendo di considerare che il Condominio da lui amministrato era comunque tenuto a non danneggiare i singoli condòmini.

In altre parole, si vuole dire che la difesa dell’amministratore di avere agito come una sorta di nudus minister (mutatis mutandis), in forza dell’autorizzazione data dai condòmini di non dare riscontro alle missive della sig.ra BIANCHI, è tamquam non esset, non solo perché non deliberata nelle forme di legge (non essendoci stata in proposito alcuna assemblea), ma soprattutto perché nella sostanza non vi era stata alcuna assemblea che aveva affrontato la questione dei danni provocati dalle parti comuni dell’edificio alla proprietà della sig.ra BIANCHI.

E comunque l’illegittima autorizzazione rilasciata da 18 condomini su 27 a tutto concedere lo esonerava dal riscontrare le missive della sig.ra BIANCHI, ma non dal dovere di controllo delle parti comuni!!!

Manifesta, dunque, la responsabilità dell’amministratore, per non avere usato la diligenza del professionista medio, in quanto a fronte di ripetute e documentate segnalazioni di danni provenienti dalle parti comuni, avrebbe dovuto informare il Condominio nelle forme di legge, convocando cioè una assemblea e non avrebbe potuto sentirsi esonerato solo perché 18 condomini su 27 gli avevano rilasciato una autorizzazione a non riscontrare le missive della sig.ra BIANCHI.

II.3 SULLA ESISTENZA DI VIZI COSTRUTTIVI DELL’IMMOBILE

Che l’immobile condominiale presenta gravi difetti costruttivi è circostanza assolutamente certa e dimostrata dai seguenti fatti e documenti:

  • Già nel 2003 i condòmini avevano denunciato l’esistenza di infiltrazioni;
  • L’ATP ha evidenziato l’esistenza di gravi difetti;
  • Il Condominio ha stipulato una transazione con il venditore/costruttore che prevedeva interventi sulle pareti perimetrali;
  • L’esistenza dei vizi è altresì confermata dalla CTU svoltasi nel giudizio n. 10290/2009 (v. paragrafo successivo);
  • La difesa del Condominio non ha contestato le risultanze della suddetta CTU (v. comparsa conclusionale Avv. Bxxxxx[43]).
  • Il Condominio non ha impugnato l’ordinanza Comunale che ordinava l’esecuzione dei lavori “sul muro perimetrale del Condominio ovvero sulle parti comuni”;
  • Il Condominio ha deliberato l’esecuzione di lavori sul muro perimetrale.

Nessun dubbio, dunque, in merito all’esistenza di vizi costruttivi dell’edificio condominiale.

II.4 SULLA ESISTENZA DI VIZI NELL’IMMOBILE DI PROPRIETA’ DELLA SIG.RA BIANCHI CAUSATI DAI VIZI COSTRUTTIVI DELL’EDIFICIO CONDOMINIALE

Altrettanto pacifica l’esistenza dei vizi nell’immobile di proprietà della sig.ra BIANCHI, dimostrati:

  • Dalle fotografie allegate[44];
  • Dall’ATP svolta nel 2003;
  • Dai provvedimenti di inagibilità per antigienicità emessi dagli ufficio pubblici;
  • Dalla CTU resa nel giudizio n. 10290/2009. La stessa ha infatti accertato che “Lungo tutto il paramento interno della muratura perimetrale dei vani, si osservano consistenti esfoliazione della pellicola pittorica, sfarimento dell’intonaco e escrescenze biancastre più o meno consistenti, le quali sono localizzate in adiacenza al pavimento, elevandosi dalle acque superficiali o perforate negli strati sottostanti del terreno a monte del fabbricato. Inoltre si prende atto della relazione allegata agli atti (doc. 15 attoreo) che evidenzia la mancata posa del pacchetto isolante”. 

In ordine alla causa dei suddetti vizi, il CTU accertava che le problematiche erano dovute:

al percolamento di acqua attraverso la stilatura di giunti della parete in muratura di pietra locale; in occasione delle precipitazioni piovose, con flussi di aria o leggero vento, bagnano la muratura stessa; al deflusso verso il muro per scorrimento delle piogge che bagnano la rampa scala e pianerottoli esterni incastrati nella muratura perimetrale in pietra che consente l’accesso all’unità immobiliare soprastante quella della parte attrice; al probabile ristagno di acqua piovana in concomitanza delle murature perimetrali interrate, rinveniente per scorrimento verso valle, delle acque superficiali o percolate negli strati sottostanti del terreno a monte del fabbricato. Inoltre si prende atto della relazione allegata agli atti (doc. 15 attorea) che evidenzia la mancata posa del pacchetto isolante”.

Nella relazione del CTU si dava atto del consenso del legale del Condominio a non effettuare ulteriori indagini distruttive stante l’adesione alla relazione del P.I. T,,,,, R,,,, incaricato dal Comune (pag. 6 CTU).

Il CTU individuava altresì i lavori da eseguire per rendere l’edificio a norma:

 “realizzazione cappotto esterno; rimozione del pavimento marciapiedi con scavo in sezione obbligata fino a intradosso del solaio di copertura dei box, sezione dello scavo circa cm 70 di larghezza e cm 80/90 di profondità. Rimozione dei serramenti esterni, antoni e finestre e porte finestre, rottura in breccia della muratura delle spalle e del cappello delle porte finestre e finestre e porta di ingresso estesa alla piana delle finestre per uno spesso pari allo spessore del cappotto con successiva intonacatura; verifica del fondo su cui va applicato il cappotto con rimozione di intonaco ammalorato e di tutte le parti inconsistenti onde avere una perfetta aderenza pannello-muratura>; rimozione e contestuale ripristino delle parti di intonaco o calcestruzzo ammalorato, compreso il contestuale ripristino; abbandonante lavaggio con idropulitrice; verifica del fondo; rimozione di tutte le parti ammalorate e inconsistenti e contestuale ripristino o formazione ex novo di intonaco rustico qualora la parete ne sia sprovvista; sovrapposizione all’intonaco in perfetta adesione di uno strato impermeabilizzante, costituito da guaina bituminosa della porzione di parete interrata, da estendersi da 15 cm oltre lo spiaccato del marciapiedi e, a finire, fissaggio del lembo superiore della guaina unitamente al profilato porta pannello, alla sottostante muratura mediante tasselli in plastica e chioso metallico a testa tonda in plastica. Posa in opera di cappotto realizzato con pannellatura in lastre di polistirene espanso, spessore minimo cm 7 con bordi battentati; posa del pannello mediante incollaggio alle murature, con adesivi per edilizia in pasta o polvere e tassellatura con tasselli in plastica con le stesse caratteristiche della tassellatura interrata in ragione di 6 pz. Mq. Successiva rasatura di almeno 4 mm armata e rivestimento con eventuale fissativo. Posa esclusivamente mediante fissaggio, alla sottostante muratura con tasselli ad espansione completi di chiodo in plastica a testa tonda con rondella in ragione di 6 pz mq […].

I lavori de quibus erano quantificati in euro 27.364,16. Il che significa che il Condominio avrebbe potuto evitare l’ingentissimo danno con una spesa di soli 2.000,00 euro per ciascun condomino!!!

Il che aggrava ulteriormente la posizione dei convenuti.

III

IL DANNO SUBITO DAGLI ATTORI

A causa dei fatti sopra narrati, gli attori stanno tuttora subendo danni patrimoniali e non patrimoniali.

 

III.1 Il danno patrimoniale

Il danno patrimoniale è sia emergente, sia da lucro cessante.

Il danno emergente (futuro) è costituito dalle somme necessarie per ripristinare le parti di proprietà esclusiva dell’appartamento. Ovviamente, tale rispristino presuppone che prima siano eliminate le cause di danno, cioè che siano eseguiti gli interventi sui muri perimetrali indicati dal CTU e che oggi sono oggetto di una delibera assembleare (12/10/2013). Difatti, fin tanto che non saranno eliminate le cause, ogni intervento nella proprietà BIANCHI/ROSSI (alla quale spetta il risarcimento per il suo diritto di proprietà esclusivo) si rivelerà inutile. Questo danno dovrà essere quantificato in corso di causa mediante apposita CTU.

Il danno da lucro cessante è quello conseguente al mancato utilizzo dell’immobile e può essere facilmente stimato moltiplicando il suo valore locativo per il numero di anni di mancato utilizzo. Ipotizzando un canone mensile medio di euro 500,00 dal mese di gennaio 2003 al mese di dicembre 2013 si ha un danno di euro 66.000,00 (500,00 * 12 mesi * 11 anni).

L’immobile, inoltre, ha sempre avuto un valore commerciale pari a 0, in quanto non può essere venduto mancando di abitabilità formale e sostanziale.

III.2 Il danno non patrimoniale

III.2.1. Il pregiudizio derivante dalla lesione del diritto di proprietà

È ormai a tutti noto che il danno non patrimoniale può essere risarcito anche al di fuori dell’ipotesi prevista dall’articolo 185 c.p. e delle leggi speciali. In particolare, è stato precisato che la lesione di un diritto alla persona costituzionalmente garantito deve essere risarcita qualora l’offesa sia seria e il pregiudizio grave (Cass. S.U. 26972/2008).

La giurisprudenza ha riconosciuto la possibilità di risarcire il danno non patrimoniale da lesione del diritto di proprietà, quale diritto costituzionalmente garantito. In particolare secondo le diverse pronunce della Corte Europea di Strasburgo ed in considerazione dei rapporti delineati dalla Corte costituzionale nelle sentenze n. 348 e 349 del 2007, tra ordinamento interno e quello di diritto sovranazionale, il diritto di proprietà è stato definito un diritto fondamentale della persona.

Nel caso di specie la lesione di questo fondamentale diritto non è grave, è gravissima in quanto da 11 lunghi anni gli attori non possono abitare nell’immobile di loro proprietà come pure non possono darlo in locazione, ovvero venderlo o comunque goderne!!!

Tutto ciò ha prodotto frustrazione, sconforto, stress, patema d’animo per la grave ingiustizia subita che ha coinvolto tutta la famiglia, essendo venuta meno la serenità tra gli stessi componenti.

Si noti che tuttora il Condominio, per il tramite del suo legale, afferma di non essere responsabile di ciò che è accaduto ai ricorrenti!!!

Tale danno non potrà che essere risarcito equitativamente. Alla luce del fatto che la lesione del diritto di proprietà è stata assoluta da undici anni, si stima un risarcimento di almeno € 30.000,00 per la sig.ra BIANCHI, di euro 30.000,00 per il sig. ROSSO ROSSI e di euro 10.000,00 per il sig. ROSSI ROSSINO, ciascun attore e per ciascun anno e dunque la complessiva somma di euro 70.000,00 oltre alle somme ulteriori sino al momento in cui l’immobile sarà reso agibile e abitabile, tenuto conto che in una fattispecie meno grave il Tribunale di Monza ha liquidato euro 1.000,00 per ciascun componente e per ciascun anno[45].

Sul punto appare interessante leggere anche le motivazioni del Tribunale di Firenze, sent. 147/2011[46], che, del pari, ha riconosciuto un danno non patrimoniale per lesione del diritto di proprietà:

«E’ palese, quindi, la limitazione avvenuta nel caso in esame al diritto di proprietà dell’attrice, definito dall’art. 832 c.c. come diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo e costituzionalmente tutelato (art. 42 della Costituzione). La sua limitazione, anche ai sensi della recente sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione sopra citata è quindi fonte di danno risarcibile.

E’ innegabile poi che l’abitare in un appartamento interessato da infiltrazioni d’acqua frequenti e protrattesi per lunghissimo tempo (5 anni) senza che le richieste di “intervento” vengano considerate in alcun modo, abbia causato nell’attrice uno stato di stress e di frustrazione rilevanti sotto il profilo del ‘danno morale’.

Affermata quindi la sussistenza del dedotto danno non patrimoniale nei limiti di cui si è detto, in ordine alla quantificazione dello stesso parte attrice si è rimessa al prudente apprezzamento del giudice chiedendo la liquidazione secondo equità, criterio ordinariamente previsto dalla giurisprudenza per la liquidazione del danno non patrimoniale (v. per tutte Cass. Civ., sez. II, 24 maggio 2010, n. 12613).

Tenuto pertanto conto, in diritto, che la categoria dei pregiudizi non patrimoniali va intesa come omnicomprensiva, all’interno della quale non è possibile individuare, se non con funzione meramente descrittiva, ulteriori sottocategorie, senza che sia diano luogo a duplicazioni e parcellizzazione delle varie forme di danno non patrimoniale (v. Cassazione civile, sez. III, 01/06/2010, n. 13431) e, in fatto, che va tenuta nella dovuta considerazione il contegno tenuto dal condominio c.p.r. riguardo alla durata (oltre 5 anni) della consapevole volontaria omissione all’esecuzione – necessaria a giudizi dei tecnici del stessa parte convenuta – dei lavori di cui trattasi, va il Condomino condannato al risarcimento del danno non patrimoniale sofferto dalla S. nell’ unica, comprensiva somma che si determina – in via equitativa e sulla base dei parametri medi della CEDU di € 1.000,00 – 1.500,00= per anno – in € 12.000,00= con riferimento – per omogeneità di valutazione – alla data degli accertamenti peritali».

III.2.2. Il pregiudizio alla salute patito dal sig. ROSSI ROSSO

Purtroppo, l’assurda vicenda che ha visto coinvolti gli attori ha inciso profondamente sulla salute del sig. ROSSI ROSSO, che ha seguito più da vicino l’intera questione.

Occorre evidenziare che il mancato utilizzo dell’immobile de quo, sul quale grava una rata di mutuo attualmente di 870,00 euro mensili (!!!), ha determinato l’impossibilità per gli attori di poter continuare a pagare il canone di affitto dell’immobile locato. Per tale ragione gli stessi sono stati anche sfrattati dall’immobile di residenza[47].

Attualmente i ricorrenti si sono trasferiti a Senigallia, presso la casa dei genitori della sig.ra BIANCHI.

Le profonde delusioni provocate dall’intera vicenda e soprattutto l’immobilismo o meglio l’indifferenza del Condominio e del suo amministratore, hanno prodotto una profonda depressione con atteggiamenti paranoidi, tanto che il 31 marzo 2011 lo stesso ha minacciato di suicidarsi gettandosi della benzina addosso e di incendiare l’appartamento de quo[48]. In quel frangente il sig. ROSSI contattava telefonicamente i carabinieri, chiedendo di poter parlare con il Sindaco, con il Procuratore capo della Procura della Repubblica del Tribunale di BB, con il dott. …… responsabile dell’ispettorato della funzione pubblica, al fine di risolvere la questione “dell’esproprio” (queste le sue parole).

Grazie all’intervento di un carabiniere il peggio era scongiurato e il sig. ROSSI veniva accompagnato presso il reparto di psichiatria di Legnano e sottoposto a TSO. Lì iniziava uno sciopero della fame e della sete (v. cartella clinica), continuando a minacciare di incendiare tutto il Condominio previo avviso ai condòmini (v. sempre cartella clinica).

Il 2/4/2011 il sig. ROSSI veniva trasferito all’ospedale di Nxxxxx ove veniva ricoverato, sempre in regime di TSO, subendo anche il contenimento a letto mediante legatura dei quattro arti.

Dimesso dall’ospedale era assegnato in cura al Centro Psico sociale di zona e visitato periodicamente da una psichiatra, la dott.ssa L….., la quale disponeva un successivo ricovero per il mese di settembre 2011, con prescrizione di psicofarmaci[49].

Dopo una pausa di otto mesi, il 15 agosto 2013 il sig. ROSSI subiva una nuova crisi; veniva pertanto condotto al pronto soccorso di Senigallia e da quel momento ha ripreso a far uso quotidiano di psicofarmaci[50].

Che vi sia un nesso concausalità tra la grave malattia e le vicende de quibus non è seriamente dubitabile. Il sig. ROSSI che, come detto, seguiva in prima persona tutta la vicenda (predisponendo le missive che poi firmava la moglie, indirizzate al Condominio e agli uffici pubblici, partecipando alle assemblee, ai sopralluoghi) non ha retto alla frustrazione causata dalla perdurante omissione del Condominio e dell’amministratore e quindi dalla grave ingiustizia subita. Dalla primavera 2006 fino al 2011 il sig. ROSSI ha vissuto “solo” per la vicenda de qua. Per cinque anni, ogni mattino, ha impiegato le sue energie solo ed esclusivamente per cercare di risolvere la questione, tanto che l’azienda di autonoleggio di cui era titolare è stata chiusa, dirigendo il sig. ROSSI le sue energie e il suo tempo solo ed esclusivamente alla casa di CCCCCC.

Si tenga conto che nella causa promossa dalla sig.ra BIANCHI verso il costruttore la stessa rimase soccombente a seguito della eccezione di decadenza sollevata dal costruttore venditore[51] e dunque per vizio formale.

A ciò si aggiunga che tanto il Tribunale di BB, quanto la Corte d’Appello di Brescia hanno rigettato il ricorso volto ad ottenere la revoca dell’amministratore con aggravio di spese, poco prima dell’emissione dell’ordinanza del Comune di CCCCCC.

Il primo segno di giustizia, il sig. ROSSI lo ha avuto con la sentenza del Tribunale di Xxxxxx che ha dichiarato la manifesta nullità della delibera del 2009 con cui il Condominio pretendeva di eseguire i lavori di riparazione direttamente dentro la sua proprietà, senza nemmeno specificare quali lavori!!!

Privare una persona della casa per oltre dieci anni (tanti ne erano passati dal momento dell’acquisto), con l’onta di uno sfratto per l’impossibilità di pagare il canone, con il sostanzialmente fallimento dell’attività economica esercitata, con la disgregazione dei rapporti familiari, può certamente provocare scompensi di tipo psichiatrico come quelli avuti dal sig. ROSSI, specie quando come nel caso di specie ci si trova di fronte ad un incomprensibile atteggiamento dell’amministratore.

Per le sopra esposte ragioni si stima equo un risarcimento di almeno 50.000,00 euro.

IV

LE RAGIONI DEL PROCEDIMENTO SOMMARIO

Si reputa opportuno spendere alcune parole sulle ragioni che hanno indotto lo scrivente ad utilizzare lo strumento processuale previsto dall’art. 702 bis c.p.c..

La lunghezza del ricorso potrebbe far pensare ad una controversia molto complessa. In realtà, dal punto di vista istruttorio essa si presenta estremamente semplificata difatti:

a)      Non è seriamente dubitabile l’esistenza di un danno nella proprietà esclusiva degli attori, dimostrato dalla ATP, dalla CTU espletata nel giudizio svoltosi davanti al Tribunale di Xxxxxx, e dai provvedimenti amministrativi emessi dal Comune di CCCCCC;

b)     Non è seriamente dubitabile l’esistenza di un vizio costruttivo dell’immobile condominiale che ha prodotto il danno alla proprietà dei ricorrenti, stante l’esistenza di un ATP, di una CTU, dei provvedimenti amministrativi del Comune, dello stesso riconoscimento fatto dal Condominio.

c)      Non è pertanto seriamente dubitabile la responsabilità del Condominio ex art. 2051 c.c.;

d)     Non è dubitabile la circostanza che gli attori non hanno goduto dell’immobile; lo provano i provvedimenti amministrativi del Comune di CCCCCC e la stessa difesa del Condominio nella lettera del 3/12/2013 ammette che gli attori non hanno mai avuto la propria residenza.

Si tratta dunque solo di quantificare il danno patrimoniale e quello non patrimoniale. Si opus potranno essere disposte due semplici CTU, una tecnica ed una medica, al fine di accertarli.

La giurisprudenza ha affermato che di per sé la consulenza tecnica non è incompatibile con il rito sommario qualora le indagini non siano complesse (V. C. Cost. 16/01/2013; Trib. Piacenza, ord. 6 maggio 2011; protocollo Trib. Reggio Emilia; Prot. Tribunale Roma; Prot. Tribunale di Verona; Trib. Taranto 2 marzo 2012) e nel caso di specie le indagini tecniche sono estremamente semplici.

Tutto ciò esposto, richiamate le allegazioni di fatto e di diritto sopra riportate si rassegnano le seguenti

V

CONCLUSIONI

Piaccia al Tribunale adito, per tutte le ragioni indicante in premessa, in via principale ex art. 2051 c.c., in via subordinata ex art. 2043 c.c., ovvero ancora anche in via contrattuale nei confronti dell’amministratore, condannare i convenuti in solido, ovvero in via alternativa tra loro, a risarcire i danni subiti dagli attori, patrimoniali e non patrimoniali, quantificati sino alla data del presente ricorso nella misura di euro 63.000,00 quanto alla sig.ra BIANCHI BIANCA ovvero di 93.000,00 euro qualora si dovesse intendere la stessa proprietaria esclusiva dell’immobile, di euro 113.000,00 euro quanto al sig. ROSSI ROSSO, di euro 10.000,00 quanto al sig. ROSSI ROSSINO, ovvero quella diversa che dovesse risultare in corso di causa, che potrà essere anche maggiore oppure minore in base all’istruttoria, alla durata del processo, al comportamento del Condominio, oltre interessi e rivalutazione monetaria, lucro cessante dovuto al mancato impiego della suddetta somma che ove posseduta sarebbe stata impiegata in investimenti per ricavarne un lucro finanziario e con vittoria di spese e compensi, rimborso forfettario.

Il valore è indeterminabile. Il contributo unificato è pari ad euro 225,00.

VI

PRODUZIONI

Allega i seguenti atti:

1)      Ricorso con procura a margine;

Allega altresì i documenti indicati in narrativa.

Informativa mediazione d.lgs. 28/2010.

Senigallia/BB, lì 06/12/2013

Avv. Mirco Minardi

BIANCHI BIANCA

per conferma dell’acquiescenza

 


[1] Atto del Notaio Mario D…..

[2] Stato di famiglia.

[3] Scrittura privata del 13/11/2003.

[4] Delibera del 6 settembre 2003.

[5] Perizia Arch. Pxxxxx del 7/10/2003.

[6] Elaborato del CTU Ernesto Oxxxxx nella causa Cxxxxx Verde / G….. B……

[7] Atto di citazione.

[8] Lettera del 28 aprile 2005.

[9] Lettera del 2 maggio 2005.

[10] Lettera del 20 maggio 2005.

[11] Comunicazione del 9 agosto 2005.

[12] Lettera del 11 agosto 2005.

[13] Lettera del 15/09/2005.

[14] Delibera del 26 novembre 2005.

[15] Lettera del 29 settembre 2006.

[16] Lettera del 26 ottobre 2006.

[17] Lettera del 15/01/1997;

[18] Lettera del 27 marzo 2008.

[19] Lettera del 3 aprile 2008.

[20] Relazione del perito R…. T…. del 20/10/2008.

[21] Verbale del 25/09/2008.

[22] Lettera del 21/10/2008.

[23] Missiva Comune di C…… del 05/05/2009.

[24] Lettera dell’8/6/2009.

[25] Ordinanza del 4 luglio 2009.

[26] Lettera del 29 ottobre 2009.

[27] Delibera del 16 ottobre 2009.

[28] Sentenza Trib. Bxxxxxx.

[29] Lettera del 20/12/2010.

[30] Relazione del CTU nella causa n. 10290/2009.

[31] Lettera del 13 agosto 2013.

[32] Email del 19/09/2013.

[33] Email Avv. Bxxxxx del 25/09/2013.

[34] Email del 19/09/2013.

[35] Email del 27/09/2013.

[36] Email del 03/10/2013.

[37] Lettera del 25 settembre 2013.

[38] Delibera 12/10/2013.

[39] Lettera del 25/10/2013.

[40] Lettera del 15 novembre 2013.

[41] Lettera Avv. Bxxxxx del 3/12/2013.

[42] Fascicoletto contenente atti e provvedimenti relativi all’azione ex art. 1129 c.c.: ricorso, memoria di costituzione, provvedimento Tribunale di B……., reclamo, memoria di costituzione, provvedimento Corte d’Appello di …….

[43] Comparsa conclusionale Avv. Bxxxxx.

[44] Fotografie.

[45] Sentenza Trib. Monza 7 maggio 2013.

[46] Sentenza Trib. Firenze 147/2011.

[47] Atto di intimazione di sfratto per morosità.

[48] V. Cartella Clinica Ospedale N…….

[49] Lettera dimissioni del 15/09/2011.

[50] Richiesta prestazioni accesso P.S. Senigallia del 15/08/2013.

[51] Sentenza Trib. C……


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Mirco Minardi

Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.


2 commenti:

  1. Giuseppe moscaritolo

    una questione molto interessante, un bravo a Lei per la esposizione dei fatti e per le richieste ….saluti

  2. Mara vivoda

    grazie, grazie mille, per gli argomenti che pubblica, sempre molto interessanti ed “illuminanti”; per me preziosi soprattutto per la chiarezza di esposizione di temi “scottanti” e all’ordine del giorno nella vita di tutti.



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