La riserva di chiedere il risarcimento dei danni in una diffida ad adempiere, costituisce atto di messa in mora in grado di interrompere il termine di prescrizione della domanda di risarcimento dei danni?

Mirco Minardi

Prima di mettere piede in uno studio legale (o appena entrato), un praticante dovrebbe  conoscere perfettamente la disciplina dell’interruzione della prescrizione per effetto della notificazione/comunicazione di un atto di messa in mora.

Ovviamente non c’è solo questo da sapere. Ma di solito la pratica di un aspirante civilista inizia con le lettere raccomandate (di recupero credito, di richiesta danni, ecc.).

Dette lettere, molto spesso, hanno nel futuro giudizio una importanza decisiva, perché proveranno l’avvenuta interruzione del termine di prescrizione. Difatti, l’art. 2943 c.c. stabilisce che il termine di prescrizione è interrotto da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore.

Che cosa dunque costituisce in mora il debitore? Ci arriveremo.

Intanto il giovane praticante deve sapere che non tutto può essere interrotto da un atto di costituzione in mora. Difatti, la giurisprudenza nega un effetto interruttivo in relazione ai diritti reali, come pure ai diritti potestativi (C 3.12.2003 n. 18477; C 13.9.1993 n. 9502; C 1.6.1993 n. 6099; C 17.1.1984 n. 402). Ad esempio il termine di prescrizione per la risoluzione del  contratto non può che essere interrotto da una domanda giudiziale (o arbitrale). Come pure il termine per il maturare dell’usucapione di un immobile.

In relazione alla forma, dottrina e giurisprudenza sono concordi sulla necessità che l’atto di costituzione in mora debba rivestire la forma scritta, argomentando ex art. 1219, per cui non sono ritenute idonee ad interrompere la prescrizione le sollecitazioni verbali, neanche se la prova di queste possa essere indirettamente desunta da uno scritto che ad esse abbia fatto riferimento (C 22.10.1992 n. 11549; C 4.2.1987 n. 999; C 11.5.1985 n. 2960).

Tuttavia, la giurisprudenza sembra incline a ritenere lo scritto necessario solo ad probationem, sia quando esclude che la procura conferita per il compimento della costituzione in mora debba essere rilasciata per iscritto, non operando in tale ipotesi il principio fissato dagli artt. 1324 e 1392 ( C 16.12.2002 n. 17997; C 3.12.2002 n. 17157; C 12.10.1998 n. 10090; C 16.8.1993 n. 8711, GI 1994, I, 1, 395; C 14.11.1984 n. 5762; C 24.2.1978 n. 959; C 9.7.1976 2640), sia quando ammette la prova per testimoni ai sensi dell’art. 2725 o addirittura per presunzioni ( C 6.8.1996 n. 7181; C 6.2.1978 n. 554).

Quanto al contenuto dell’atto, la giurisprudenza ha precisato che affinché esso possa acquisire efficacia interruttiva della prescrizione a norma dell’art. 2943, c. 4, deve presentare un elemento soggettivo, costituito dalla chiara indicazione del soggetto obbligato, e un elemento oggettivo, consistente nell’esplicitazione di una pretesa e nella intimazione o richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l’inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritto nei confronti del soggetto indicato, con l’effetto di costituirlo in mora ( C 5.11.2003 n. 16639; C 15.11.2002 n. 16131; C 19.1.1995 n. 563; C 8.8.1994 n. 7323; C 19.3.1994 n. 2628; C 29.8.1987 n. 7139; C 29.5.1987 n. 4808; C 23.1.1984 n. 542).

Salve espresse deroghe di legge, l’interruzione non ha effetto verso soggetti diversi da quelli cui l’atto è indirizzato, ma a norma dell’art. 1310 gli atti con i quali il creditore interrompe la prescrizione contro uno dei debitori in solido, oppure uno dei creditori in solido interrompe la prescrizione contro il comune debitore, hanno effetto riguardo agli altri debitori o agli altri creditori ( C 5.12.2003 n. 18644).

L’atto interruttivo deve essere notificato, se giudiziale, o comunque ricevuto dal soggetto passivo del diritto, se extragiudiziale (potendo, nel caso di spedizione tramite raccomandata a mezzo del servizio postale, la ricezione risultare anche dalla prova orale ( C 28.11.2003 n. 18243). L’effetto è però conseguito anche con una sola lettera indirizzata collettivamente e impersonalmente agli eredi del debitore esattamente individuato (C 13.7.1987 n. 6243, VN 1987, 626) o al curatore dell’eredità giacente ( C 16.3.2004 n. 5334). Se soggetto passivo del diritto prescrivendo sia una persona giuridica, la giurisprudenza ritiene per lo più che l’errore sull’organo destinatario della notificazione non escluda l’effetto interruttivo ( C 22.8.1991 n. 9040; C 13.11.1970 n. 2410, FI 1970, I, 133).

Veniamo al caso concreto.

Si supponga che nell’atto di messa in mora il venditore venga diffidato a consegnare il certificato di agibilità entro tot giorni, “salvo il risarcimento di tutti i danni”. Si supponga ancora che il compratore agisca in giudizio dopo dieci anni dalla scadenza del termine per il rilascio del suddetto certificato (ma entro quattro anni dalla mora), al solo fine di ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa del suddetto mancato rilascio. Può quella riserva essere utilizzata come atto interruttivo?

Stando al più recente orientamento della S.C. (3371/2010) la risposta è negativa.  Difatti per avere efficacia interruttiva, un atto deve contenere, oltre alla chiara indicazione del soggetto obbligato (elemento soggettivo), l’esplicitazione di una pretesa e l’intimazione o la richiesta scritta di adempimento, idonea a manifestare l’inequivocabile volontà del titolare del credito di far valere il proprio diritto, nei confronti del soggetto indicato, con l’effetto sostanziale di costituirlo in mora (elemento oggettivo).

Quest’ultimo requisito non è soggetto a rigore di forme, all’infuori della scrittura, e, quindi, non richiede l’uso di formule solenni né l’osservanza di particolari adempimenti, essendo sufficiente che il creditore manifesti chiaramente, con un qualsiasi scritto diretto al debitore e portato comunque a sua conoscenza, la volontà di ottenere dal medesimo il soddisfacimento del proprio diritto.

Tuttavia non è ravvisabile tale requisito in semplici sollecitazioni prive di carattere di intimazione e di espressa richiesta di adempimento al debitore ed è priva di efficacia interruttiva la riserva, anche se contenuta in un atto scritto, di agire per il risarcimento di danni diversi e ulteriori rispetto a quelli effettivamente lamentati, trattandosi di espressione che, per genericità ed ipoteticità, non può in alcun modo equipararsi ad una intimazione o ad una richiesta di pagamento, (Cassazione civile, sez. III, 12/02/2010, n. 3371).

Dunque, la richiesta di consegnare il certificato di agibilità, “salvo il risarcimento del danno” se vale ad interrompere il termine di prescrizione per l’azione di adempimento, non vale ad interrompere la prescrizione della diversa azione di risarcimento del danno.

 


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Mirco Minardi

Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.

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