Condanna ai sensi dell’art. 96, comma 3 del c.p.c.. Una interessante decisione

Mirco Minardi

Può costare caro commettere errori nella individuazione della legittimazione passiva. Così un condominio ha dovuto rimborsare non solo le spese legali ma anche una somma ai sensi del novellato 3° comma dell’art. 96.

Il Tribunale di Modena (estensore R. Masoni) nella sentenza che si allega in calce, ha ritenuto che:

a) la sanzione de qua presuppone comunque un comportamento in mala fede o quanto meno la colpa grave;

b) per calcolare la sanzione può farsi riferimento alla durata del processo e ai parametri ex l. Pinto.

Nel caso di specie, essendo il processo durato 2 anni e 9 mesi, il giudice ha liquidato 2.700,00 euro.


Tribunale Modena 06/12/2012

 

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

I. [ALPHA] s.r.l., corrente a Moena, via S. P. ha opposto il decreto ingiuntivo pronunziato dalla sezione in data 14 gennaio 2010, portante condanna del condominio [ALPHA] s.r.l. sedente a Modena, via [OMISSIS] al pagamento della somma complessiva di euro 7.200. L’opponente ha assunto, tra l’altro, la propria estraneità al monito in quanto riferito a soggetto diverso, avente sede diversa dalla propria.
II. In diritto, la preliminare eccezione di difetto di legittimazione passiva è fondata e va accolta.
Emerge per tabulas come l’ingiunzione de qua sia stata indirizzata al Condominio [ALPHA] s.r.l. sedente a Modena, viale [OMISSIS], mentre la stessa risulta in realtà notificata ad [ALPHA] s.r.l., sedente a Modena, via [OMISSIS].
Consegue quindi come il decreto debba essere revocato per difetto di legittimazione passiva in capo all’opponente.
III. Non c’è dubbio che la presente vertenza sia stata originata da condotta difensiva dell’opposto caratterizzata da colpa grave, ovvero, da un difetto di diligenza minima nell’individuazione del giusto debitore cui notificare la monitoria.
Entra pertanto in gioco il disposto di cui all’art. 96, 3 comma, c.p.c., a tenore del quale: “in ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’art. 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata”.
Il disposto normativo ha un contenuto normativo assai oscuro.
Anzitutto, non è chiaro quale sia il presupposto applicativo.
Letteralmente la sanzione di rango pubblicistico in discorso parrebbe applicabile, almeno letteralmente, in presenza di mera soccombenza di controparte legittimante pronunzia sulle spese processuale (“quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’art. 91 …”). In realtà, risulta condivisibile la lettura maggioritaria ed antiletterale che, da un punto di vista sistematico coordina il terzo comma col primo (dell’art. 96), e che pertanto esige la ricorrenza dei presupposti indicati da quest’ultima previsione, quali la male fede o la colpa grave di chi ha agito o resistito in giudizio.
Per quanto il profilo maggiormente opinabile nell’interpretazione della neofita disposizione afferisca la determinazione del criterio cui ancorare la sanzione pecuniaria, posto che la previsione si limita genericamente a rimandare ad “una somma equitativamente determinata” dal giudice, senza indicarne il parametro applicativo, col fondato rischio di liquidazioni diversificate e disomogenee tra uffici giudiziari.
Al riguardo taluno ha proposto di ancorare la sanzione al parametro dell’entità delle spese processuali in concreto liquidate (Trib. Reggio Emilia 25 settembre 2012, in Dir. Giust. 2012), dando attuazione ad un suggerimento contenuto nel Protocollo “Valore e prassi” di Verona (in continuità rispetto al parametro contenuto nell’abrogato disposto di cui all’art. 385, 4° comma, c.p.c., dettato per il giudizio di cassazione).
Altri, invece, ha richiamato i criteri di liquidazione adottati dalla giurisprudenza CEDU in tema di durata eccessiva del processo (Trib. Oristano 14 dicembre 2010, in Giur. merito, 2011, 2697, con nota di Barreca).
Per vero, la previsione contenuta nella novellata disposizione, come è sostanzialmente indiscusso, pare rivestire finalità sanzionatoria rispetto al litigante temerario il quale può essere attinto da una condanna per l’inutile aggravio che il processo ingiusto da lui introdotto determina sul sistema giudiziario complessivamente considerato e in modo particolare sul ruolo del singolo giudicante. Il disposto svolge quindi una significativa funzione deflativa rispetto al nascente contenzioso.
Alla fin fine è la durata del processo ingiusto che incide negativamente sul sistema e lo danneggia. Quest’ultimo può quindi ritenersi il parametro di riferimento idoneo alla determinazione dell’importo della condanna sanzionataria (per quanto incomprensibilmente la legge abbia previsto che beneficiario della condanna non sia il titolare dell’interesse leso, lo Stato impersonato dal Ministero della Giustizia, ma controparte; stortura che non è stata emendata dalla Corte Costituzionale con sent. 31 maggio 2012, n. 138, che ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione sollevata).
Nella specie, non si tratta di liquidare un danno non patrimoniale scaturente da eccessiva durata del processo, per via dei patemi d’animo, della preoccupazione e dello stress che il processo porta con sé quale effetto normalmente negativo a carico dell’interessato (ex multis, Cass., Sez. Un., 26 gennaio 2004, n. 1339), quanto di determinare gli effetti negativi e pregiudizievoli che la lite temeraria determina sul sistema giudiziario, rallentandone il funzionamento e contribuendo così ad aggravare l’insopportabile lentezza.
Al riguardo può allora ritenersi ragionevolmente utilizzabile il parametro fissato dall’art. 2 bis l. n. 89 del 2011 recentemente innovata (dal d.l. n. 83 del 2012, convertito con modificazioni nella l. 7 agosto 2012, n. 134) che all’uopo fissa quale criterio applicativo di equa riparazione quello di un importo pecuniario compreso nel range tra euro 500 ed 1500 di durata eccedente il termine di ragionevole durata processuale.
In questa determinazione discrezionale assume rilevanza particolare il comportamento assunto dalle parti, la natura degli interessi coinvolti ed il valore, oltre che la rilevanza della causa (cfr. art. 2 bis, 2 comma, l. cit.).
In applicazione di questi criteri, tenuto conto che la presente vertenza pende dal 17 febbraio 2010, data di notifica del decreto monitorio (a norma del’art. 643, 2° comma, c.p.c.), e fino alla data di decisione odierna (6 dicembre 2012) e perciò da anni 2 e mesi 9 mesi; che il valore economico appare medio (euro 7000), come pure la posta in gioco riguardante interessi eminentemente patrimoniali, nella specie si stima applicabile il range medio di euro 1000 per ogni anno di durata del processo e così irrogare a titolo di sanzione la somma complessiva di euro 2.700.
Le spese processuali seguono la soccombenza (art. 91 c.p.c.) e sono liquidate come da dispositivo, alla stregua delle nuova disciplina portata dal d.m. 20 luglio 2012 n. 140, essendo applicabile la tariffa professionale vigente al momento in cui la prestazione difensiva si è esaurita (Cass., Sez. Un., 12 ottobre 2012, n. 17.406).

 

PQM

 

Il Tribunale di Modena, definitivamente decidendo, ogni contraria istanza, domanda e/o eccezione disattesa, nella causa promossa da [ALPHA] s.r.l. con atto di citazione notificato in data 30 marzo 2010,
1. revoca il decreto ingiuntivo opposto;
2. dichiara tenuta e condanna l’opposta al rimborso delle spese processuali, che sono liquidate in complessivi euro 1.620 (di cui euro 120 per anticipazioni; euro 1.5000 per compensi), oltre ad IVA e CAP, come per legge.
3. dichiara tenuta e condanna l’opposta al versamento a favore di controparte della somma di euro 2.700 a norma dell’art. 96, 3 comma, c.p.c.
Modena lì, 6 dicembre 2012
Il Giudice (dr. Roberto Masoni)

Share
Mirco Minardi

Avvocato, blogger, relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e delle seguenti monografie: Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo civile di cognizione. Manuale di sopravvivenza per l’avvocato, Lexform Editore, 2009; Le trappole nel processo civile, 2010, Giuffrè; L’onere di contestazione nel processo civile, Lexform Editore, 2010; L’appello civile. Vademecum, 2011, Giuffrè; Gli strumenti per contestare la ctu, Giuffrè, 2013; Come affrontare il ricorso per cassazione civile, www.youcanprint.it, 2020.


Un commento:



Lascia un commento

  • (will not be published)

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*