Tardiva iscrizione a ruolo della causa di opposizione a decreto ingiuntivo, in caso di abbreviazione, volontaria o involontaria, dei termini a comparire.

Ai sensi dell’art. 645, secondo comma c.p.c, a seguito dell’opposizione, il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo si svolge secondo le norme del procedimento ordinario davanti al giudice adito; ma i termini di comparizione sono ridotti a metà. Detta riduzione, contrariamente da quanto possa sembrare dalla lettera della norma, è facoltativa e non automatica.

L’iscrizione a ruolo della causa avente ad oggetto l’opposizione a decreto ingiuntivo deve avvenire ...

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12 commenti:

  1. Sabatino rainone

    La norma di riferimento – art. 645, comma 2, c.p.c. – non prevede affatto che abbreviati a metà i termini di comparizione per l’opposto si abbrevi anche il termine di costituzione per l’opponente (da 10 a 5 giorni).
    Sennonché tale è la interpretazione della Corte di Cassazione che, a mio avviso (e non solo), è erronea e contrasta anche con i principi regolatori del giusto ed equo processo di cui all’art. 111, comma 1, della Costituzione e dell’art. 6 CEDU come vivente nell’interpretazione della giurisprudenza della Corte di Strasburgo.
    La Cassazione si è arroccata su una posizione di comodo, debole rispetto alle critiche che sono state mosse nel tempo alla suddetta posizione e prive di rigore logico e giuridico.
    Attuale sembra la posizione iniziale della Cassazione con Luigi Bianchi d’Espinosa, molto più rigorosa delle ricostruzioni giuridiche fornite successivamente dalla stessa Cassazione (si veda anche Remo Caponi sull’argomento).
    Dunque, la lettera della norma non prevede e, quindi, esclude che una volta dimezzato il termine di comparizione per l’opposto ci debba essere anche il dimezzamento del termine di costituzione per l’opponente.
    Il Legislatore, in occasione della novella del 1950, non ha affatto aggiunto alla originaria previsione di dimezzamento del termine di costituzione dell’attore anche la nuova previsione di dimezzamento dei termini di comparizione per il convenuto.
    Al contrario si è trattato di una vera e propria sostituzione della locuzione “termini di costituzione” con quella “termini di comparizione”.
    La sostituzione della locuzione è dipesa unicamente dalla introduzione del nuovo sistema della citazione a udienza fissa e che la distinzione tra termini di comparizione e termini di costituzione era ben chiara al Legislatore che in quella occasione l’ha mantenuta, come provano le relazioni ministeriali della novella.
    Peraltro, alcuno scopo ha, ai fini acceleratori del processo, l’abbreviazione anche dei termini di costituzione dell’attore – opponente (tale è un dato insormontabile sul piano logico e giuridico).
    La difficoltà interpretativa dell’art. 645, comma 2, c.p.c. risiede proprio nella chiarezza della sua formulazione letterale, la quale non richiama il termine di costituzione dell’opponente.
    Sul piano sistematico, nel silenzio della norma di cui all’art. 645, comma 2, c.p.c. circa il dimezzamento dei termini di costituzione per l’attore-opponente, non è possibile operare alcuna analogia con la diversa fattispecie di cui agli artt. 163 bis, comma 2, e 165, comma 1, c.p.c. (abbreviazione presidenziale) stante il principio di legalità con i suoi rilevanti corollari (riserva di legge, tassatività della fattispecie, divieto di analogia).
    Quanto alla incostituzionalità delle norme che ci interessano per come interpretate dalla Cassazione vi sono una serie di questioni, anche completamente nuove rispetto a quelle già decise dalla Corte Costituzionale.
    In particolare, oltre alla q.l.c. pur essa nuova di violazione artt. 2, 25, 111, comma 1, 117, comma 1, della Costituzione nonché art. 6 CEDU come vivente nell’interpretazione di Strasburgo, andrebbe censurato come nell’interpretazione dell’art. 645, comma 2, c.p.c. fornita dalla Cassazione si palesa un diniego di accesso alla Giustizia in ragione: a) della criticità interpretativa data dalla formulazione letterale della norma, b) della indiscutibile casistica giurisprudenziale esistente e, in conseguenza di quest’ultima, c) della frequente rimessione alla Corte Costituzionale delle norme in esame, d) della turbolenza dei lavori dottrinari, e) della irrimediabilità delle conseguenze connesse alla interpretazione fornita dalla Cassazione, nonché f) dell’assenza di uno scopo legittimo della norma non essendovi alcuna funzione acceleratoria del processo nel dimezzamento anche dei termini di costituzione dell’attore – opponente.
    C’è ancora molto da dire sul punto e, quindi, ritengo che sulla questione non sia stata scritta ancora l’ultima parola.

  2. Marco

    Il processo civile è troppo formale. E’ inconcepibile che un decreto ingiuntivo possa diventare definitivo solo perchè la causa di opposizione è stata iscritta in ritardo.

  3. Primo Frigieri

    Sino a quando la procedura civile sarà fonte di libera interpretazione per effetto di norme che si prestano a tale
    facoltà,non si finirà mai di avere sorprese nella gestione dei diritti delle persone alle quali sarebbe dovuta una maggiore certezza non affidata ,come spesso accade,agli umori o,peggio,ai voli di fantasia di qualche interprete.

  4. Avv. Marco F.

    Concordo pienamente con gli argomenti prospettati da Sabatino Rainone. Le norme in materie di procedimento di ingiunzione si limitano a richiamare, quanto alla costituzione dell’attore, alle norme sul procedimento ordinario ove l’abbreviazione del termine a cinque giorni è previsto solo per il caso di cui all’art. 163 bis secondo comma (cause che richiedano pronta spedizione) e comunque su specifica istanza dell’attore. Trattandosi di norme che comportano decadenze di rilievo le stesse devono essere di stretta interpretazone. Non è di certo ragionevole operare con criterio analogico rispetto a fattispecie sensibilmente diverse, comprimendo la possibilità di concreta attuazione del diritto costituzionalmente garantito di difesa senza alcuna apprezzabile contropartita sul piano dell’efficienza della giustizia.

  5. Sabatino rainone

    Gentili colleghi, per un approfondimento sul tema specifico Vi invito a scaricare la mia monografia dal seguente sito: http://www.ordineavvocatinola.it, sezione “Pubblicazioni”.
    In bocca al lupo.
    Sabatino Rainone

  6. Avv. Danilo Petrelli

    L’argomento è stato definitivamente risolto dalla sentenza di Cassazione a sezioni Unite del 09.09.2010 n. 19246 che ha sancito :
    Ritengono le sezioni unite che esigenze di coerenza sistematica, oltre che pratiche, inducono ad affermare che non solo i termini di costituzione dell’opponente e dell’opposto sono automaticamente ridotti alla metà in caso di effettiva assegnazione all’opposto di un termine a comparire inferiore a quello legale, ma che tale effetto automatico è conseguenza del solo fatto che l’opposizione sia sfata proposta, in quanto l’art. 645 c.p.c. prevede che in ogni caso di opposizione i termini a comparire siano ridotti a metà. Nel caso, tuttavia, in cui l’opponente assegni un termine di comparizione pari o superiore a quello legale, resta salva la facoltà dell’opposto, costituitosi nel termine dimidiato, di chiedere l’anticipazione dell’udienza di comparizione ai sensi dell’art. 163 bis, comma 3.

    <la conseguenza catastrofica di questa sentenza è che tutti i giudizi di opposizione e a decreto ingiuntivo non iscritti nei 5 giorni dalla notifica, vanno dichiarati improcedibili, con la conseguente esecutorietà del decreto opposto!. E' facile capire le conseguenze disastrose, sui processi in corso, dell' applicazione, quasi ovvia, da parte dei Giudici, di questa sentenza .

  7. Mirco Minardi

    Io credo che a questo punto occorre una protesta forte e denunciare a tutti i livelli questa sentenza che manifestamente viola il diritto di agire in giudizio. La Cassazione non può inventarsi norme che non esistono e permettersi poi di cambiarle con effetti devastanti solo perchè ha un ripensamento!!!

  8. Valentina Gallucci

    Io credo che, poichè il nostro è un sistema di Civil Law, dove non vige il principio del precedente vincolante, non è corretto dichiarare improcedibili tutte le opposizioni iscritte “tardivamente”. Inoltre, questa sentenza ha adirittura forza retroattiva, veramente inconcepibile. Sarebbe più corretto, se proprio questa nuova interpretazione fosse convincente, apllicarla per le nuove iscrizioni a ruolo.

  9. Alessia

    in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, avenati al giudice di pace, l’iscrizione a ruolo deve comunque avvenire entro 10 giorni dalla notifica dell’atto di opposizione? ho trovato una sentenza della cass. che scinde i momenti della iscrizione da quello della costituzione.che ne pensate?
    Ciao^

  10. Marco

    Scusi avv. Minardi,
    è sicuro che l’iscrizione a ruolo davanti al GdP dell’opponente, anche in caso di opposizione a d.i., possa avvenire fino al giorno dell’udienza? Non trovo alcun riferimento normativo o giurisprudenziale,sarebbe così gentile da indicarmene? Molte grazie. f.to: un Praticante Ansioso

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