Appalto: se il mancato pagamento di una parte dell’opera possa giustificare la risoluzione del contratto.

Mirco Minardi

Nel caso che vi sottopongo l’appaltatore ha agito per chiedere la risoluzione del contratto a causa del mancato pagamento di alcune opere.

Si tratta di una strategia difensiva che non condivido: per quale ragione risolvere il contratto? Non è forse meglio chiedere la condanna al pagamento della somma residua?

Il Tribunale, vista la domanda dell’attore-appaltatore, è pertanto costretto ad accertare la gravità dell’inadempimento (art. 1455 c.c.), gravità che finirà per escludere con le seguenti argomentazioni.

L’inadempimento che legittima la pronuncia di risoluzione è soltanto l’inadempimento grave (art. 1455 c.c.), per tale dovendosi intendere quello che per quantità, qualità, modalità, frustra l’interesse perseguito dalla controparte con la stipula del contratto.

La gravità dell’inadempimento è concetto non predeterminabile in astratto, ma definibile solo a posteriori, con riferimento a tutte le circostanze del caso concreto. Di norma, la S.C. reputa grave l’inadempimento che quantitativamente o qualitativamente abbia impedito alla controparte di conseguire l’utilità che si riprometteva dal contratto: detto altrimenti, l’art. 1455 c.c. esprime “una regola di proporzionalità, in virtù della quale la risoluzione del vincolo contrattuale è legislativamente collegata all’inadempimento di obbligazioni che abbiano notevole rilevanza nell’economia del rapporto, avuto riguardo sia all’esigenza di mantenere l’equilibrio tra prestazioni di uguale importanza nei contratti con prestazioni corrispettive sia all’interesse dell’altra parte, che non deve essere tanto inteso in senso subiettivo, in relazione alla stima che il creditore abbia potuto fare del proprio interesse violato, quanto in senso obiettivo, in relazione all’attitudine dell’inadempimento a turbare l’equilibrio contrattuale e a reagire sulla causa del contratto, e perciò sul comune intento negoziale” (così, ex plurimis, Cass., 26-10-1985, n. 5277, in Arch. civ., 1986, 153).

Il criterio elaborato dalla S.C., nei termini sopra riassunti, per determinare la gravità dell’inadempimento ex art. 1455 c.c., è stato definito “relativistico”, in quanto in base ad esso, per stabilire se l’inadempimento sia grave, va coordinata la valutazione dell’elemento obiettivo della mancata o inesatta prestazione nel quadro dell’economia generale del contratto, con l’elemento soggettivo, e cioè con l’interesse in concreto dell’altra parte all’esatta e tempestiva prestazione. Attraverso il principio “relativistico” la giurisprudenza di legittimità dà rilievo a tutti gli elementi del contratto, ed in particolare all’entità dell’inadempimento (Cass. 30.1.1980, n. 720, inedita; Cass. 11.2.1980, n. 959, inedita; Cass. 3.6.1981, n. 3592, in Foro it. Rep., 1981, Contratto in genere, 303; Cass. 1.10.1984, n. 4841, in Foro it. Rep., 1984, Contratto in genere, 251; Cass., 24-10-1988, n. 5755, in Arch. civile, 1989, 168; Cass. 23.3.1991, n. 3156, in Foro it. Rep., 1991, Contratto in genere, 377; Cass. 10-09-1991, n. 9485, in Giur. it., 1992, I, 1, 1082; Cass. 19.2.1993, n. 2022, in Foro it. Rep., 1993, Contratto in genere, 455; nello stesso senso, per la giurisprudenza di questo tribunale, da ultimo Trib. Roma 3.4.2002, Barone c. Di Blasio, inedita; Trib. Roma 23.3.2002, Iannozzi c. Proget Arreda s.a.s., inedita).

2.1. Ciò premesso in iure, si osserva in facto che nel caso di specie:
– il valore dell’appalto, originariamente concordato tra le parti, era di £ 218.817.368 (all. 1 fasc. attoreo);
– nel marzo del 1998, l’attore aveva già percepito compensi per 120 milioni di lire (circostanza incontroversa);
– l’attore, in data 10 marzo 1998, ha chiesto al convenuto il pagamento dell’importo di lire 24 milioni, di cui alla fattura 3/98 (cfr. all. 33 fasc. attoreo);
– tale pagamento non è mai avvenuto (circostanza incontroversa), onde l’appaltatore ha deciso unilateralmente di sospendere i lavori, a partire dal 20 aprile 1998 (cfr. allegato 36 fascicolo attoreo);
– in conseguenza della sospensione dei lavori, il committente ha, a sua volta, cambiato la serratura d’ingresso dell’appartamento nel quale le opere erano in corso, così di fatto spossessando l’appaltatore del cantiere (cfr. interrogatorio formale reso dal convenuto all’udienza del 10 ottobre 2000);
– pochi giorni dopo, il 30 aprile 1998, il committente ha notificato all’appaltatore un atto nel quale dichiarava di voler recedere dal contratto di appalto, ai sensi dell’articolo 1671 cod. civ..

2.2. Questi essendo i fatti dimostrati, deve concludersi che la condotta del committente, pur costituendo un inadempimento in senso tecnico, non abbia assunto il connotato della “gravità” richiesto dall’articolo 1455 cod. civ. per la risoluzione del contratto.

Deve, in primo luogo, escludersi che il mancato pagamento di una parte del corrispettivo, pari a 24 milioni di lire, costituisca inadempimento “grave” ex articolo 1455 c.c., in quanto:
(a) sotto il profilo quantitativo, la tranche di corrispettivo non pagata dal committente al momento in cui l’appaltatore ha sospeso i lavori (24 milioni di lire) rappresentava meno del 10% dell’importo complessivo dei lavori, e dunque il mancato pagamento di essa non può ritenersi tale da alterare irreversibilmente il sinallagma contrattuale;
(b) sotto il profilo qualitativo, l’inadempimento del committente non avrebbe arrecato pregiudizi irreparabili all’appaltatore, posto che il danno da ritardato adempimento avrebbe trovato comunque ristoro nel decorso degli interessi legali, vertendosi in materia di obbligazioni di valuta.


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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.

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Un commento:

  1. LUIGI ROSATO

    Ma per la miriade di piccole imprese che svolgono la pressochè totalità dei lavori in sub appalto vi sono norme che ne tutelino il pagamento?
    Da parecchi anni ormai gli appalti vengono affidati a società che hanno l’arte di non pagare mettendo in seria difficoltà economica le aziende subappaltanti le quali se vanno per vie legali vedono scorrere anche 10 anni per vedere riconosciuto il proprio credito.
    Semprechè non siano fallite prima con estrema convenienza e soddisfazione del debitore!
    Esiste una norma che metta il debitore in una situazione ove trovi opportuno non avere comportamenti scorretti ???
    Che sò, una legge che produca il blocco totale dei pagamenti a lui dovuti o la sospensione….
    Se sì pubblicatela e promuovetela per favore, se va avanti così chiuderanno pian piano tutte le aziende che hanno nella loro missione il LAVORO e non la mera speculazione economica!!!

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