Qual è la sorte della domanda, in caso di frazionamento del credito?

Mirco Minardi

Vediamo oggi quale sia, in caso di parcellizzazione del credito, la sorte delle domande, tanto della prima, quanto delle successive. La Cassazione ritorna sulla questione affermando che tutte le domande, dunque sia la prima che le altre, vanno dichiarate improponibili. Pertanto, il creditore potrà riproporre la domanda per l’intero, non essendo il giudice pervenuto ad una decisione sul merito.

E per quanto concerne la prescrizione? In passato, la Suprema Corte ha avuto modo di affermare che il principio fissato dall’art. 2945 c.c. – secondo cui l’interruzione della prescrizione per effetto di domanda giudiziale si protrae fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio – trova deroga solo nel caso di estinzione del processo, e pertanto resta applicabile anche nell’ipotesi in cui detta sentenza non decida nel merito ma definisca eventuali questioni processuali di carattere pregiudiziale. Per tale ragione è stato riconosciuto l’effetto interruttivo protratto di cui all’art. 2945 c.c alla domanda giudiziale anche nell’ipotesi in cui il giudizio si sia concluso con una sentenza dichiarativa dell’improponibilità della domanda (V. Cassazione civile , sez. III, 24 novembre 2005, n. 24808).

In conclusione: nulla è perduto, occorre semplicemente ricominciare daccapo.

Cassazione civile, 11 giugno 2008, n. 15476

Svolgimento del processo

Nell’impugnata decisione lo svolgimento del processo è esposto come segue:
“Con citazione ritualmente notificata ID data 15/12/04 la SRL MED., con sede in Castelfranco Veneto, conviene in giudizio la SRL PAN. AUT., con sede in R., per l’udienza del 20/01/2005 ed espone di essere in credito nei suoi confronti della somma di Euro 32.904,00 portata dalle fatture n. 3671 del 17/07/03 di Euro 5.484,00, n. 3672 del 17/07/03 di Euro 5.484,00, n. 4081 del 25/07/03 di Euro 5.484,00, n. 4082 del 25/07/03 di Euro 5.484,00, n. 4200 del 29/08/03 di Euro 5.484,00 e n. 4214 del 29/08/03 di Euro 5.484,00. Sollecitata al pagamento del debito la convenuta non vi ha provveduto; parte attrice ne domanda quindi la condanna. Onde evitare un giudizio di valore superiore a Euro 1.032,91, che comporterebbe un maggior aggravio di spese, l’esponente intende agire per l’intanto allo scopo di ottenere un adempimento parziale di Euro 1.032,91, riservando al prosieguo il recupero della restante somma di Euro 31.871,09 e degli interessi maturati. La parte convenuta rimane contumace e non si presenta a rendere l’interrogatorio formale ammesso per l’udienza del 18/04/05 quando la causa è assegnata a decisione sulla base delle sole conclusioni di parte attrice come in epigrafe riportate”.
Con sentenza 18.4 – 11.5.2005 il Giudice di Pace di Mondovì decideva come segue:
“… definitivamente pronunciando, CONDANNA La SRL PAN. AUT., con sede in R., Via dei Martiri di Marzabotto n. 12, AL PAGAMENTO in favore della parte attrice, SRL MED., con sede in Castelfranco Veneto, in persona del legale rappresentante sig. Piero B., della somma di Euro 1.032,91, oltre agli interessi legali dalla pubblicazione della sentenza al saldo. Condanna inoltre la parte convenuta a rimborsare le spese legali di questo procedimento che liquida in complessive Euro 542,00 di cui Euro 92,00 per spese e Euro 450,00 per diritti ed onorari oltre I.V.A. e C.P.A. (2%) sulle somme imponibili”.
Contro questa decisione ha proposto ricorso per cassazione la PAN. AUT. s.r.l..
La MED. s.r.l. ha resistito con controricorso.

Motivi della decisione

Con il primo motivo di ricorso la PAN. AUT. s.r.l. denuncia “Violazione ex art 360, punto 2, c.p.c., per violazione sulle norme sulla competenza per valore” esponendo doglianze che possono essere riassunte come segue. Il Giudice di Pace di Mondovì si è trovato a giudicare su di un asserito rapporto da cui scaturirebbe un credito di Euro. 32.904,00, anche se, poi, la società attrice ha chiesto la condanna parziale solo nell’ambito di Euro. 1.032,91. Non solo l’importo complessivo supera la competenza per valore del Giudice di Pace ma persino ciascuna fattura è di importo superiore al limite massimo di Euro 2.582,28, oltre cui detto Giudice non ha più potere decisorio. È indubbio che il Giudice ha comunque dovuto accertare almeno la sussistenza di un rapporto avente valore di Euro 5.484,00, ossia superiore a quello di sua competenza. Tale modus operandi cozza con la norma sulla competenza per valore. Neppure si può ritenere, nel caso di specie, che la condanna al pagamento della somma di Euro 1.032,91 non comporti un giudicato, perlomeno implicito, sulla maggiore somma recata da tutte le fatture prodotte in giudizio o almeno da una di esse. Dato che la prestazione minima fatta valere dall’attrice (l’importo di una delle fatture) va oltre la competenza del Giudice di Pace, non è applicabile la giurisprudenza che prevede la valutazione della competenza in base al valore della domanda e non del rapporto nella sua interezza.
Il primo motivo di ricorso deve ritenersi fondato nella parte preliminare ed essenziale concernente la possibilità di parcellizzazione della domanda (possibilità negata dalla ricorrente, anche se in modo parzialmente implicito); mentre le ulteriori doglianze debbono ritenersi assorbite (come deve ritenersi assorbito il secondo motivo con cui la ricorrente denuncia “Violazione ex art. 360, punto 5, c.p.c. per omessa ed insufficiente motivazione su un punto rilevante della controversia” esponendo censure in ordine alla ritenuta fondatezza nel merito della domanda; ed il terzo motivo con cui la ricorrente denuncia “Violazione ex art. 360, punto 4, c.p.c. per nullità del procedimento” osservando che essendo la società Pan. Aut. s.r.l. contumace, l’attrice avrebbe dovuto notificare alla stessa il verbale di ammissione dell’interrogatorio formale; mentre ciò non è avvenuto).
Questa Corte Suprema a S.D. ha infatti recentemente enunziato il seguente principio di diritto “Non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, di frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo, in quanto tale scissione del contenuto della obbligazione, operata dal creditore per sua esclusiva utilità con unilaterale modificazione aggravativa della posizione del debitore, si pone in contrasto sia con il principio di correttezza e buonafede, che deve improntare il rapporto tra le parti non solo durante l’esecuzione del contratto ma anche nell’eventuale fase dell’azione giudiziale per ottenere l’adempimento, sia con il principio costituzionale del giusto processo, traducendosi lo parcellizzazione della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditorio in un abuso degli strumenti processuali che l’ordinamento offre alla parte, nei limiti di una corretta tutela del suo interesse sostanziale”. (Cass. Sez. U, Sentenza n. 23726 del 15/11/2007).
Da detta sentenza di questa Corte non emerge espressamente la sorte della domanda proposta in violazione del principio medesimo.
Tuttavia dal complesso della motivazione (ed in particolare dalla sua ratio) si evince che la domanda è improponibile; e che detta improponibilità investe ciascuna delle singole domande (in ciascuna delle relative diverse cause) in cui è stata frazionata la domanda concernente l’intera somma in questione (e cioè la domanda come avrebbe dovuto essere proposta per essere ritenuta rituale ed dunque proponibile).
Detta ratio consiste infatti nell’affermazione della necessità di assicurare i principi della buona fede e correttezza anche in campo processuale, tra l’altro non alterando il giusto equilibrio degli opposti interessi delle parti contrapposte ed evitando il rischio di peggiorare la posizione del debitore “.. sia per il profilo del prolungamento del vincolo coattivo cui egli dovrebbe sottostare per liberarsi della obbligazione nella sua interezza, ove il credito sia nei suoi confronti azionato inizialmente solo pro quota con riserva di azione per il residuo come propriamente nel caso esaminato dalla citata Sez. un. n. 108/00 cit., in cui la richiesta di pagamento per frazione era finalizzata ad adire un giudice inferiore rispetto a quello che sarebbe stato competente a conoscere dell’intero credito, sia per il profilo dell’aggravio di spese e dell’onere di molteplici opposizioni (per evitare la formazione di un giudicato pregiudizievole) cui il debitore dovrebbe sottostare, a fronte della moltiplicazione di (contestuali) iniziative giudiziarie…”; ed inoltre nella necessità di evitare ai principi del giusto processo un “..Ulteriore vulnus…” che “… deriverebbe, all’evidenza, dalla formazione di giudicati (praticamente) contraddittori cui potrebbe dar luogo la pluralità di iniziative giudiziarie collegate allo stesso rapporto. Mentre l’effetto inflattivo riconducibile ad una siffatta (ove consentita) moltiplicazione di giudizi ne evoca ancora altro aspetto di non adeguatezza rispetto all’obiettivo, costituzionalizzato nello stesso art. 111 Cost., della ragionevole durata del processo, per l’evidente antinomia che esiste tra la moltiplicazione dei processi e la possibilità di contenimento della correlativa durata…”.
Va dunque enunciato il seguente principio di diritto: “Non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, di frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo; tutte le domande giudiziali aventi ad oggetto una frazione di detto credito vanno dunque dichiarate improponibili”.
Data la novità della giurisprudenza sopra citata e la complessità delle problematiche in questione, va disposta la compensazione delle spese del giudizio di cassazione; mentre non si deve provvedere sulle spese del giudizio di primo grado in quanto la parte convenuta era rimasta contumace.

P.Q.M.

La Corte, decidendo sul ricorso, cassa l’impugnata sentenza e dichiara improponibile la domanda proposta dalla MED. s.r.l.; compensa le spese del giudizio di cassazione.


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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.

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16 commenti:

  1. Giunio Massa

    Decreto ingiuntivo su somma ‘frazionata’. Opposizione. L’opponente non eccepisce la improponibilità della domanda -ricorso per decreto ingiuntivo- relativa alla frazionabilità del credito: la infrazionabilità è rilevabile di ufficio?

  2. Mirco Minardi

    A mio avviso sì, in quanto non si tratta di materia disponibile alle parti essendo in contrasto con il principio costituzionale del giusto processo.

  3. Giuseppe Tortorella

    Il giudice mi ha dichiarato improponibile la domanda perchè avente ad oggetto una pretesa creditoria del lavoratore che avrei potuto far valere in un precedente giudizio, peraltro già definito con verbale di conciliazione ( Con riferimento a tale precedente giudizio evidenzio che si inserisce in un filone di c.d. cause seriali dall’esito scontato posto che da anni si conciliano con la controparte nel senso che questa riconosce il proprio debito nei confronti dell’istante).
    La pronuncia di improponibilità mi consentirebbe di ripresentare la domanda per l’intero.
    Per quanto sopra, ciò non mi sarebbe possibile perchè la prima parte del credito è stata già soddisfatta.
    Cosa fare? Grazie e cordiali saluti

  4. Giunio

    Ho frazionato la domanda richiedendo il 50% che il Giudice ha accolto e la sentenza è passata in giudicato- 2009-. Prima del passaggio in giudcato ho proposto la seconda domanda per l’altro 50%-51.990 €-. Il passaggio in giudicato è avenuto il giorno prima del decorso del termine per la seconda memoria istruttoria. E’ stata formulata eccezione di litispendenza e ilGiudice ha fissato per conclusioni; come finirà?

  5. Mirco Minardi

    @Giunio: potrebbe finire con una declaratoria di inammissibilità della seconda domanda, fermo però il giudicato sulla prima domanda

  6. Giunio

    ma allora il creditore perderebbe il 50% del credito perchè ormai l’altro 50% è stato incassato in virtù della prima decisione passata in giudicato. Sarebbe una vera assurdità -tra l’altro in violazione del prot. 1 allto alla Convenzione Europea CEDU……, un regalo al debitore…
    Grazie dei chiarimenti.
    Giunio

  7. Giunio

    Caro Marco,
    ti aggiorno sulla vicenda. Il Giudice ha dichiarato la litispendenza condannando il ‘creditore alle spese’.
    Mi sembra una gran ‘bestialità giuridica’. A questo punto:
    accetto la condanna alle spese e propongo un’altra domanda per il 50% residuo, oltre agli interessi maturati che sono tanti essendo il credito risalente a diversi anni fa. Faccio appello -sul concetto di litispendenza vi sono orientamenti a me favorevoli- e vedo che succede. Sono pronenso per q

  8. Roberto

    a me e capitato per un giudizio per danni a cose (RCA) e successivo giudizio per lesioni: in quest’ultimo il GDP ha accolto la eccezione di improponibilità.
    Che faccio?
    Ripropongo la seconda domanda con la speranza che capiti ad un altro GDP oppure tento di abbandonare anche il primo giudizio (non ancora escussi i testi) e riproporre tutto insieme?
    Anche se io sono del parere che tale principio non possa apllicarsi in tema di RCA in quanto non si tratta ancora di un credito certo e riconosciuto

  9. Mirco Minardi

    @Roberto: difficile in questa situazione di incertezza dare una risposta. Certamente abbandonare il primo potrebbe essere una possibilità.

  10. Anna

    ho depositato due decreti ingiuntivi per lavori in subappalto privato dalla ditta del mio cliente; il primo era oggetto di due fatture del 2008 per lavori eseguiti, a stati di avanzamento, ad un cantiere X, il secondo riguardava altre due fatture, emesse nel 2010, sempre per il cantiere X ed anche per il cantiere Y. Entrambi sono stati opposti, nel secondo è stato sollevato il frazionamento del credito dall’oponente.
    Il giudice in ordine al primo decreto ing. solleva d’ufficio il frazionamento del credito e dichiara l’improponibilità dell’azione, revoca il decreto ingiuntivo e condanna il mio cliente alle spese del giudizio.
    Ora è in piedi il giudizio di merito relativo all’altro decreto ingiuntivo.
    Il giudice doveva dichiarare l’improponiblità dell’azione per entrambi i decreti ingiuntivi, in modo che io potessi ricominciare nuovamente?
    Vi chiedo cosa devo fare per recuperare le somme di cui il mio cliente è creditore, ed oggetto del primo decreto ingiuntivo revocato?
    L’altro giudizio si svolgerà a settembre, per l’ammissione dei mezzi istruttori.

  11. Mirco Minardi

    @Anna: purtroppo i venti che spirano in Cassazione non sono per nulla buoni…corri seriamente il rischio che il giudice della seconda causa dichiari l’improcedibilità del credito per il cantiere X

  12. Amalia Metitieri

    vorrei sapere che cosa potrebbe succedere, in sede di processo di esecuzione, quando siano posti in esecuzione due Decreti ingiuntivi relativi ad un credito frazionato.
    In realtà il frazionamento si era reso necessario dal momento che il credito nei confronti di una ASL non nasceva da contratto ma da singoli atti di acquisto della Direzione Sanitaria .
    Basterà porre in esecuzione i due Decreti Ingiuntivi nello stesso processo esecutivo?

  13. Gennaro

    secondo voi come dovrei comportarmi:
    Mi spiego. In seguito ad un sinistro stradale ho proposto due domande. La prima per il danno materiale dinanzi al gdp, la seconda per lesioni dinanzi al Tribunale.
    Pur dopo aver depositato le note 183 comma 6 cpc nel giudizio dinanzi al Tribunale (quello dinanzi al gdp nel frattempo andava per pc e discussione) controparte depositava sentenza della Cassazione Civile relativa alla declaratoria di infrazionabilità del credito per le ragioni ormai ben note.
    Per l’effetto il G.I. dichiarava con sentenza l’improcedibilità della domanda.
    Sull’altro versante il GDP non riteneva di accogliere la domanda risarcitoria del danno materiale (trattandosi di richiesta di integrazione del danno) e, per fortuna, compensava le spese.
    Ora mi chiedo: posso proporre nuova domanda solo per lesioni, atteso che la sentenza del GDP è passata in giudicato? O non ho più lacuna possibilità di ottenere il ristoro del danno per le lesioni?

  14. Mirco Minardi

    @Gennaro: stando alla giurisprudenza della Cassazione parrebbe di no; ma la materia cerca ancora una sistemazione definitiva. Non credo che la Corte abbia detto l’ultima parola.

  15. Elisabetta

    Salve a tutti. Nel 2010 ho proposto una domanda di risarcimento danni per lesioni innanzi al Tribunale avendo già proposto altra azione per danni materiali innanzi al giudice di pace. All’udienza del 183 c.p.c. il Giudice dichiarava impropronibile l’azione in virtù di una sentenza del 2012 della Corte di Cassazione, terza sezione civile, sorta durante i termini del 183 c.p.c., che dichiarava l’improponibilità dell’azione in caso di frazionamento del danno. La sentenza in questione era la prima che riteneva impropronibile l’azione nel caso di frazionamento del danno ed è anche difforme da una sentenza a sezioni unite del 2000 che affermava la possibilità del frazionamento basandosi sul principio della disponibilità della domanda. La stessa sentenza del 2007 a sezioni unite non si pronunciava affatto sulla improponibilità o meno della domanda frazionata ma se fosse lecito o meno la compensazione delle spese in caso di frazionamento di un credito unitario. Ho proposto quindi appello per vari motivi, uno di questi è che solo le sentenze a sezioni unite possono assurgere a diritto vivente e non sentenze a sezioni semplici dato che la stessa sezione della cassazione mesi prima con altra sentenza riteneva che non poteva dichiararsi inammisibile la seconda domanda ma solo apprestare accorgimenti per eliminare gli effetti dell’abuso del processo, come ad esempio la compensazione delle spese processuali. Altro motivo di appello è la irretroattività di un principio giurisprudenziale. Se la legge non può essere irretroattiva a maggior ragione non può esserlo una sentenza della Cassazione anche riferendomi all’art 6 della Convenzione dei diritti dell’uomo. Aspetto con anzia l’esito dell’appello sperando che sia per me positivo.

  16. Giunio

    Ma mi chiedo: se viene dichiarata la improponibilità della domanda il creditore perde il credito? Ma è una assurdità. Tu stato costringi il creditore a spendere centinaia di €uro per il contributo unificato e spese varie, che spesso non ha perché il privato o l’imprenditore è oggi in grave difficoltà. Migliaia di avvocati hanno deciso di frazionale il credito per risparmiare, non per danneggiare il debitore -dieci cause del GPace sotto i 1000 €, visto che le spese non possono superare il capitale- sono molto meno gravose di un’unica causa in tribunale- e, me lo condanni pure: è un premio al debitore. L’Italia non è fondata sul lavoro ma sul debito. Ci vorrebbe un movimento per fare approvare una legge apposta sulla frazionabilità con forte riduzione sulle spese. Diamoci da fare in questo senso.




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