La scrittura reca una firma apocrifa: che fare?

Supponiamo che il vostro cliente Tizio entri in possesso di un documento che pur recando una firma a lui riconducibile, non è stato da egli sottoscritto e che da quella scrittura Caio pretenda di regolare il rapporto in una certa maniera. Poiché Tizio deve avere dei soldi da Caio, e quella scrittura rappresenta un ostacolo, cosa deve fare?

  • deve aspettare che l’altra parte la produca in giudizio per poi disconoscere la firma?
  • deve proporre l’azione in via principale ex art. 216 c.p.c., secondo comma?
  • deve esperire la querela di falso?

La soluzione non è nessuna delle tre.
Non la prima, perché significherebbe limitare il diritto di agire in giudizio ex art. 24 della Costituzione.
Non la seconda, perché l’istanza di verificazione in via principale presuppone che la scrittura privata sia stata riconosciuta o debba essere legalmente considerata tale.
Non la terza, atteso che la querela di falso presuppone che la scrittura privata costituisca prova piena, nei confronti di chi la propone, della provenienza delle dichiarazioni, situazione che non sussiste nel caso in cui, come si è detto, non vi è stato riconoscimento, né ricorre uno dei casi in cui la scrittura deve essere considerata come riconosciuta.

E allora? La soluzione è semplice. Basterà agire in giudizio chiedendo preliminarmente l’accertamento dell’apocrifia della sottoscrizione e da lì spiegare tutte le domande conseguenti.

Tanto è stato affermato anche di recente dalla Suprema Corte (sent. 974/2008) secondo cui <<con riguardo ad una scrittura privata che non sia stata riconosciuta e che non debba ritenersi legalmente riconosciuta, e per la quale, pertanto, non sia necessario esperire la querela di falso, al fine di contestarne la piena efficacia probatoria (art. 2702 c.c.), la parte, che sostenga la non autenticità della propria apparente sottoscrizione, non è tenuta ad attendere di essere evocata in giudizio da chi affermi una pretesa sulla base del documento, per poi operare il disconoscimento ai sensi ed agli effettidell’art. 214 c.p.c., e ss., ma può assumere l’iniziativa del processo, per sentire accertare, secondo le ordinarie regole probatorie, la non autenticità di detta sottoscrizione, nonchè per sentir accogliere quelle domande che postulino tale accertamento (Cass. 24.2.1983, n. 1420; Cass. 12.10.2001, n. 12471).

<<Se quindi è inesatto quanto affermato dalla Corte d’appello che la legittimità dell’iniziativa processuale assunta dalla controricorrente si ricaverebbe dall’art. 216 c.p.c., comma 2, che ammette espressamente l’azione diretta alla verificazione della scrittura, posto che la norma in questione si riferisce all’istanza di verificazione in via principale, che presuppone che la scrittura privata sia stata riconosciuta o debba essere legalmente considerata tale, deve del pari escludersi che nel caso di scrittura privata non riconosciuta la parte che abbia interesse all’accertamento della non veridicità della sottoscrizione senza attendere che la scrittura venga azionata giudizialmente nei suoi confronti (come nel caso in esame in cui la banca già aveva soddisfatto il suo interesse alienando i titoli immessi nel deposito e quindi mai avrebbe proposto azione giudiziale), sia tenuta a proporre querela di falso in via principale>>.


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Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.


Un commento:

  1. Diego

    Salve
    perchè non mettete online un modulo per il disconoscimento di firma?
    Potrebbe essere utile a molti, visto che da quando le pratiche commerciali di tutte le aziende (anche di quelle una volta serie, come l’Enel) si stanno appoggiando a società terze che lucrano sulle commissioni per nuovi contratti, molte firme fasulle vengono truffaldinamente apposte all’insaputa dei legittimi titolari.

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