Ricorso per cassazione e jus superveniens

Mirco Minardi

La Corte di Cassazione è certamente tenuta a valutare lo jus superveniens, ma solo a certe condizioni.

Anzitutto, qualora la modifica normativa sia avvenuta prima della notifica del ricorso, occorre che il ricorrente ne abbia dato conto nel ricorso stesso, diversamente la Corte non potrà tenerne in considerazione.

Qualora invece la modifica sopraggiunga alla notifica del ricorso, occorre, da un lato, che il tema coinvolto dalla disciplina sopravvenuta sia investito, sia pure solo indirettamente, da un motivo del ricorso, dall’altro, che quest’ultimo sia altresì ammissibile, secondo la disciplina sua propria, e, dunque, l’applicabilità dello ius superveniens non può accedere ad un ricorso tardivo o, più in generale, inammissibile o improcedibile, ovvero, ad un motivo inammissibile quale sia la ragione della relativa declaratoria (v. Cass. n. 16266 del 26/07/2011; Cass. n. 80 del 04/01/2011 in motivazione). Infatti, in caso di (assenza o) inammissibilità di una censura, il “rigetto” per tali cause dei motivi non può che determinare la stabilita e irrevocabilità delle statuizioni di merito contestate e preclude ogni ulteriore disamina.

Per tali motivi, la Cassazione (Cass. 23518/2018) ha ribadito questo principio: “nel giudizio di legittimità è preclusa l’applicabilità, d’ufficio, dello ius superveniens (nella specie, il D.L. n. 16 del 2012, art. 8, comma 2, conv. nella L. n. 44 del 2002) ove i motivi di ricorso, che riguardino, anche solo indirettamente, la disciplina sopravvenuta, siano dichiarati inammissibili”.


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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.





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