Ricorso per cassazione e giudizio di rinvio

Mirco Minardi

Il procedimento di rinvio è disciplinato dall’articolo 394 del codice di procedura civile. Innanzitutto, il primo comma stabilisce che in sede di rinvio si osservano le norme stabilite per il procedimento davanti al giudice al quale la corte ha rinviato la causa. Questo significa che occorrerà fare riferimento alle regole processuali stabilite per i procedimenti davanti al giudice di pace, al tribunale e alla corte d’appello. Ovviamente, bisogna anche tenere conto del rito da applicare qualora innanzi al medesimo giudice possano applicarsi differenti riti in ragione della materia (v. ad. es. rito del lavoro). Ci sono poi ipotesi in cui il rinvio viene effettuato ad altre autorità, quali il CNF o la sezione disciplinare del CSM.

Il primo comma stabilisce, poi, che deve essere prodotta la copia autentica della sentenza di cassazione.

Il secondo comma dell’articolo 394 disciplina, invece, la posizione processuale delle parti, stabilendo che le stesse conservano la stessa posizione che avevano nel procedimento in cui fu pronunciata la sentenza cassata. Qualora le parti facciano riferimento alle difese, domande ed eccezioni pregresse, si intende che detto rinvio ha l’effetto di richiamare univocamente ed integralmente le domande, eccezioni e difese già spiegate nel giudizio originario. Pertanto, per la validità dell’atto riassuntivo non è necessario che in esso siano riprodotte tutte le domande della parte in modo specifico, essendo sufficiente che siano richiamati, senza necessità di integrale testuale riproduzione, l’atto introduttivo in base il quale sia determinabile il contenuto dell’atto di riassunzione e il provvedimento in forza del quale è avvenuta la riassunzione medesima. Da ciò consegue anche che il giudice del rinvio non incorre nel vizio di ultrapetizione qualora abbia pronunciato su tutta la domanda proposta nel giudizio in cui fu emessa la sentenza annullata e non sulle sole diverse conclusioni formulate con l’atto di riassunzione (cassazione 23073/2014). Si è poi ritenuto che nel rito del lavoro la parte intimata non è tenuta a notificare nuovamente l’impugnazione incidentale che abbia proposto nella fase di appello (cassazione 14306/2007). Ovviamente, le parti dovranno costituirsi in giudizio e in mancanza verrà dichiarata la loro contumacia (cassazione 10009/2017). Non è necessario il rilascio di una nuova procura alle liti.

Vediamo ora il terzo comma, il quale stabilisce anzitutto che nel giudizio di rinvio si può deferire il giuramento decisorio. La seconda parte afferma invece che le parti non possono prendere conclusioni diverse da quelle prese nel giudizio nel quale fu pronunciata la sentenza cassata, salvo che la necessità delle nuove conclusioni sorga dalla sentenza della cassazione. Si tratta della logica conseguenza di quanto stabilito dal comma 2 e la conferma del fatto che il giudizio di rinvio non è altro che la prosecuzione di un giudizio che rimane comunque unico. La dottrina e la giurisprudenza ritengono che da questa norma si ricavi la dimostrazione del carattere tendenzialmente chiuso del giudizio di rinvio, nel senso che il processo è chiuso a nuove allegazioni, domande, eccezioni, istanza istruttorie, produzioni documentali e, in generale a nuove difese che alterino il tema decidendum del giudizio di rinvio. Dunque alle parti nel giudizio di rinvio è preclusa la possibilità di poter ampliare il tema del decidere e così di formulare nuove domande ed eccezioni. Ma anche il giudice incontra dei limiti in quanto egli è vincolato dalla sentenza della corte di cassazione e pertanto non gli è consentito qualsiasi riesame dei presupposti di applicabilità del principio di diritto enunciato, sulla scorta di fatti o profili non dedotti; né egli può procedere a una diversa qualificazione giuridica del rapporto controverso, ovvero all’esame di ogni altra questione, anche rilevabile d’ufficio, che tenda a porre nel nulla o a limitare gli effetti della sentenza di cassazione, in contrasto con il principio della sua intangibilità (cassazione 11535/2017).

Per effetto di questa disposizione, nel giudizio di rinvio non si possono proporre questioni pregiudiziali e vizi della precedente fase processuale precedenti alla pronuncia rescindente della corte di cassazione, in quanto dovevano essere necessariamente proposti o rilevati dalla stessa corte. Del pari, non possono essere dedotte o comunque esaminati in sede di rinvio questioni rilevabili d’ufficio che non abbiano fatto parte del giudizio di cassazione. Allo stesso modo, non possono essere proposti dalle parti nè essere prese in esame dal giudice motivi di impugnazione diversi da quelli che erano stati formulati nel giudizio di appello conclusosi con la sentenza cassata e che continuano a delimitare da un lato l’effetto di evolutivo dello stesso gravami e dall’altro la formazione del giudicato interno.

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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.





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