Omesso esame della consulenza tecnica d’ufficio (ctu) e ricorso per cassazione

Mirco Minardi

A quanto pare non è cambiato niente, nonostante sia cambiato tutto. E’ noto che la nuova versione dell’art. 360 n. 5 faccia riferimento all’omesso esame di un fatto (storico, principale o secondario) di carattere decisivo, oggetto di discussione tra le parti.

Ben diversa era la precedente formulazione che parlava di motivazione omessa, insufficiente o contraddittoria.

Vigente la vecchia versione, gli errori riguardanti la valutazione della CTU si censuravano, appunto, con il n. 5. Tra i tanti ricordo questi casi:

  • il giudice dispone una nuova ctu (che si discosta dalla prima) e sposa una delle due senza motivazione:
  • il giudice non prende posizione (direttamente o indirettamente) sulle osservazioni critiche mosse dai CTP;
  • il giudice si discosta dalla CTU senza motivazione;
  • il giudice si discosta dalla CTU motivando in maniera atecnica, ascientifica

Possono, oggi, questi casi essere censurati in Cassazione? E se sì, come?

Ebbene, secondo Cass. 19293/2018 (ma non è l’unica), qualora il giudice si discostasse dalla CTU medica senza motivare, ci troveremmo di fronte ad una omessa valutazione di un fatto, tale dovendosi considerare l’omessa valutazione delle ragioni medico-legali.

A me pare che ci si ostini a voler infiliare nel n. 5 ciò che manifestamente non vi rientra e questo accade perchè ci si rifiuta ostinatamente di valorizzare l’art. 116 c.p.c. che, invece, parla proprio di prudente apprezzamento della prova. Quale migliore esempio di questa violazione il caso in cui il giudice, dopo aver disposto la CTU, se ne discosti senza motivare?

L’art. 116 c.p.c. obbliga il giudice a:

a) anzitutto esaminare (tutte) le prove

b) in secondo luogo a valutarle con prudenza

Se ciò non accade mi pare indubbia la violazione di questa norma.

Dunque saremmo di fronte ad un errore  di attività (360 n. 4), oppure ad un error in judicando visto che detta violazione ha condotto ad una errata ricostruzione del fatto e quindi ad una errata applicazione della legge (360 n. 3).

Quale sia la soluzione migliore, al momento, non saprei dire, ma di certo quel che mi pare sbagliato è ricondurre tali ipotesi nell’omesso esame di un fatto storico tenuto conto che la relazione del CTU non è un fatto storico.

Va peraltro evidenziato che la pronuncia in esame, mentre inizialmente parla di radicale nullità della sentenza (360 n. 4), poco prima di concludere dichiara di voler condividere quella giurisprudenza che afferma esservi l’omesso esame di un fatto (360 n. 5).

Insomma, la confusione regna sovrana.


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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.





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