Nuovo difensore in Cassazione e autenticazione della sentenza notificata telematicamente. Una precisazione importante della Cassazione

Mirco Minardi

Non di rado mi capita di proporre ricorsi per cassazione in giudizi in cui non sono stato difensore nei gradi di merito.

Quasi sempre, ormai, il vincitore notifica telematicamente la sentenza/ordinanza del giudizio di secondo grado, al fine di far decorrere il termine breve di impugnazione.

La notifica de qua viene effettuata, ovviamente, al “vecchio” difensore.

Si pone dunque il problema della autentica. Difatti, allorquando il provvedimento impugnato viene notificato telematicamente, grava sul ricorrente in Cassazione – a pena di improcedibilità – l’onere di produrre la copia autentica del messaggio pec e degli allegati. Tuttavia, non è lui che può autenticare la PEC, bensì il destinatario.

Più di una volta mi sono trovato al cospetto di Colleghi che opponevano resistenza al rilascio della copie.

Ecco cosa dice ora la Suprema Corte nella ordinanza 21406/2018:

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Cassazione ord. 21406/2018.
1.7. Va pure evidenziato che la necessità di documentare la
notificazione della sentenza impugnata per cassazione con le modalità
anzidette non soffre poi deroga nel caso (costituente l’elemento di
peculiarità della fattispecie in esame) in cui il patrocinio della

ricorrente in sede di legittimità sia espletato da un avvocato diverso
da quello destinatario della notifica telematica della pronuncia,
siccome difensore costituito o anche soltanto domiciliatario della parte
nel pregresso grado di giudizio.
In siffatta ipotesi, grava sul difensore costituito o domiciliatario,
ancorché sia stato revocato o abbia rinunciato al mandato, l’obbligo
non soltanto di informare la parte già rappresentata dell’avvenuta
notificazione della sentenza ma altresì di compiere, in maniera
tempestiva, le descritte attività (estrazione di copie analogiche del
messaggio a mezzo PEC e della relazione di notifica ad esso allegata
ed attestazione cartacea di conformità con sottoscrizione autografa) e
consegnare i relativi documenti al nuovo difensore ovvero (qualora
non edotto della nuova nomina) alla parte stessa.
Si tratta, a ben vedere, di un differente atteggiarsi del medesimo
obbligo del difensore destinatario della notificazione della sentenza in
forme tradizionali, tenuto a consegnare, in maniera completa ed utile
per l’esplicarsi della successiva – eventuale – attività processuale, gli
atti e documenti afferenti il mandato; in entrambe le eventualità della
notifica, una declinazione concreta, adeguata alle specificità della
vicenda, del più generale dovere di diligenza professionale che
l’avvocato, sotto pena della relativa responsabilità, deve serbare nei
confronti del proprio cliente, anche se per qualsivoglia ragione sia
cessato il mandato (v. Cass. 12/10/2009, n. 21589 e Cass., ord.
interi., 20/12/2017, n. 30622).

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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.





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