La Cassazione e alcuni vizi della sentenza

Mirco Minardi

Cass. 26764/2019 fa un sunto di cosa si debba intendere per motivazione apparente, quando ricorre la violazione dell’art. 112 c.p.c., in cosa consiste il motivo di cui al n. 5 dell’art. 360 c.p.c., quando si può dedurre il vizio di legge in relazione ai fatti sussunti.

In realtà, non c’è giudizio più discrezionale di quello relativo alla “apparenza della motivazione”. Alcune decisioni salvano motivazioni obiettivamente inconsistenti, altre vanno a fondo sindacando le premesse maggiori e minori del sillogismo e le regole di implicazione logica.

Il difensore che denunci la violazione dell’art. 132 n. 4 c.p.c. non ha alcuna certezza: il suo ricorso potrà essere accolto, come pure dichiarato inammissibile e prima non c’è modo di saperlo.

“2.1 L’apparenza della motivazione che, potendosi parificare alla motivazione inesistente, ne consente la censura ai sensi dell’art. 132 c.p.c., n. 4 si verifica nel caso in cui essa “benchè graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perchè recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le pii: varie, ipotetiche congetture” (Cass., S.U., 3 novembre 2016, n. 22232): in questi casi si può dunque parlare di assenza di una motivazione percepibile realmente come tale.

L’omessa pronuncia denunciabile ai sensi dell’art. 112 c.p.c. consiste invece nella mancanza di presa di posizione del giudice rispetto ad una domanda od eccezione, nulla avendo a che vedere con la mera carenza motivazionale, in una delle sue possibili manifestazioni.

Ipotesi ancora diversa è quella regolata dall’art. 360 c.p.c., n. 5, nell’ultima formulazione della norma, qui applicabile ratione temporis, che si incentra sull’individuazione di un “fatto” il cui esame sia stato omesso dal giudice di merito e che, per la sua decisività, da intendere come elevato grado logico di pregnanza, se considerato, potrebbe in sè sovvertire l’esito della pronuncia impugnata, sicchè si impone la rivisitazione del giudizio, da svolgere tenendo conto anche della circostanza pretermessa: “fatto” di cui è stato omesso l’esame che è da intendere in senso storico – naturalistico (Cass. 8 ottobre 2014, n. 21152), quale circostanza rilevante sia in via diretta, perchè costitutiva, modificativa o impeditiva rispetto alla fattispecie legale, sia in via indiretta, quale fatto secondario, dedotto in funzione di prova (Cass. b settembre 2016, n. 17761).

In sostanza l’inadeguatezza della motivazione, rileva ex art. 360 c.p.c., n. 5, nel solo caso in cui essa ometta l’esame di uno o più fatti decisivi.

Sta in tale quadro il nuovo assetto processuale quale delineato da Cass., S.U., 7 aprile 2014, n. 8053, e racchiusa nella sintesi delineata in tale pronuncia, secondo la quale l’attuale e novellato assetto si caratterizza per la “riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione”, sicchè è denunciabile in cassazione, nelle forme di cui all’art. 360 c.p.c., n. 4, “solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè”, che si determina, quale vizio processuale (art. 360 c.p.c., n. 4), allorquando l’anomalia si manifesti come ” “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione”, mentre l’aggressione della motivazione nei termini di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 presuppone una specifica modalità delle critica, rigorosamente articolata attraverso l’indicazione del “”fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua: “decisività “”.

Resta per altro verso ferma la possibilità di dedurre la violazione di legge (art. 360 c.p.c., n. 3), allorquando vi sia contrasto con la disciplina che regolano l’operatività e l’efficacia delle prove, tra cui in particolare può qui richiamarsi l’ipotesi del mancato rispetto delle regole di gravità, precisione e concordanza (art. 2729 c.c.) richieste per la prova presuntiva, il che nuovamente consente il sindacato sotto il profilo della elevata probabilità logica (Cass. 16 novembre 2018, n. 29635; Cass. 4 agosto 2017, n. 19485).

Così come, la ritenuta inidoneità di un fatto pur dedotto può essere tale, se quel fatto, proprio come allegato, integri in sè la circostanza costitutiva di un diritto o gli estremi di un eccezione, da permettere di censurare l’erronea valutazione quale violazione della norma sostanziale (art. 360 c.p.c., n. 3), che si ritenga viceversa intercettata dalla predetta circostanza e risulti pertanto mal apprezzata dal giudice del merito nella propria pregnanza giuridica.

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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.




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