Gli errores in procedendo nel ricorso per cassazione

Mirco Minardi

Gli errores in procedendo sono vizi di attività e si fanno valere con il n. 4 dell’art. 360 c.p.c.

In pratica, si tratta di errori compiuti dal giudice di primo o di secondo grado. Naturalmente se l’errore è stato compiuto dal giudice di primo grado è necessario far valere il vizio in appello, salvo che si tratti di nullità insanabile.

Quando vengono denunciati errores in procedendo, la Corte è anche giudice del fatto, potendo accedere direttamente all’esame degli atti processuali del fascicolo di merito sui quali il ricorso si fonda, purché la censura sia stata ritualmente formulata, rispettando, in particolare, il principio di autosufficienza del ricorso nel rispetto delle disposizioni di cui agli art. 366, comma 1, n. 6, e 369, comma 2, n. 4 (Cass. n. 21397/2014; Cass. n. 8008/2014; Cass. n. 896/2014; Cass. n. 12664/2012; Cass. S.U., n. 8077/2012).

Ad esempio, se il ricorrente lamenta che il giudice ha considerato validamente contestato un fatto, seppur la contestazione è stata formulata in maniera generica, dovrà riportare esattamente il contenuto della contestazione, indicando in quale atto era contenuta, quando è stato depositato e dove si trova.

Occorre poi considerare che l’errore non rileva in quanto tale, ma solo se ha determinato un danno concreto. Ad esempio, è irrilevante la censura della mancata osservanza del rito ordinario, se in concreto la parte ha avuto la possibilità di difendersi (Cass. n. 26831/2014; Cass. n. 26157/2014; Cass. n. 15676/2014; Cass. n. 6330/2014; Cass. n. 22289/2013; Cass. n. 3712/2012).

 

Non rientra tra gli errores in procedendo la violazione delle norme poste dal codice civile in materia d’onere della prova e di ammissibilità ed efficacia dei mezzi probatori, le quali attengono al diritto sostanziale (Cass. n. 6332/2014).

Neppure è possibile (ad oggi, ma confido in un cambiamento futuro della giurisprudenza) denunciare la violazione del canone del prudente apprezzamento della prova ex art. 116 c.p.c., in quanto per consolidato orientamento detta norma è violata quando il giudice abbia attribuito valore di prova legale ad una prova liberamente valutabile e viceversa. Tuttavia, è possibile censurare con il n. 4 l’uso di massime di esperienza inesistenti.

Il contrasto insanabile tra dispositivo e motivazione, determinante la nullità della sentenza, sussiste allorché il provvedimento risulti inidoneo a consentire l’individuazione del concreto comando giudiziale (Cass. n. 15990/2014; Cass. n. 14966/2007; v. pure Cass. n. 10727/2013 che, in caso di non coincidenza tra quanto riportato in dispositivo e quanto scritto in motivazione, reputa debba prevalere quest’ultima).

L’omessa pronuncia si verifica allorquando manchi completamente una pronuncia su una domanda o su una eccezione. Nulla a che vedere con l’omessa valutazione del fatto decisivo (360 n. 5), perchè qui ciò che è stato omesso è un fatto principale o secondario decisivo.

Non sussiste il vizio di omessa pronuncia quando la pretesa avanzata con il capo di domanda non espressamente esaminato risulti incompatibile con l’impostazione logico-giuridica della decisione, anche se manchi in proposito una specifica argomentazione (Cass. n. 841/2014; Cass. n. 7406/2014; Cass. n. 3324/2013; Cass. n. 13649/2005).

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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.





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