Onere della prova: un esempio pratico della difficoltà di ripartizione

Mirco Minardi

In precedenti post abbiamo visto come sia spesso difficile risolvere il nodo dell’onere della prova.

Facciamo un esempio in tema di comodato. Sappiamo che alla scadenza stabilita il comodatario deve restituire la cosa nelle stesse condizioni in cui l’ha ricevuta, salvo il normale deterioramento per effetto dell’uso per cui è stata consegnata la cosa (artt. 1807-1809 c.c.).

L’articolo 1812 stabilisce invece che il comodante è tenuto a risarcire i danni subiti dal comodatario a causa dei vizi della cosa data in comodato, qualora il comodante stesso sia stato a conoscenza dei vizi della cosa e non abbia avvertito il comodatario.

Supponiamo che il comodante, nonostante sia consapevole del fatto che il proprio camper abbia un problema ai freni che si surriscaldano in maniera anomala, dia in comodato il proprio automezzo a Caio tacendo il suddetto problema. Supponiamo poi che nell’affrontare una discesa dopo il passo della Marmolada, Caio si schianti contro la parete della montagna, distruggendo il camper e subendo danni alla persona.

Il comodante Tizio agisce nei confronti del comodatario Caio per chiedere il risarcimento dei danni, pari al valore della cosa andata distrutta. Allo stesso tempo, però, il comodatario Caio chiede in via riconvenzionale il risarcimento dei danni subiti a causa dei vizi della cosa, facendo valere la sola responsabilità contrattuale.

L’art. 1812 c.c. non disciplina la ripartizione dell’onere della prova, stabilendo solo le condizioni affinché il comodatario possa ottenere il risarcimento del danno e cioè:

  • l’esistenza di un vizio della cosa;
  • il nesso di causalità tra vizio e danno;
  • la consapevolezza del comodante;
  • il mancato avvertimento del comodatario da parte del comodante.

L’onere di Tizio è molto più semplice; egli deve:

  • allegare e provare l’esistenza del contratto di comodato;
  • allegare il danno subito.

Di primo acchito saremmo portati a pensare che su Caio gravi invece l’onere di allegare e dimostrare:

  • l’esistenza dei vizi della cosa;
  • il nesso di causalità tra vizi e incidente;
  • il nesso di causalità tra incidente e danni;
  • la conoscenza dei vizi in capo al comodante;
  • il danno subito.

Vi è poi un fatto negativo e cioè il mancato avvertimento da parte del comodante: si tratta di un fatto costitutivo (come tale gravante sul comodatario) o di un fatto impeditivo (come tale gravante sul comodante)?

Ma cosa accadrebbe se applicassimo i noti principi stabiliti dalle Sezioni Unite nel 2001 con la sentenza n. 13533, in base alla quale il creditore deve solo allegare l’inadempimento, mentre spetta al debitore l’onere di provare di avere esattamente adempiuto?

Trattandosi di responsabilità contrattuale, infatti, si potrebbe affermare che Caio sia tenuto solo ad allegare l’altrui inadempimento (l’aver consegnato un bene viziato senza renderglielo noto), mentre spetti al comodante Tizio dimostrare che la cosa era esente da vizi e che comunque non vi è stato nesso causale tra cosa/incidente o tra vizio/incidente. Come pure dovrebbe essere Tizio a dimostrare di avere avvisato Caio del problema ai freni.

Poniamoci però dalla parte di Tizio. Egli sarebbe tenuto a provare:

  • la circostanza negativa che la cosa NON aveva difetti;
  • la circostanza negativa che la cosa NON ha prodotto il danno;
  • la circostanza negativa di NON aver saputo dell’esistenza dei vizi.

Mi sembra un onere particolarmente gravoso e lontano da quei principi di ragionevolezza e di effettività del diritto di difesa. Ritengo dunque più corretto il criterio della “vicinanza della prova” enunciato dal Supremo Collegio in varie decisioni, per il quale l’onere della prova va ripartito tenendo conto in concreto della possibilità per l’uno o per l’altro soggetto di provare circostanze che ricadono nelle rispettive sfere d’azione.

Pertanto, applicando il suddetto criterio sarà il comodatario a dover provare i difetti della cosa, il nesso di causalità con il danno e il danno.

Rimangono due elementi della fattispecie:

a)    il fatto positivo della conoscenza da parte del comodante;

b)    il fatto negativo del mancato avvertimento al comodatario;

A mio parere, la soluzione passa per l’applicazione analogica del principio stabilito dall’art. 2698 c.c. in base al quale l’inversione pattizia dell’onere della prova è nullo se ha l’effetto di rendere eccessivamente difficile l’esercizio del diritto. In altre parole, l’ordinamento giudica non meritevole di tutela un accordo che renda troppo difficile l’assolvimento dell’onere della prova per una parte. Non si vede allora per quale ragione questa norma non possa guidare l’interprete nella soluzione dei casi incerti, evitando di addossare l’onere ad una parte per la quale sia difficile dare questa prova (che poi è sempre il principio della vicinanza della prova).

Se così è sarà il comodatario a dover provare la conoscenza da parte del comodante dei vizi, perché per quest’ultimo la prova negativa sarebbe diabolica. Come può dimostrare infatti di avere ignorato? È certamente più semplice per il comodante dare la prova della conoscenza, utilizzando anche le presunzioni.

Al contrario, graverà sul comodante l’onere di dimostrare di avere avvertito il comodatario della presenza dei vizi, trattandosi di fatto positivo, impeditivo della responsabilità.

Come si vede il problema della ripartizione dell’onere della prova talvolta è assai complicato e dirimente rispetto all’esito della causa. Difatti, ogni qual volta non sia possibile accertare la causa di un evento, questa impossibilità si riverbererà sul soggetto che aveva l’onere di provare il fatto.


Share
Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.

Anche questi articoli potrebbero interessarti:


2 commenti:

  1. Pietro Donagemma

    GRAZIE.
    Quello che leggo è utile, anzi utilissimo, perchè …è informativo dei contenuti dei fatti/atti della quotidianità che si vive.
    Da queste relazioni ricevo un aiuto, anche solo ipotetico, ma oggi, domani, dopodomani e ci si forma la mente ad una diversa valutazione e responsabilizzazione di ciò che si fa….con coscienza.

  2. Luigi

    E per quanto riguarda le spese del matrimonio? Io e la mia ex moglie siamo in separazione dei beni. Prima di sposarci i miei suoceri dissero che avrebbero provveduto a tutto loro poichè era la loro unica figlia e volevano darle il massimo e poi i nostri risparmi era meglio che ce non li toccavamo. Pochi giorni fa una lettera scritta dall’avvocato di mia moglie in cuo mi si chiedeva la restituzione dei soldi spesi dal matrimonio. Noi ci siamo separati dopo tre anni e abbiamo un bimbo

Lascia un commento

  • (will not be published)

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*