Riforma della giustizia 2014. Il nuovo pignoramento degli autoveicoli ex art. 521 bis c.p.c.

Mirco Minardi

L’art. 521-bis c.p.c. è stato introdotto dall’art. 19 del d.l. n. 132/2014.
È intitolato “Pignoramento e custodia di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi” ed entra in vigore l’11 dicembre (cioè si applica ai procedimenti esecutivi iniziati a decorrere da quella data).

La novità interessante è rappresentata dal quarto comma, il quale prevede che, d’ora in avanti, gli organi di polizia che accertano la circolazione dei beni pignorati procedono al ritiro della carta di circolazione e, ove possibile, dei titoli e dei documenti relativi alla proprietà e all’uso dei beni pignorati e consegnano il bene pignorato direttamente all’istituto vendite giudiziarie.

Ma andiamo con ordine.

Il primo comma stabilisce che il pignoramento di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi si esegue mediante notificazione al debitore e successiva trascrizione di un atto nel quale si indicano esattamente, con gli estremi richiesti dalla legge speciale per la loro iscrizione nei pubblici registri, i beni e i diritti che si intendono sottoporre ad esecuzione, e gli si fa l’ingiunzione prevista nell’articolo 492.

Come si vede, la norma disciplina il pignoramento di:

  • autoveicoli
  • motoveicoli
  • rimorchi

Il pignoramento contiene anche l’intimazione a consegnare entro dieci giorni i beni pignorati, i titoli e i documenti relativi alla proprietà e all’uso dei medesimi, all’istituto vendite giudiziarie.

Quindi il debitore è tenuto entro dieci giorni a consegnare all’istituto vendite giudiziarie i beni pignorati, i titoli e i documenti relativi alla proprietà e all’uso dei medesimi.

L’Istituto di vendite giudiziario territorialmente competente è quello autorizzato ad operare nel territorio del circondario nel quale è compreso il luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede.

Una volta notificato il pignoramento, il debitore diviene custode dei beni pignorati e di tutti gli accessori, comprese le pertinenze e i frutti, ovviamente senza diritto a compenso (comma 2).

Nel momento in cui il debitore consegna all’I.V.G. i beni pignorati, questo diventa custode e immediatamente comunica l’avvenuta consegna al creditore pignorante l’avvenuta consegna a mezzo PEC ove possibile.

Naturalmente spesso accadrà che il debitore non consegnerà spontaneamente il bene entro dieci giorni. E qui c’è la novità di cui abbiamo parlato all’inizio. Gli organi di polizia che accertano la circolazione dei beni pignorati procedono al ritiro della carta di circolazione e possibile, dei titoli e dei documenti relativi alla proprietà e all’uso dei beni pignorati. Dopo di che consegnano il bene pignorato all’istituto vendite giudiziarie autorizzato ad operare nel territorio del circondario nel quale è compreso il luogo in cui il bene pignorato è stato rinvenuto. Quindi, non l’I.V.G. individuato in base ai criteri di residenza, domicilio, dimora o sede, bensì a quello del luogo in cui è stato rinvenuto il bene.

L’I.V.G. diventa custode e procede alla comunicazione al creditore a mezzo PEC.

Ritorniamo all’U.G. Eseguita l’ultima notificazione, questi consegna senza ritardo al creditore l’atto di pignoramento perché proceda alla trascrizione nei pubblici registri.

Il creditore ha trenta giorni di tempo dalla comunicazione che gli è stata fatta dall’I.V.G., a pena di inefficacia del pignoramento, per depositare nella cancelleria del tribunale competente per l’esecuzione:

  • la nota di iscrizione a ruolo, con copie conformi del titolo esecutivo
  • il precetto
  • l’atto di pignoramento
  • la nota di trascrizione

Interessante notare che la conformità di tali copie è attestata dall’avvocato del creditore, ovviamente ai soli fini dell’articolo.

Ricevuto il tutto il cancelliere forma il fascicolo dell’esecuzione.


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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.

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4 commenti:

  1. Giuseppe Dimito

    non ho ancora fatto un particolare approfondimento sul tema, ma quello che mi viene in mente da una prima lettura della norma è che la facoltà di ritiro della carta di circolazione e dell’auto da parte degli organi di polizia non sia compatibile con la durata del processo esecutivo. Mi spiego meglio: se il debitore non consegna spontaneamente la carta di circolazione ed auto all’IVG, io sarò ad un bivio:
    1) non deposito la nota di iscrizione a ruolo, nè l’istanza di vendita;
    2) nonostante tutto, decido di rischiare e deposito nota di iscrizione a ruolo ed istanza di vendita.
    Nel primo caso, se la Polizia rintraccerà dopo 5 mesi il debitore con auto circolante, rischia di ritirargli la carta e l’auto pur essendo il processo esecutivo già estinto.
    Nel secondo caso, può il processo esecutivo proseguire e arrivare alla vendita del bene pignorato, senza la fisica disponibilità del bene pignorato, quest’ultimo magari rintracciato dalla Polizia dopo uno o due anni o, peggio ancora, mai rintracciato? Io penso che ad un certo punto bisognerebbe dare atto dell’impossibilità di prosecuzione per sottrazione di esecuto, per cui il processo si estinguerà, salve le conseguenze penali per il debitore. Ma se dopo un anno la Polizia lo trova con l’auto a circolare, rischia di ritirargli i documenti e l’auto a processo esecutivo ormai estinto!

  2. Salvatore di carlo

    E se non esiste l’IVG nel circondario? l’ufficiale giudiziario può intimare al debitore di consegnare l’autoveicolo ad altro IVG esistente nel distretto anziché nel circondario? O meglio può intimare la consegna ad un pubblico deposito a pagamento?

  3. Giuseppe

    Cosa accade al processo esecutivo se il mezzo pure pignorato non viene rinvenuto dalla Polizia per mesi o addirittura per anni deve ritenersi estinto ( anche mio malgrado nonostante abbia posto in atto tutti gli adempimenti di legge)?

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