Giudizio d’appello: l’appello incidentale.

E’ uno degli argomenti più complessi. Cominciamo a dare delle definizioni e a fare delle distinzioni, in particolare tra appello incidentale in senso stretto e appello incidentale adesivo.

L’appello incidentale in senso stretto è l’appello della parte contro cui è stata proposta l’impugnazione principale o che sia stata chiamata ad integrare il contraddittorio, ai sensi dell’art. 331 c.p.c..

Esempio. Tizio, convenuto per il risarcimento di un danno, appella la sentenza che lo ha visto soccombere nei confronti di Caio. Caio a sua volta chiede la riforma della sentenza lamentando la non congruità del risarcimento.

L’appello incidentale adesivo è invece quello diretto a chiedere la riforma della sentenza per gli stessi motivi già fatti valere con l’impugnazione principale.

Esempio. Tizio, convenuto per il risarcimento di un danno insieme a Mevio, appella la sentenza che lo ha visto soccombere nei confronti di Caio. Mevio propone appello incidentale per gli stessi motivi.

Le differenze sono rilevanti. Difatti, la disciplina dell’art. 334 si applica solo all’appello incidentale in senso stretto, mentre l’appello incidentale adesivo è soggetto ai normali termini (a meno che non si tratti di cause inscindibili). Il che significa che:

  • è tardivo se proposto oltre il trentesimo giorno dalla notifica della sentenza;
  • è tardivo se proposto oltre il sesto mese dalla pubblicazione della sentenza (per i procedimenti introdotti dopo il 4 luglio 2009).

Si veda a tal proposito la massima che segue.

La disciplina dell’art. 334 c.p.c. – che consente l’impugnazione incidentale tardiva nei confronti di qualsiasi capo della sentenza impugnata ex adverso (per svolgere, cioè, ragioni di impugnazione ulteriori, anche se, eventualmente, comuni alla posizione della parte impugnante in via principale) – è applicabile solo all’impugnazione incidentale in senso stretto, che si identifica con quella proveniente dalla parte contro la quale è stata proposta l’impugnazione principale o che sia stata chiamata ad integrare il contraddittorio, ai sensi dell’art. 331 c.p.c., e non è, pertanto, estensibile all’impugnazione incidentale di tipo adesivo (ossia a quella diretta a chiedere la riforma della sentenza per gli stessi motivi già fatti valere con l’impugnazione principale), che resta soggetta ai termini ordinari.
Cassazione civile , sez. III, 10 marzo 2008, n. 6284

L’appellato il quale, costituendosi, chieda l’accoglimento del gravame per le medesime ragioni fatte valere dell’appellante, formula una impugnazione il cui interesse non sorge dall’impugnazione principale, con la conseguenza che essa non può essere proposta nel termine previsto dall’art. 334 c.p.c. per l’impugnazione incidentale tardiva.
Cassazione civile , sez. trib., 25 gennaio 2008, n. 1610

L’appello incidentale che volto a ottenere la riforma della sentenza impugnata per le medesime ragioni già fatte valere con l’appello principale (o comunque non in contrasto con tali ultime ragioni), essendo proposto a tutela di un interesse della parte che insorge non per effetto dell’impugnazione altrui, ma in conseguenza dell’emanazione della sentenza, non si sottrae all’onere dell’osservanza dei termini ordinari di impugnazione, con la conseguenza che, per tale tipo di appello, non trovano applicazione i termini previsti dall’art. 334 c.p.c. per l’impugnazione incidentale.
Cassazione civile , sez. trib., 25 gennaio 2008, n. 1610

Un esempio aiuterà a capire meglio. Tizio e Caio vengono condannati in primo grado a pagare in solido un risarcimento a Sempronio. Tizio impugna la sentenza. Caio, qualora non contesti il riconoscimento della solidarietà ma solo l’avvenuta soccombenza, non potrà proporre un appello incidentale in senso stretto, bensì dovrà proporre un appello autonomo. Qualora invece impugni la statuizione che lo ha visto obbligato in solido, ha la possibilità di proporre appello incidentale.

L’appello incidentale in senso stretto si può proporre:

  • anche se l’appellante principale ha appellato un capo diverso della sentenza;
  • anche se l’appellato ha prestato acquiescenza alla sentenza;
  • anche se sono scaduti i termini breve o lungo.

L’appello incidentale non richiede che la doglianza sia comune a quella svolta dall’appellante principale. Il capo impuganto può essere del tutto autonomo. Ad esempio: l’appellante principale si duole del rigetto della domanda; l’appellato incidentale può chiedere la riforma del capo relativo alla liquidazione delle spese legali.

L’art. 334 c.p.c., che consente alla parte, contro cui è stata proposta impugnazione (o chiamata ad integrare il contraddittorio a norma dell’art. 331 c.p.c.), di esperire impugnazione incidentale tardiva, senza subire gli effetti dello spirare del termine ordinario o della propria acquiescenza, è rivolto a rendere possibile l’accettazione della sentenza, in situazione di reciproca soccombenza, solo quando anche l’avversario tenga analogo comportamento, e, pertanto, in difetto di limitazioni oggettive, trova applicazione con riguardo a qualsiasi capo della sentenza medesima, ancorchè autonomo rispetto a quello investito dall’impugnazione principale; tale principio trova applicazione anche per la pronuncia sulle spese giudiziali, che è consequenziale ad ogni decisione che definisce il giudizio, quale che sia il capo di tale decisione impugnato in via principale (Cass. Sez. Unite, 05/03/1991, n. 2331; Cass. Sez. Unite, 23/01/1998, n. 652).
2.2. Inoltre, in base al combinato disposto degli art. 334, 343 e 371 c.p.c., è ammessa l’impugnazione incidentale tardiva (da proporsi con l’atto di costituzione dell’appellato o con il controricorso nel giudizio di cassazione) anche quando sia scaduto il termine per l’impugnazione principale, e persino se la parte abbia prestato acquiescenza alla sentenza, indipendentemente dal fatto che si tratti di un capo autonomo della sentenza stessa e che, quindi, l’interesse ad impugnare fosse preesistente, dato che nessuna distinzione in proposito è contenuta nelle citate disposizioni; l’unica conseguenza sfavorevole dell’impugnazione cosiddetta tardiva è che essa perde efficacia se l’impugnazione principale è dichiarata inammissibile (Cass. 3/08/1990, n. 7827).

L’art. 343 e stabilisce che l’appello incidentale si propone a pena di decadenza con la comparsa di costituzione e risposta depositata venti giorni prima dell’udienza indicata in citazione ovvero rinviata ai sensi del V comma dell’art. 168 c.p.c..

L’appello incidentale deve essere proposto con comparsa depositata venti giorni prima dell’udienza di comparizione fissata nell’atto di appello principale o che sia stata differita nell’esercizio del potere attribuito dal comma 5 dell’art. 168 bis c.p.c. al giudice per consentire una razionale trattazione delle cause, mentre non assume alcuna rilevanza, ai fini della tempestività della impugnazione, lo spostamento automatico della data dell’udienza che sia stata rimandata d’ufficio ai sensi del comma 4 dell’art. 168 bis c.p.c.
Cassazione civile , sez. I, 19 febbraio 2009, n. 4030

Pertanto l’appellante incidentale non può invocare i diversi termini previsti dagli artt. 325 e 327 c.c.

L’avvenuta impugnazione della sentenza comporta la necessità che tutte le altre impugnazioni avverso la medesima decisione siano proposte in via incidentale nello stesso giudizio, entro il termine di cui dal citato art. 343 c.p.c. È, pertanto, inammissibile l’impugnazione incidentale proposta oltre lo spirare del termine previsto dall’art. 343 c.p.c., a nulla rilevando che per l’appellante incidentale non siano ancora decorsi i termini generali di cui agli art. 325 e 327 dello stesso codice di rito.
Cassazione civile , sez. III, 23 gennaio 2009, n. 1701

Qualora l’interesse sorga però a seguito dell’appello proposto da altra parte che non è l’appellante principale, l’appello incidentale si propone alla prima udienza successiva alla proposizione della impugnazione stessa.

Qualora prima dell’udienza si introduca il subprocedimento per la sospensione della sentenza, l’appello incidentale può essere posticipato alla comparsa da depositare venti giorni prima dell’udienza, e non deve essere proposto con la memoria relativa all’inibitoria.

Non é inammissibile, ai sensi delle norme processuali così come novellate dalla legge n. 353 del 1990, l’appello incidentale proposto con comparsa depositata nel termine di venti giorni antecedenti l’udienza di comparizione fissata con l’avverso atto di citazione in appello, pur se successivamente al deposito di un distinto atto di resistenza all’avversa istanza di sospensione della provvisoria esecuzione della sentenza impugnata nel procedimento incidentale ex art. 283 e 351 c.p.c.; ed invero, la resistenza dell’appellato nella sede da ultimo indicata è funzionale e limitata a tale procedimento e non può esaurire il diritto di difesa dell’appellato, sia in relazione alla resistenza all’avversa impugnazione, sia in relazione al diritto all’impugnazione incidentale anche tardiva ex art. 334 c.p.c..

Cassazione civile , sez. II, 04 aprile 2008, n. 8828

Può darsi che l’appellato, in primo grado, avesse proposto domande ed eccezioni in via subordinata che sono state respinte o dichiarate assorbite dal giudice di primo grado. In questo caso non occorre proporre appello incidentale, ma è pur sempre necessario provocare il riesame altrimenti esse si intendono assorbite.

La parte vittoriosa nel merito in primo grado non è tenuta a riproporre con appello incidentale – difettando il presupposto della soccombenza – le domande e le eccezioni già proposte e respinte o dichiarate assorbite dalla decisione del primo giudice, ma ha solo l’onere di provocare il riesame di tali domande ed eccezioni, per sottrarsi alla presunzione di rinuncia, di cui all’art. 346 c.p.c., manifestando in maniera chiara e precisa la volontà di riproporle.
Cassazione civile , sez. III, 13 aprile 2007, n. 8854

L’appello incidentale si dice condizionato quando la sua disamina è subordinata all’accoglimento dell’appello principale. E’ il classico caso del convenuto che chiama in garanzia un terzo come in questo esempio.

Tizio ottiene una sentenza di condanna nei confronti di Caio, il quale in primo grado ottiene la condanna in garanzia di Sempronio.
Tizio appella per vedersi riconosciuta una somma maggiore. Caio non è tenuto a proporre appello incidentale condizionato, in quanto la sentenza gli ha dato ragione quanto alla chiamata in garanzia. Pertanto dovrà semplicemente chiedere l’estensione della garanzia nell’ipotesi che l’appellante ottenga una somma maggiore. Diverso è il caso in cui Caio sia vittorioso in primo grado. In questo caso ha l’onere di proporre appello incidentale condizionato nei confronti di Sempronio.

Nel caso di appello da parte dell’attore vittorioso il quale chieda il riconoscimento di una somma maggiore di quella riconosciutagli, il convenuto soccombente in primo grado, ma vittorioso quanto alla domanda di garanzia nei confronti del terzo che egli abbia chiamato in causa, non deve proporre appello incidentale condizionato – come invece dovrebbe nella diversa ipotesi in cui sia stato vittorioso ed intenda essere garantito per il caso di accoglimento totale o parziale del gravame principale proposto nei suoi confronti dall’attore soccombente – ma è sufficiente che chieda l’estensione della garanzia per l’evenienza che la sentenza di appello accolga la domanda dell’attore per un importo maggiore di quello riconosciuto dovuto dal tribunale.

Cassazione civile , sez. I, 25 settembre 2007, n. 19927


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Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.

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10 commenti:

  1. Stefano

    Ottimo articolo. …
    Posso fare 1 domanda?
    Non mi è ben chiaro se sia possibile per il giudice decidere la questione sulla sua giurisdizione unitamente al merito o debba farlo preventivamente.grazie

  2. Articolo come sempre molto chiaro, anche da un punto di vista "pratico".

    Ho una domanda, forse banale, ma che sta destando molte perplessità in me e nei colleghi interpellati.
    La mia cliente CAIA ha promosso una causa per il risarcimento dei danni da sinistro stradale nei confronti dellUCI, nonché del conducente (straniero), della società proprietaria del mezzo e della relativa compagnia assicurativa.
    Ha ottenuto una sentenza del Gdp totalmente favorevole, con conseguente pagamento da parte dell’UCI di una somma X a totale risarcimento dei danni e delle spese legali.
    Ora l’UCI ha impugnato la sentenza, chiedendo la restituzione delle somme complessivamente versate. La mia cliente deve costituirsi: posso chiedere la chiamata in manleva della sua assicurazione (soggetto estraneo al 1° grado), nell’ipotesi di effettiva condanna di CAIA alla restituzione dell’importo percepito?
    Spero di essere stata sufficientemente chiara.

  3. Enrico Bartolo

    Buon giorno, avrei un quesito che mi arrovella.
    In primo grado il danneggiato D chiede il risarcimento ad A ex art. 2050 c.c. e a B. ex art. 2051 c.c., in solido ex art. 2055 c.c.
    Ottiene condanna solo verso A, e soccombe verso B (anche se il Giudice compensa le spese tra D e B).
    A appella, non addossando la colpa dell’evento dannoso a B, ma solo allegando che la condotta imprudente di A (riconosciuta dal Giudice ex art. 1227 1 co. c.c.) in realtà escludeva completamente il nesso di causa.
    La domanda è se D può proporre impugnazione incidentale tardiva verso B, sostenendone anche in appello la responsabilità, visto che:
    – a B è stata notificata l’impugnazione principale solo ex art. 322 c.p.c. per iniziativa spontanea dell’impugnante, quindi quale litis denuntiatio, e quindi a rigore B non è parte del giudizio d’appello;
    – le cause sono scindibili;
    – quando B vorrebbe proporre appello incidentale tardivo, nei 20 gg. prima dell’udienza d’appello, è decorso il termine annuale per impugnare;
    – se oltretutto B fosse stato vittorioso anche sulle spese, e quindi fosse stato totalmente vittorioso, nessuna notifica dell’impugnazione principale, nemmeno ex art. 332 c.p.c., avrebbe dovuto essergli fatta.
    Secondo me verso B avrebbe dovuto essere fatta impugnazione tempestiva principale.
    Grazie

  4. Goffredo Pagliari

    Carissimo ,in primo grado il giudice ha tenuto conto solo dei suoi due CTU, non tenendo minimamente conto dei CTU di parte (illustri professionisti ).
    La mia domanda : ma è possibile che il giudice faccia questo ?
    grazie

  5. Gioele

    Gentilissimo avvocato, un’informazione per favore,
    in base alla sua esperienza, quanto tempo ci mette di solito la corte d’appello per sciogliere la riserva assunta durante la prima udienza di un appello civile ed emettere l’ordinanza? In poche parole si tratta dell’ordinanza in cui deve decidere sull’ammissibilità/inammissibilità dell’appello/ragionevole probabilità di accoglimento e sull’istanza di sospensione della sentenza di primo grado. E’ possibile addirittura che ci metta più di un mese? All’inizio si era parlato di pochi giorni.
    Grazie e complimenti per il sito

  6. Domenico

    Egregio avvocato le pongo il seguente quesito: proposto reclamo ex art. 708 CPC avverso un’ordinanza presidenziale che riconosceva a favore della madre collocataria un assegno per il mantenimento dei figli in soli euro 500,00 mensili a far data dal deposito del ricorso per separazione, la corte di appello, riconoscendo l’errore del presidente, ha così statuito: “accoglie il reclamo principale e per l’effetto, in parziale riforma dell’ordinanza presidenziale, ridetermina l’assegno a carico del reclamato in complessivi euro 1200,00 mensili, oltre ISTAT annuale”.
    Secondo la sua esperienza il decreto della C.A. ha effetto retroattivo, consentendo alla madre di pretendere le differenze mensili di 700,00 euro dall’origine, oppure riconosce il solo diritto a percepire l’assegno maggiorato dalla sua pubblicazione? Grazie.

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