Il ricorso per cassazione avverso le decisioni del CNF

Mirco Minardi
La sentenza emessa dal CNF sull’impugnazione avverso la decisione del Consiglio Distrettuale di Disciplina, può essere impugnata con ricorso diretto alle Sezioni Unite della Cassazione, ai sensi dell’art. 36, comma 6, l. n. 247/2012, il quale stabilisce quanto segue: “Gli interessati e il pubblico ministero possono proporre ricorso avverso le decisioni del CNF alle sezioni unite della Corte di cassazione, entro trenta giorni dalla notificazione, per incompetenza, eccesso di potere e violazione di legge”.

Il giudizio di impugnazione de quo, però, presenta regole in parte diverse dal ricorso ordinario. Esaminiamole insieme.

Anzitutto il ricorso va diretto alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. In secondo luogo, va rispettato il più stringente termine di 30 giorni dalla notificazione del provvedimento (anziché quello ordinario di 60 gg) e il conseguente minor termine di 15 giorni per il deposito (anziché quello ordinario di 20 gg).

Il ricorso è sottoscritto dal ricorrente o da un suo procuratore munito di mandato speciale, e deve contenere l’esposizione dei fatti e dei motivi sui quali si fonda, nonché la elezione di domicilio in Roma, con l’indicazione della persona o dell’ufficio presso cui la elezione è fatta, salva comunque la facoltà di indicare l’indirizzo di posta elettronica certificata.

L’art. 66 del Regio decreto 37/1934, stabilisce che il ricorso deve essere notificato, per mezzo di ufficiale giudiziario. In realtà, oggi la notifica può avvenire in proprio, sia telematicamente, sia avvalendosi del servizio postale ex l. 53/1994.

Come poc’anzi visto, nei quindici giorni successivi alla notificazione, il ricorso deve essere presentato nella cancelleria della Corte, assieme all’atto originale di notificazione ed alla copia della decisione impugnata, che è stata notificata al ricorrente.
Il ricorso va notificato al COA di appartenenza e al Procuratore generale presso la Corte di Cassazione. E’ pacifico che non vada notificato al CNF, come pure al CDD.
Le altre parti interessate possono fare pervenire le loro deduzioni entro il termine di venti giorni successivi alle notificazioni.

Ricevuto il ricorso, la cancelleria della Corte di cassazione comunica senza ritardo copia del ricorso al Procuratore generale presso la stessa Corte, e richiede gli atti del procedimento alla segreteria del Consiglio nazionale, che ne cura la immediata trasmissione. Dunque non occorre l’istanza ex art. 369 c.p.c.

Pervenuti gli atti e trascorsi i termini di cui all’articolo precedente, il Primo Presidente della Corte di cassazione fissa l’udienza in cui il ricorso deve essere discusso, nomina il relatore e dispone che gli atti siano comunicati al Pubblico Ministero.

Il provvedimento che stabilisce l’udienza per la discussione del ricorso è comunicato alle parti almeno quindici giorni prima. L’interessato, nell’udienza stabilita, è ammesso ad esporre le sue difese personalmente o per mezzo di un avvocato iscritto nell’albo speciale di cui all’art. 33 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, munito di mandato speciale.

La Corte decide, sentite le conclusioni del Pubblico Ministero.

Si osservano, per il rimanente, le disposizioni, in quanto applicabili, del procedimento davanti alla Corte di cassazione in materia civile.

La Corte a Sezioni Unite deve decidere entro 90 gg (art. 56, comma 5 R.D.L. N. 1578/1933).
Purtroppo, il ricorso non ha effetto sospensivo (a differenza della impugnazione proposta avanti al CNF). E’ però possibile richiedere un provvedimento cautelare di sospensione direttamente alla S.C., tenuto conto di quanto stabilito dal 7° comma dell’art. 36 l. 247/2012: “Il ricorso non ha effetto sospensivo. Tuttavia l’esecuzione può’ essere sospesa dalle sezioni unite della Corte di cassazione in camera di consiglio su istanza del ricorrente”.
Non appare decisiva la decisione in senso contrario n. 3264/2016, in quanto in detta pronuncia le Sezioni Unite si sono limitate a richiamare, in assenza di “specifiche disposizioni”, il principio di diritto affermato da Cass. SS.UU. n. 4112/2007, senza avvedersi che nel frattempo era stata introdotta nell’ordinamento la norma sopra citata.
In un prossimo post vedremo le peculiarità del ricorso, per quanto concerne i motivi di impugnazione.

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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.




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