Lex & Formazione

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Articoli per 'Appello'

Giudizio d’appello: cosa succede se non vengono depositati i fascicoli di parte di primo e secondo grado?

Postato in Appello, Fascicolo @ 8:16:17 da Mirco Minardi

Va anzitutto ricordato che:

a) i fascicoli di parte vengono tolti dai fascicoli d’ufficio;
b) pertanto è onere della parte ritirarli dalla cancelleria e ridepositarli in secondo grado;
c) La mancata presentazione del fascicolo di parte di secondo grado dell’appellante non è più sanzionata con l’improcedibilità del gravame nel testo novellato dell’art. 348 c.p.c.
d) qualora il fascicolo di secondo grado, ritualmente depositato, non si rinvenga al momento della decisione, in assenza di una annotazione di ritiro da parte del cancelliere o a verbale, il giudice se non può decidere nel merito ma deve disporre le opportune ricerche del fascicolo.

Esiste un contrasto di giurisprudenza in merito alle conseguenze derivanti dal mancato deposito del fascicolo di primo grado. Secondo parte della giurisprudenza, infatti, l’omesso deposito si traduce nella impossibilità per il giudice di secondo grado di valutare la documentazione prodotta, potendo così pervenire al rigetto della domanda o della eccezione per mancanza di prova, nonostante in primo grado fosse stata fornita.

Sennonché nel 2005 con una importante sentenza a S.U. (28498) è stato affermato che una volta che la prova è entrata nel processo, per il principio di acquisizione ed immanenza rimane acquisita per sempre a prescindere dalla parte che l’ha prodotta. La sentenza fa leva sul fatto che il giudizio d’appello non è un novum judicium, bensì una revisio prioris istantie, dunque in appello non si ripetono gli oneri della prova del primo grado. Pertanto, il giudice d’appello non può rigettare la domanda solo perché in secondo grado non è stata fornita la prova della domanda o della eccezione per mancanza del fascicolo, ma deve accertare se l’appellante ha allegato specifiche censure in grado di portare alla riforma della sentenza. Ed ha altresì precisato che le parti, nel giudizio di rinvio, possono depositare i fascicoli del primo grado.

Detto principio è stato però ignorato, ad esempio da Cass. 78/2007 la quale ha affermato che il giudice di secondo grado deve decidere in base alle prove proposte dalle parti; che è onere della parte produrre il fascicolo di parte; che in assenza di costituzione il giudice non può tenere in considerazione i documenti inseriti nel fascicolo della parte contumace che sia rimasto all’interno del fascicolo d’ufficio.

Giudizio d’appello: la notificazione dell’impugnazione equivale alla notificazione della sentenza ai fini della decorrenza del termine breve?

Postato in Appello @ 8:00:43 da Mirco Minardi

Abbiamo già affrontato l’appello incidentale; abbiamo visto che può essere tempestivo o tardivo. Molto spesso noi difensori prendiamo in considerazione solo il termine di venti giorni prima dell’udienza indicata in citazione: quello, per noi, è il termine ultimo per proporre impugnazione incidentale, dimenticando, così, che quello è il termine ultimo per l’impugnazione incidentale tardiva. Difatti, una volta notificato l’atto di impugnazione scatta il termine breve di trenta giorni per proporre appello incidentale tempestivo.

La differenza non è di poco momento, visto che Continua a leggere l’articolo »

Giudizio d’appello: qualora il giudice di primo grado abbia rigettato la domanda per distinte ed autonome ragioni, la parte appellante ha l’onere di specificare i motivi in ordine a tutte?

Postato in Appello, Diritto processuale civile @ 8:02:42 da Mirco Minardi

Si supponga che il giudice rigetti una domanda di condanna per responsabilità professionale posto che l’attore non ha provato il comportamento colposo, il nesso di causalità tra questo e l’evento lesivo e il danno stesso.

I motivi di impugnazione debbono riguardare tutti e tre le rationes decidendi? La risposta è affermativa e in mancanza anche di un motivo l’impugnazione deve essere dichiarata inammissibile. Leggiamo questa sentenza della Corte d’appello di Bari pubblicata ieri per esteso.

È noto che, secondo consolidati orientamenti della S.C., la specificità dei motivi di appello (finalizzata ad evitare un ricorso generalizzato e poco meditato al giudice di seconda istanza) esige che alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata vengano contrapposte quelle dell’appellante, volte ad incrinare il fondamento logico giuridico delle prime, ragion per cui alla parte volitiva deve sempre accompagnarsi una parte argomentativa che confuti e contrasti le ragioni addotte dal primo giudice (tra le ultime, v. Cass. 23742/2004, 8926/2004, 1456/2004).

La richiesta specificità dei motivi di appello (art. 342 c.p.c.) impone Continua a leggere l’articolo »

Una sentenza coraggiosa: esiste l’errore scusabile per contrasto di giurisprudenza a causa delle lacune del legislatore.

Postato in Appello @ 8:00:56 da Mirco Minardi

Sono rare le volte che leggi una sentenza e ti rendi conto di avere davanti un giudice con la G maiuscola. Un giudice che non si limita ad applicare acriticamente la giurisprudenza della cassazione ma che ragiona con la sua testa e va oltre gli orientamenti consolidati. Chi è dunque questo Giudice? Si tratta del Presidente della seconda sezione civile del Tribunale di Firenze Bruno Rados.

Cosa ha fatto questo Magistrato per meritare tanto onore? E’ noto che a seguito della modifica dell’ultima comma dell’art. 23 legge 689/1981 per opera del d.lgs 40/2006 non è chiaro se l’appello avverso le sentenze emesse dal giudice nel procedimento di opposizione all’ordinanza ingiunzione vada proposto con ricorso o con citazione. Di questo ne abbiamo già parlato diverse volte. Poco male se l’atto impugnatorio viene notificato (se erroneamente è stato adottato il ricorso) o depositato (se erroneamente è stata adottata la citazione) tempestivamente: l’errore nella forma non produce alcuna conseguenza. I problemi nascono Continua a leggere l’articolo »

Anche in appello sussiste l’onere di contestazione.

Postato in Appello, Diritto processuale civile, Onere di contestazione @ 8:00:01 da Mirco Minardi

Tizio agisce in giudizio per sentire condannare l’INPS al pagamento dell’indennità di disoccupazione agricola. L’INPS rimane contumace e viene condannato. Si costituisce in appello l’INPS il quale produce la documentazione attestante il pagamento. La Corte d’appello accoglie l’appello principale, rigettando le domande del ricorrente e respinge l’appello incidentale.

In motivazione afferma che si deve ritenere adeguatamente provato l’avvenuto pagamento da parte dell’Inps, pur considerato che giustificatamente la difesa degli appellati aveva eccepito la tardività e quindi l’inammissibilità della produzione documentale comprovante tale pagamento. Ritiene avvenuto Continua a leggere l’articolo »

Il giudizio d’appello come “revisio prioris istantiae”.

Postato in Appello @ 15:00:00 da Mirco Minardi

Quanto sino ad ora scritto in tema di appello dovrebbe aver reso chiaro che ormai l’appello non è più un novum judicium bensì una revisio prioris istantiae. Cosa significa ciò? Significa, detto in parole semplici, che il giudice d’appello non è tenuto a rivalutare la controversia già decisa in primo grado, ma a controllare la giustizia della sentenza di primo grado alla luce degli specifici motivi di impugnazione dell’appellante. Il giudizio d’appello rimane un mezzo di impugnazione a “critica libera” ma a “cognizione limitata”, limitata cioè dagli specifici motivi d’appello e dalle domande ed eccezioni non accolte e riproposte dalla parte.

Ciò ha notevoli ricadute sul piano pratico:
la parte appellante non può limitarsi a lamentare sic et simpliciter l’ingiustizia della decisione; così, se ritiene che la somma liquidata non è congrua, Continua a leggere l’articolo »

Giudizio d’appello: art. 346 e mezzi di prova.

Postato in Aggiornamenti, Appello, Diritto processuale civile @ 7:45:47 da Mirco Minardi

Il problema è questo. Supponiamo che svoltasi l’istruttoria con l’assunzione delle prove A, B, C, D, E il giudice accolga la domanda ritenendo decisiva la prova A e superflue o irrilevanti le prove B, C, D, ed E.
L’appellato vincitore, è tenuto a riproporre all’attenzione del giudice d’appello tutte le prove, anche quelle ritenute superflue o irrilevanti?

La risposta è NO. Secondo la giurisprudenza della Suprema Corte, l’art. 346 c.p.c., nel considerare rinunciate le domande ed eccezioni non accolte nella sentenza di primo grado (o perché respinto o perché non esaminate) si riferisce a quelle ragioni delle parti in cui il giudice non può pronunciarsi se ne manchi l’allegazione ad opera delle stesse parti, e non riguarda i fatti dedotti dalle parti a fondamento della domanda o della eccezione nè le inerenti deduzioni probatorie, che, sottoposti al giudice di primo grado, tornano a costituire oggetto di esame, valutazione ad accertamento da parte del giudice di appello, in quanto questi, a causa della impugnazione, torna a doversi pronunciare sulla domanda accolta o sulla eccezione respinta e quindi a dover esaminare fatti, allegazioni probatorie e ragioni giuridiche già dedotte in primo grado e rilevanti ai fini del giudizio sulla domanda o sull’eccezione” (Cass., sez. III, 19 giugno 1993, n. 6843, m. 482829, Cass., sez. II, 27 novembre 1999, n. 13270, m. 531582, Cass., sez. II, 6 aprile 2000, n. 4322, m. 535390, Cass., sez. V, 23 aprile 2002, n. 5895, m. 553941).

Occorre infatti distinguere tra i fatti costitutivi del diritto postulato Continua a leggere l’articolo »

Giudizio d’appello: art. 346, presunzione di rinuncia e preclusioni.

Postato in Aggiornamenti, Appello, Diritto processuale civile @ 8:00:12 da Mirco Minardi

Stiamo esaminando l’art. 346 che prevede una presunzione assoluta di rinuncia laddove la parte non riproponga le domande e le eccezioni non accolte.

Domanda: ma questa riproposizione deve essere contenuta necessariamente negli atti introduttivi?

Risposta: no, può essere manifestata anche in sede di precisazione delle conclusioni (ma non oltre quella). Vi ripropongo le argomentazioni svolte da Cass. 15427/2004 che faceva leva sul diverso meccanismo del giudizio di primo grado rispetto al secondo (allora però c’era anche l’udienza del 180, del 183 e del 184). Tuttavia il principio è stato ribadito anche recentemente (Corte Appello Milano, 20/06/2008; Corte dei Conti, 185/2007, Cass. Civ. 14964/2006).

Occorre premettere che da tempo, ad una giurisprudenza Continua a leggere l’articolo »

Giudizio d’appello: l’art. 346 e le domande di garanzia

Postato in Appello, Diritto processuale civile @ 7:00:06 da Mirco Minardi

Rimaniamo ancora sull’art. 346 c.p.c. che stabilisce che le domande e le eccezioni non accolte nella sentenza di primo grado, che non sono espressamente riproposte in appello, si intendono rinunciate.

Facciamo questo esempio. Tizio conviene in giudizio Caio per sentirlo condannare al pagamento di una somma di denaro pari a 100. Caio chiede di chiamare in causa l’assicurazione Alfa, al fine di sentirsi manlevare in caso di condanna. Tizio ottiene solo 50. Decide quindi di appellare la sentenza. Cosa deve fare Caio? Deve proporre appello incidentale? No, in questo caso gli basterà riproporre la domanda di manleva nel caso in cui il giudice d’appello accolga l’appello e riconosca il diritto di Tizio a 100.

Diverso è invece il caso in cui Caio fosse risultato vincitore rispetto alla domanda principale. In questo caso avrebbe dovuto proporre appello incidentale condizionato per poter far valere la domanda di garanzia, non essendo a tal fine sufficiente la mera riproposizione di detta domanda ex art. 346 cod. proc. civ. (Cass., n. 5249 del 2006; Cass., n. 191115 del 2004; Cass., n. 2061 del 2004; Cass., n. 2992 del 1995; n. 2671 del 1989). A fondamento di tale orientamento giurisprudenziale si osserva che il convenuto vittorioso, il quale intenda essere garantito per il caso di accoglimento totale o parziale del gravame principale proposto nei suoi confronti dall’attore soccombente in primo grado, deve proporre appello incidentale, ancorchè condizionato, atteso che la sua richiesta non tende alla conferma della sentenza impugnata, ma ne presuppone la riforma.

Cassazione civile  sez. I, 25 settembre 2007, n. 19927

Nel caso di appello da parte dell’attore vittorioso il quale chieda il riconoscimento di una somma maggiore di quella riconosciutagli, il convenuto soccombente in primo grado, ma vittorioso quanto alla domanda di garanzia nei confronti del terzo che egli abbia chiamato in causa, non deve proporre appello incidentale condizionato – come invece dovrebbe nella diversa ipotesi in cui sia stato vittorioso ed intenda essere garantito per il caso di accoglimento totale o parziale del gravame principale proposto nei suoi confronti dall’attore soccombente – ma è sufficiente che chieda l’estensione della garanzia per l’evenienza che la sentenza di appello accolga la domanda dell’attore per un importo maggiore di quello riconosciuto dovuto dal tribunale.

Giudizio d’appello: l’art. 346 e il contumace.

Postato in Appello, Diritto processuale civile @ 15:00:56 da Mirco Minardi

L’art. 346 stabilisce che le domande e le eccezioni non accolte nella sentenza di primo grado, che non sono espressamente riproposte in appello, si intendono rinunciate.

Ieri abbiamo detto che questa è una norma cardine del giudizio d’appello e che la sua corretta interpretazione è fondamentale per non commettere errori.

Oggi vediamo il suo ambito di applicazione in caso di contumacia in appello. Solito esempio.

Tizio conviene in giudizio Continua a leggere l’articolo »