In caso di revoca del mandato, il difensore, fino alla sostituizione del nuovo procuratore, è tenuto a compiere atti nell’interesse del cliente?

Secondo il Tribunale di Bari, il difensore revocato o che abbia rinunciato al mandato, non è più legittimato a compiere atti nell’interesse del mandante, atteso che la revoca o la rinuncia hanno pieno effetto tra il cliente ed il difensore e determinano il venir meno del rapporto di prestazione d’opera intellettuale instauratasi con il cosiddetto contratto di patrocinio (art. 85 c p.c.; V. Cassazione civile, sez. Il, 13 febbraio 1996, n. 1085). 

Il difensore conserva l’obbligo di procedere nell’interesse del cliente nonostante la revoca solo per gli atti urgenti (Cassazione civile , sez. III, 08 maggio 1993, n. 5325), sempreché il cliente non lo abbia espressamente esonerato.

Tribunale Bari, 20 maggio 2008, n. 1274, sez. I

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione notificato il 6.6.2000, omissis esponeva che aveva assistito numerosi promittenti acquirenti dalla Emmedue Immobiliare s.r.l.; che all’udienza per la dichiarazione di fallimento della società, chiamata il 18.9.1997, gli stessi promissari acquirenti, intervenuti, avevano chiesto un rinvio; che grazie alla disponibilità degli acquirenti, si era evitato il fallimento e la società era stata ammessa all’amministrazione controllata; che la prosecuzione dei lavori di edificazione era stata affidata alla Niro Costruzioni s.r.l.; che l’esponente aveva curato le trattative per l’appalto ed aveva individuato una formula di reciproca soddisfazione che si fondava sull’accensione di mutui individuali e il conferimento da parte della Emmedue alla Niro di una procura a vendere tutta la restante cubatura consentita dai progetti approvati; che successivamente l’accordo non aveva avuto buon fine per il ripensamento della Emmedue e di alcuni promissari acquirenti; che successivamente l’esponente aveva suggerito una formula che consentiva di chiudere l’amministrazione controllata e di stipulare gli atti definitivi; che ne erano seguite lunghe trattative che avevano interessato anche il commissario giudiziale, con fissazione di vari incontri e vari scambi di missive; che l’esponente aveva predisposto anche la bozza dell’istanza di autorizzazione agli definitivi che successivamente il commissario avrebbe inoltrato al G.D., con successivo accoglimento; che, proseguita la vicenda, inopinatamente alcuni degli assistiti dell’esponente gli avevano revocato il mandato; che in conseguenza di ciò l’esponente era stato leso nei suoi diritti di professionista e nei suoi diritti della persona, avendo il comportamento della Emmedue, della Niro e dei promissori acquirenti attentato alla sua reputazione; tutto ciò premesso, citava innanzi a questo tribunale la Emmedue Immobiliare s.r.l., la Niro Costruzioni s.r.l., A. S., M. A., C. A., C. F., N. V., V. G., C. G., M. S., P. G., M.V., F. A., F. G., S. V., S. P., P. G., P. F., M. A., e C. V. par sentir condannare la prima al risarcimento del danno nella misura di lire dieci miliardi o altra ritenuta di giustizia e gli altri al risarcimento del danno da liquidarsi in corso di causa; il tutto con vittoria di spese di giudizio e provvisoria esecuzione.
Con comparsa del 3.10.2000, si costituiva la Emmedue, quale contestava la domanda ed eccepiva che la stessa era generica, se non nulla, non essendo precisato quale fosse il titolo della responsabilità; che mai la Emmedue sì era servita dei servigi professionali di omissis; che comunque non poteva incorrere in alcuna responsabilità se i clienti di omissis gli avevano revocato il mandato o se essa stessa non aveva inteso condividere la linea di definizione della vicenda per la quale omissis premeva; tutto ciò premesso, chiedeva il rigetto della domanda, con vittoria di spese.
Anche la Niro Costruzioni si costituiva e chiedeva il rigetta della domanda, in quanto generica e priva di qualsivoglia precisazione della causa petendi. Si costituivano anche i promissari acquirenti, i quali a loro volta impugnavano di genericità la domanda e ne chiedevano il rigetto;
in particolare:
P. F. e M. A. eccepivano di non aver mai conferito alcun mandato all’attore;
S. V., S. P., F. G., F. A. e P. G. eccepivano di aver mai conferito mandati e chiedevano la condanna dell’attore per lite temeraria; V. G. e C. G. asserivano di aver conferito mandato ad omissis per l’esecuzione dell’obbligo a contrarre verso la Emmedue e che in tale contesto si erano visti sottoporre la prospettica di accendere un mutuo ipotecario allo scopo di contribuire al risanamento della omissis consentirle di terminare e consegnare gli immobili; che, non condividendo tale prospettiva e non sentendosi tutelati da omissis, gli avevano revocato il mandato con espresso riferimento a qualsivoglia azione intrapresa; che omissis anche dopo la revoca aveva continuato ad inoltrare corrispondenza spendendo il nome degli esponenti e non aveva inteso restituire il fascicolo di parte; che solo dopo aver interessato il Consiglio dell’ordine ed ottenuto così la restituzione del fascicolo gli esponenti avevano potuto stipulare altro preliminare con la Niro e procedere alla cancellazione della trascrizione della domanda; che pertanto erano loro ad avere la qualità di danneggiati e proponevano riconvenzionale per il risarcimento dei danni e per lite temeraria; chiedevano la distrazione delle spese;
M. A. eccepiva che, dopo aver conferito mandato ad omissis affinché agisse ex art. 2932 c.c. e dopo che nulla era stato ottenuto, aveva deciso di revocare il mandato; che, presentatisi all’udienza i nuovi difensori, omissis, presente senza alcun motivo, si era opposto alla cancellazione della trascrizione della citazione ed alla estinzione del giudizio, ed aveva ottenuto il rinvio della causa;
M. V. eccepiva la tardiva costituzione dell’attore e, nel merito, di non aver mai conferito alcun mandato difensivo ad omissis; A. S., C. F., M. S., N. V. eccepivano che, dopo aver conferito mandato ad omissis, non ne avevano condiviso la linea difensiva ed avevano ritenuto di revocargli il mandato; che omissis aveva continuato a comparire in udienza, seppur allo scopo di chiedere rinvii, e non aveva restituito il fascicolo di parte con l’originale della nota di trascrizione della citazione; che solo con l’intervento del consiglio dell’Ordine era avvenuta la restituzione del fascicolo; chiedevano quindi il rigetto della domanda, con vittoria di spese da distrarsi in favore del procuratore; C. V. eccepiva che non aveva mai conferito mandato ad omissis, che pure lo aveva invitato ad una sorta di riunione dei promissari acquirenti; che, nonostante il suo rifiuto di officiare omissis, questi gli aveva inviato successivamente delle missive relative all’andamento della amministrazione controllata; chiedeva quindi il rigetto della domanda, con vittoria di spese da distrarsi in favore del procuratore.
Interrotta e riassunta più volte la causa; rigettate le richieste istruttorie dell’attore; precisate le conclusioni in modo conforme, la causa veniva riservata per la decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Va preliminarmente dichiarata la contumacia del P., ritualmente citato e non comparso dopo l’ultima riassunzione del giudizio.
La domanda principale è integralmente infondata.
Infatti, non si vede in quale responsabilità possano incorrere i soggetti che, non avendo mai officiato l’attore di un mandato difensivo né di un qualsivoglia equivalente incarico professionale (non emergente né provato in atti), hanno semplicemente rifiutato di condividere le ipotesi di soluzione bonaria della vicenda che l’attore andava affacciando. Lo stesso dicasi nell’ipotesi in cui omissis abbia offerto esplicitamente le sue prestazioni professionali senza che sia intervenuta alcuna accettazione da parte dei potenziali clienti.
Del resto, nella confusa prospettazione difensiva di parte attrice è difficile individuare il titolo in base al quale si pretende di fondare una responsabilità civile e dunque la conseguente pretesa risarcitoria.
Quanto invece ai soggetti che hanno a suo tempo conferito espresso mandato professionale, non si vede quale illecito avrebbero commesso.
La revoca del mandato è infatti espressione del principio secondo il quale il rapporto di prestazione d’opera professionale può sempre essere oggetto di recesso da parte del cliente, fermo restando il diritto del professionista a percepire i compensi art. 2237, l° comma, c.c..
Sul piano processuale, è noto che le vicende della “procura alle liti” sono disciplinate, dall’art. 85 c.p.c., in guisa diversa dalla disciplina della procura al compimento di atti di diritto sostanziale, perché, mentre nella disciplina sostanziale è previsto che chi ha conferito i poteri può revocarli (o chi li ha ricevuti, dismetterli) con efficacia immediata, invece nè la revoca nè la rinuncia privano – di per sè – il difensore della capacità di compiere o di ricevere atti. Di conseguenza, nella singola vicenda processuale, il pieno effetto della revoca sopraggiunge quando è nominato il nuovo difensore; il difensore che abbia rinunciato al mandato, o al quale il mandato sia stato revocato dal cliente, mentre conserva, fino alla sua sostituzione, la legittimazione a ricevere gli atti indirizzati dalla controparte al suo assistito, non è più legittimato a compiere atti nell’interesse del mandante, atteso che la revoca o la rinuncia hanno pieno effetto tra il cliente ed il difensore e determinano il venir meno del rapporto di prestazione d’opera intellettuale instauratasi con il cosiddetto contratto di patrocinio(art. 85 c p.c.). Cassazione civile, sez. Il, 13 febbraio 1996, n. 1085. Solo per gli atti urgenti il difensore conserva l’obbligo di procedere nell’interesse del cliente nonostante la revoca (Cassazione civile , sez. III, 08 maggio 1993, n. 5325), sempreché il cliente non lo abbia espressamente esonerato.
Non rilevano le ragioni della revoca del mandato, le quali restano nella discrezione del cliente, mentre le modalità concrete di risoluzione del rapporto, salvo quanto detto sopra, restano regolate dalla correttezza delle parti e dalla deontologia professionale.
Stando così le cose, non si vede come omissis possa pretendere una riparazione di tipo risarcitorio. Residuano eventualmente problematiche attinenti ai compensi maturati o, al limite, alla gestione di affari che possa essere intervenuta da parte dell’omissis ex art. 2031 c.c: questioni che tuttavia esulano tutte dal thema decidendum.
Né emergono dagli atti modalità offensive, ingiuriose o diffamatorie con le quale la revoca del mandato da parte dei convenuti possa essersi consumata.
D’altra parte, pur senza esservi tenuti, i convenuti che avevano conferito a suo tempo il mandato all’omissis hanno anche ragionevolmente motivato la revoca con il fatto che l’ipotesi transattiva propugnata dall’attore prevedeva l’accensione di un mutuo prima ancora che vi fosse certezza che l’immobile promesso avesse avuto fisica esistenza: fatto che i clienti, che già avevano anticipato acconti, non erano disposti ad accettare.
In questa situazione specifica si trovavano anche i coniugi V.-C., i quali lamentano anche di aver subito un danno in ragione della ritardata restituzione del fascicolo di parte, pur sollecitata per iscritto in data 13.3.1999 ed avvenuta solo il 23.5.2000 a seguito dell’intervento dell’Ordine professionale.
La riconvenzionale avanzata dai suddetti convenuti non è però accoglibile, atteso che, ammesso che fosse indispensabile la restituzione tempestiva della nota di trascrizione della domanda introdotta contro l’impresa (al fine di transigere), non è stato dimostrato l’an debeatur, ossia il prodursi in concreto di un qualsivoglia danno.
Gli stessi coniugi V.-C., unitamente a S. V., S. P., F. G., F. A. e P. G. propongono istanza di condanna per lite temeraria.
Le domanda va accolta.
Infatti, sussiste colpa grave ai sensi dell’art. 96, 1° comma, c.p.c., in quanto l’attore, anche per la sua qualità di avvocato, era ben in condizione di vagliare la fondatezza della domanda e quindi l’opportunità di assoggettare a processo tutti i numerosi convenuti.
Sussiste anche il danno risarcibile.
Infatti, è vero che secondo la S.C., in tema di responsabilità aggravata per lite temeraria, che ha natura extracontrattuale, la domanda di cui all’art. 96 c.p.c. richiede pur sempre la prova incombente alla parte istante sia dell’an che del “quantum debeatur” o che, pur essendo la liquidazione effettuabile d’ufficio, tali elementi siano in concreto desumibili dagli atti di causa (Cassazione civile , sez. I T, 15 febbraio 2007, n. 3388, Soc. Tripoli Soc. Aigi., in Giust, civ. Mass. 2007, 2).
Tuttavia, in molte corti di merito si va affacciando da tempo l’idea che la parte che debba sostenere una lite va incontro ad una serie di disagi quali, a titolo di esempio, l’apprensione connessa all’esito del giudizio, la perdita di tempo e di danaro per la ricerca della documentazione probatoria e per la consultazione del proprio legale, e via discorrendo. Ove, quindi, tali aggravi non siano quelli normali, frutto di una normale dialettica processuale, ma, al contrario, quelli particolarmente ampliati e odiosi connessi ad una subita aggressione con una lite del tutto temeraria, ben risulta fondata la richiesta di risarcimento ex art. 96 c.p.c. e, in mancanza di una precisa prova sull’ammontare del danno, questo può sicuramente essere liquidato secondo equità (Tribunale Milano, sez. VIII, 22 marzo 2006, n. 3662, in Corriere del merito 2006, Il 1263).
Anzi, si è affermato che le condotte realizzate da una parte che integrino la responsabilità di cui all’art. 96 c.p.c., costringono l’altra parte a subire un processo ingiustificato e perciò qualificabile come eccessivo nella sua intera durata, con la conseguenza che il tipo di lesione verificata si presenta analoga a quella relativa alla irragionevole durata del processo. Il danno allora, pur mancando la piena prova circa la sua esistenza ed il suo ammontare, potrà essere considerato come conseguenza normale della violazione del diritto e quantificato in via equitativa sulla base dei medesimi criteri elaborati dalla Corte di Strasburgo per un processo irragionevolmente lungo (Corte appello Firenze, sez. I, 03 marzo 2006, Resp. civ. e prev. 2006, 11 1915).
Questo giudice ritiene di condividere questa impostazione estensiva dell’interpretazione dell’art. 96 c.p.c. e, pertanto, di condannare in via equitativa l’attore, in favore dei convenuti che ne hanno fatto richiesta esplicita, della somma di euro 8000,00 per ciascuno (pari ad euro 1000,00 per ciascun anno di causa).
Le spese seguono la soccombenza e vanno distratte in favore di procuratori dei convenuti che ne hanno fatto richiesta.
La presente sentenza è provvisoriamente esecutiva per legge.

P.Q.M.


Il Tribunale di Bari, prima sezione civile, in funzione di Giudice Unico, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta, con atto di citazione notificato il 6.6.2000, da omissis nei confronti di Emmedue Immobiliare s.r.l., Niro Costruzioni, A. S., M.
A., C. A., C. F., N. V., V. G., C. G., Mancini Silvestro, Politi Giuseppe, Macina Gita, F. A., F. G. L. A.C., S. V., S. P., P. G., P. F., M. A., e C. V., nonché sulla riconvenzionale proposta dai coniugi V.C., nella contumacia di P. G., così provvede:
1) rigetta la domanda principale e quella riconvenzionale;
2) condanna omissis alla rifusione delle spese di lite, che liquida, in favore della Emmedue Immobiliare in euro 150,00 per esborsi, 2578,00 per diritti ed euro 4000,00 per onorari, oltre IVA e CAP;
– Niro costruzioni srl ora Gruppo Nitti euro 150,00 per esborsi, euro 2578,00 per diritti ed euro 1.000,00 per onorari, oltre IVA e CAP;
– C. V. in euro 150,00 per esborsi, euro 2578,00 per diritti ed euro 1000,00 per onorari, oltre IVA e CAP, con distrazione a favore del procuratore anticipatario;
– M. V. in euro 150,00 per esborsi, euro 2578,00 per diritti ed euro 4000,00 per onorari, oltre IVA e CAP;
– M. A. M. in euro 150,00 per esborsi, euro 2578,00 per diritti ed euro 4000,00 per onorari, oltre RSG, IVA e CAP;
– A. S., C. F., M. S., N. V. in euro 150,00 per esborsi, 2578,00 per diritti ed euro 5000,00 per onorari, oltre IVA e CAP, con distrazione a favore del procuratore anticipatario;
– P. F. e M. A. in euro 150,00 per esborsi, euro 2.578,00 per diritti ed 5000, 00 per onorari, oltre IVA e CAP;
– V. G. e C. G. euro 150,00 per esborsi, euro 2578,00 per diritti ed euro 5000,00 per onorari, oltre IVA e CAP, con distrazione a favore del procuratore anticipatario;
– S. V., S. P., F. G., F. A. e P. G. S. V., S. P., F. G., F. A. e P. G.;
3) condanna omissis alla rifusione dei danni per lite temeraria in favore di S. V., S. P., F. G., F. A., P. G., V. G. e C. G., nella misura di equità (di 8000,00 ciascuno;
4) dichiara la presente sentenza provvisoriamente esecutiva.
Così deciso in Bari il 30.4.2008.
Giudice Giuseppe Rana


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Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.


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