Il PCT e le richieste “inaudita altera parte”

Mirco Minardi

Quello delle richieste “inaudita altera parte” quando il procedimento è in corso è un problema serio.

Supponiamo, infatti, che un difensore voglia chiedere un sequestro conservativo, perché è venuto a conoscenza che ci sono somme depositate su un conto.

Qualora presenti la relativa istanza, controparte verrà a saperlo attraverso polisweb e avrà tutto il tempo per far sparire le somme. Come agire in questi casi?

In attesa che sia implementato un sistema (per la verità “autorevole” dottrina afferma che occorre cambiare il codice (sic!)) che consenta di rendere nascosto il subprocedimento ogni qual volta sia richiesto un provvedimento inaudita altera parte (ovviamente solo fino alla data fissata per la notifica del ricorso e del decreto), l’unica soluzione mi pare sia quella di presentare un ricorso autonomo, facendo presente l’esistenza del procedimento e chiedendo pertanto che sia assegnato allo stesso giudice. E’, questa, la soluzione consigliata anche da Vincenzo Di Giacomo nel suo ottimo libro “Il nuovo processo telematico“, Giuffrè, 2015.

Purtroppo, però, ho saputo che un giudice del Tribunale di Pisa (non ho visto il provvedimento) avrebbe dichiarato inammissibile un ATP in corso di causa depositato in cartaceo, sull’assunto che fosse da considerare endoprocessuale e quindi in forma telematica, con perdita del C.U. Anche su questo aspetto dovrà pertanto farsi chiarezza al più presto.


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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.





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