Il giudizio davanti al giudice di pace

Mirco Minardi

L’aumentata competenza per valore del giudice di pace ad opera della legge n. 69/2009 impone una riflessione sulla natura di questo giudizio e in particolare sul regime di preclusione delle domande, delle eccezioni, delle allegazioni, delle istanze istruttorie, delle argomentazioni e delle conclusioni.

La Suprema Corte ha sancito ripetutamente che il processo davanti al giudice di pace è sottoposto allo stesso principio di preclusione che governa il processo davanti al Tribunale.

Ricordo che ogni norma che prevede una preclusione è una norma di ordine pubblico processuale, con la conseguenza che:

– la preclusione è rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado fatto salvo il giudicato formatosi sul punto;

– le preclusioni non sono disponibili nè dalle parti, nè dal giudice.

Non esiste, dunque, l’equità procedurale: il giudice di pace è tenuto ad osservare scrupolosamente le norme processuali, specie quelle che prevedono preclusioni.

Nei prossimi giorni, pertanto, farò un focus su questo giudizio, dedicandovi una serie di articoli, soprattutto per evidenziare le “insidie” di questo tipo di processo, nel quale il rischio più grosso è il seguente: discostandosi dalla legge, il giudice concede termini e facoltà non consentite che, in appello, potrebbero essere rilevate come vizio della sentenza, con la conseguenza che le prove assunte potrebbero essere ritenute non utilizzabili.

Intanto vi lascio con queste domande:

  • quando maturano le preclusioni assertive in questo giudizio?
  • quando maturano le preclusioni istruttorie?
  • la costituzione del convenuto può avvenire senza comparsa di costituzione e risposta?
  • qual’è il termine ultimo per sollevare eccezioni in senso stretto?
  • il rinvio ai sensi del IV comma dell’art. 320 è libero o è condizionato?
  • qualora l’udienza ex art. 320 III comma non sia effettivamente la prima, bensì la seconda o addirittura la terza o la quarta, quando maturano le preclusioni assertive, difensive e istruttorie?
  • qualora la parte non si presenti in udienza, il giudice può decidere ugualmente sulle istanze istruttorie articolate negli atti introduttivi?
  • il giudice di pace è obbligato a far precisare le conclusioni alle parti?

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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.

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53 commenti:

  1. Marcella

    gentile avv, ho dimenticato di presentare note ex art. 183 comma 6 cpc in un giudizio davanti al tribunale entro i termini di legge, posso sempre essere ammessa alla prova del contrario sui testi indicati da controparte o sono decaduta anche da tale mezzo istruttorio? grazie

  2. Ugo

    Ritengo che non vi sia un contrasto tra le due pronunce. Anche nella seconda infatti il giudice avrà ammesso la prova ma avrà poi dovuto dichiarare la decadenza della parte perchè non presente per la sua assunzione (art. 208 c.p.c.).
    In pratica, quindi, la valutazione delle prove è doverosa per il Giudice di Pace anche in assenza della parte che ha richiesto le prove ma se poi si procede all’assunzione delle prove (ammesse) e la parte non c’è allora si profila la decadenza.

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