Facciamo un po’ di chiarezza in tema di CTU e riparazione di un autoveicolo

Mirco Minardi

Un CTU ha postato su un forum il seguente quesito (che ho riformulato).

Devo svolgere una CTU per valutare i danni subiti ad una autovettura, già riparata. Agli atti c’è la fattura emessa dal riparatore e le fotografie scattate, ma queste mostrano solo i danni esterni nello specifico il parafango, il proiettore, il paraurti e il radiatore. Il meccanico ha scritto in fattura di avere sostituito il servosterzo, il tendicinghia, il longherone, elementi che oggi non posso valutare con esattezza. Volevo esporre nella relazione che le  parti meccaniche che seguono non sono state quantificate dal CTU in quanto al momento non c è prova concreta della sostituzione.  È corretto?

Si tratta di una situazione tipica, in cui i CTU si trovano in difficoltà per diversi motivi tra cui la non chiarezza del quesito, le carenze istruttorie, la mancata comprensione del proprio ruolo.

La CTU, va ricordato, è lo strumento processuale che serve per (a) valutare oppure per (b) accertare un danno. Questa seconda ipotesi, evidentemente, deroga il principio dispositivo, pertanto l’accertamento di un danno sarà demandabile al CTU solo quando per la parte  sia impossibile o estremamente difficile fornire la prova dello stesso.

L’impossibilità ricorre tipicamente tutte le volte in cui occorre esprimere una valutazione. Essendo infatti le valutazioni inibite ai testi ed essendo prive di valore di prova le perizie di parte , in questi casi il nodo deve essere sciolto attraverso una consulenza tecnica, salvo che il giudice ritenga di poterne fare a meno applicando il principio di non contestazione (ex art. 115 c.p.c.), ovvero utilizzando le proprie conoscenze tecniche.

Allorquando si tratta di accertare e valutare un danno ad un veicolo a seguito di sinistro stradale si possono ipotizzare queste situazioni:

a)    Il veicolo è in attesa di riparazione

b)    Il veicolo è stato rottamato

c)     Il veicolo è stato riparato

L’indagine è poi condizionata dalle difese del danneggiante in quanto questi può (o non può) contestare solo o congiuntamente:

aa) Il nesso di causalità tra danni lamentati e sinistro;

bb) L’eccessività delle spese di riparazione.

Occorre tener poi presente che l’attore ha l’onere di allegare e di dimostrare il danno e che il mancato assolvimento di questo ultimo onere determina il rigetto della domanda.

Allegare il danno significa che l’attore dovrà indicare: le parti del veicolo danneggiate e, in caso di riparazione, le ore di manodopera conteggiate.

a)    Il veicolo è in attesa di essere riparato

È la situazione più semplice. In questo caso il CTU, esaminato il mezzo, dovrà stimare i danni subiti e, qualora, vi sia anche la contestazione aa) dovrà accertare se i danni riscontrati sono compatibili con il sinistro.

b)    Il veicolo è stato rottamato e non è ispezionabile;

In questo caso, mancando l’oggetto dell’accertamento, l’attore dovrà provare che i danni erano tali da rendere antieconomica la riparazione. Potrà ad esempio produrre fotografie e un preventivo di spesa di un meccanico o di un carrozziere e chiedere una testimonianza.

c)     Il veicolo è stata riparato.

In questa ipotesi possono verificarsi complicazioni in quanto il danno non può essere riscontrato direttamente ma solo ricostruito ex post sulla base di testimonianze, documenti, consulenza tecnica.

L’attore dovrà anzitutto preoccuparsi di provare le riparazioni, producendo la fattura e chiamando a testimoniare il meccanico/carrozziere, il quale dovrà riferire se in un certo periodo ha effettuato sul veicolo A le riparazioni e le sostituzioni allegate in giudizio. Poiché la fattura, qualora contestata, non prova la congruità dei prezzi applicati, ecco che la consulenza sarà il mezzo per risolvere il dubbio relativo ai “giusti costi”.

Il giudice, pertanto, dovrebbe ammettere la CTU solo dopo che la parte abbia effettivamente provato la tipologia dei danni subiti.

Anche la compatibilità dei danni, traducendosi in una valutazione, è accertamento in genere riservato ad un consulente tecnico.

Pertanto, l’iter corretto è questo.

Deve essere disposta la prova per dimostrare che il veicolo A, a seguito dello scontro con il veicolo B, ha subito i danni α,β,γ,δ,ε.

Se il mezzo è stato riparato, l’attore deve fornire la prova:

  • delle parti danneggiate del veicolo;
  • della manodopera e dei materiali utilizzati per eseguire la riparazione.

Laddove il convenuto contesti la compatibilità dei danni e la congruità delle riparazioni, l’attore potrà fornire la relativa prova attraverso una CTU. Peraltro, a differenza della congruità, che è una valutazione, la prova dell’entità delle parti danneggiate potrà essere fornita anche attraverso fotografie e testimoni.

Nel caso di specie, se al CTU è stato richiesto di valutare la congruità dei danni così come allegati e provati dalla fattura, egli non potrà esimersi dal valutarli, finendo altrimenti per sostituirsi al giudice.

Al contrario, laddove il giudice abbia richiesto anche l’accertamento della effettiva esecuzione dei lavori, il CTU nell’impossibilità di eseguire l’indagine dovrà rispondere che non è possibile verificare se sia stata effettivamente eseguita la sostituzione dei pezzi α,β,γ,δ,ε.

Tutto dipende pertanto da come è stato formulato il quesito.

Se vuoi approfondire questi argomenti ti consiglio di leggere il mio “COME SI CONTESTA UNA CTU”.


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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.

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