Chi può contestare la CTU

Mirco Minardi

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La contestazione di una consulenza tecnica richiede il rispetto di forme, termini e contenuti. Si tratta di un’attività fondamentale e decisiva che sotto l’aspetto pratico ha rilievo soprattutto con riferimento alla successiva fase di impugnazione, atteso che è nota la riluttanza dei giudici (non di tutti, ovviamente) di primo grado a discostarsi dalle conclusioni decome-si-contesta-una-ctu-copertinal “loro” consulente. Il giudice d’appello (nel civile come nel penale) è maggiormente distaccato dai fatti di causa, sia temporalmente che emotivamente, e soprattutto esamina la questione attraverso il filtro fondamentale della sentenza di primo grado.

 

Chi può contestare la CTU

Vediamo “chi” deve contestare la CTU; si tratta cioè di stabilire se le osservazioni critiche di carattere tecnico possano essere mosse direttamente dall’avvocato, ovvero necessariamente da un tecnico avente la stessa qualifica professionale del consulente. È ovvio, infatti, che spetta al difensore eccepire eventuali nullità della consulenza, trattandosi di argomentazioni di carattere giuridico. Il problema riguarda, invece, le considerazioni di natura tecnica.

Ebbene, la S.C. ha stabilito che non è affetta da vizio di motivazione la sentenza del giudice di appello che, seguendo le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio nominato nel secondo grado del giudizio, ometta una specifica risposta alle note critiche alla relazione peritale, redatte dal difensore della parte e quindi non da un organo tecnico in grado di muovere censure con crisma di attendibilità[1]. In buona sostanza, in base a questo orientamento il giudice può legittimamente ignorare le contestazioni tecniche formulate direttamente dal difensore.

Nella sentenza della S.C. n. 9921/1994 il principio è stato affermato con riferimento a note critiche del difensore avverso le considerazioni di una consulenza medico-legale, ma la giurisprudenza successiva ha specificato che il principio è applicabile in generale a tutte le CTU, «anche a quella tecnico-aziendalistica diretta ad accertare le spese necessarie – oltre naturalmente gli incassi – derivanti da una “normale” coltivazione di un fondo, in quanto la critica a detta consulenza presuppone la conoscenza di particolari nozioni tecniche in materia agraria»[2].

In base a questo orientamento, dunque, il giudice è tenuto a valutare solo le osservazioni critiche provenienti da un tecnico, mentre il difensore può legittimamente contestare le risultanze tecniche della consulenza solo ove dimostri di avere specifiche competenze.

A me pare ovvio che nel momento in cui formula le osservazioni critiche il difensore dimostra di avere competenza. Dunque è irragionevole impedire all’avvocato di formulare anche giudizi tecnici per una presunzione juris et de jure di incompetenza. Non si vede, infatti, per quale ragione il giudice possa discostarsi dalle conclusioni del CTU, quale peritus peritorum, mentre il difensore debba necessariamente avvalersi di un tecnico per poter essere ascoltato. Si tenga poi presente che aspetti di carattere tecnico possono essere introdotti sin dall’atto di citazione; ma a nessun giudice verrebbe mai l’idea di considerare invalide le allegazioni tecniche ivi inserite solo perché l’avvocato non è un ingegnere informatico o un chirurgo maxillofacciale.

In ogni caso, è indubbio che anche il difensore possa mettere in luce le contraddizioni della relazione, la carenza di motivazione, la sua insufficienza e la sua illogicità.

[1] Cass. n. 9921/1994.

[2] Cass. 8297/2005.


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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.

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2 commenti:

  1. Federico

    Buongiorno avvocato, sono un consulente del Tribunale ed avrei piacere di conoscere il suo parere su una problematica che rilevo spesso nelle mie consulenze.
    Uno degli obblighi che ha l’impresa è di fornire, alla fine dei lavori, il progetto as-built (come costruito) al committente.
    Quasi mai le imprese ottemperano a tale obbligo, anche contrattuale.
    Nel corso della CTU quindi mi trovo a dover esaminare impianti complessi senza disporre di alcunchè perchè ovviamente parte attrice non può produrre quello che non ha.
    Io ritengo quindi corretto chiedere, nel corso della consulenza, copia del progetto iniziale dell’opera che ovviamente consente una prima individuazione dell’impianto.
    A mio giudizio tale richiesta non viola il principio che vieta l’utilizzo di documenti non ritualmente prodotti a meno che non si contesti anche la progettazione.
    Vorrei conoscere il suo parere in merito.
    La ringrazio anticipatamente per la cortesia.

  2. Marina

    proprio perchè in genere le risultanze della ctu delineano e rispondono già ai quesiti posti dal Giudice,l’avvocato di parte può accelerare i tempi della Sentenza,e chiedere discussione orale della causa in udienza di precisazione conclusioni? articolo 281-quinquies, o è preferibile che venga svolta in forma scritta?grazie




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