Brevi note in tema di posta elettronica certificata ed elezione di domicilio nel processo civile

Mirco Minardi

La disciplina di questo argomento è piuttosto infelice; le questioni che sorsero in passato e ancora non di rado si producono intorno al luogo di notificazione degli atti giudiziari portano talvolta a gravi conseguenze. Esse sono numerosissime e suscitano il legittimo desiderio di un miglioramento nelle disposizioni normative”.

Lodovico Mortara, Commentario del codice delle leggi di procedura civile, Vol. III, 1909, pag. 265

 

SOMMARIO. 1- L’art. 82 del R.D. 37/1934. 2- Gli interventi normativi sull’uso della posta elettronica certificata nel processo civile. 3- L’intervento delle Sezioni Unite (sent. 10143 del 20/06/2012) e l’impasse creato da Cass. 26696/2013. 4- L’art. 16 d.l. 179/2012. 5- Il domicilio digitale ex art. 16-sexies d.l. 179/2012. 6- La disciplina del domicilio nel giudizio di Cassazione.

 

1.     L’art. 82 del R.D. 37/1934

L’art. 82 del R.D. 37/1934 stabilisce che i “procuratori”[1] i quali esercitino il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati, devono, all’atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso. In mancanza della elezione di domicilio, questo si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria.

Come si vede, la norma parla di “circoscrizione” e di “luogo ove ha sede l’autorità”, due riferimenti topografici tra loro diversi. La “circoscrizione”, infatti, si riferisce al territorio in cui il tribunale esercita i poteri giurisdizionali; “sede dell’autorità”, invece, è il comune in cui si trova il giudice del processo.

Da tale diversità la giurisprudenza maggioritaria ha ricavato nel tempo questi corollari:

  • il procuratore non ha l’onere di eleggere domicilio nel comune del giudice adito qualora questo si trovi all’interno della circoscrizione alla quale lo stesso procuratore è assegnato[2];
  • l’obbligo di eleggere domicilio nel comune ove ha sede il giudice adito, invece, grava su tutti i procuratori che esercitano fuori circoscrizione[3];
  • l’onere di elezione di domicilio nel comune ove ha sede il giudice grava anche sui procuratori dimoranti nel distretto, ma al di fuori della circoscrizione di Tribunale in cui ha sede il giudice d’appello[4];
  • nel caso in cui il procuratore esercente fuori circoscrizione non elegga domicilio nel luogo ove ha sede il giudice adito, il domicilio si intende eletto presso la cancelleria. Laddove la notifica sia eseguita irregolarmente presso lo studio del procuratore, si ha nullità qualora l’atto non sia ricevuto personalmente dal procuratore, mentre qualora sia consegnato ad altra persona dello studio, la stessa si intende sanata nel caso in cui la parte si costituisca in giudizio[5].

Alcuni esempi chiariranno meglio quanto appena affermato.

  • Causa davanti al Tribunale di Roma o al Giudice di Pace di Roma. L’avvocato iscritto nell’albo tenuto dall’Ordine degli Avvocati di Roma (e dunque residente in qualsiasi comune della provincia di Roma) non ha l’onere di eleggere domicilio nella Capitale, diversamente da ogni altro procuratore extra circondario.
  • Causa davanti al Giudice di Pace di Ostia. L’avvocato iscritto nell’albo tenuto dall’Ordine degli Avvocati di Viterbo ha l’onere di eleggere domicilio nel comune di Ostia.
  • Causa avanti alla Corte d’appello di Roma. Tutti gli avvocati non iscritti nell’albo tenuto dall’Ordine degli Avvocati di Roma hanno l’onere di eleggere domicilio nella Capitale (non è sufficiente eleggere domicilio presso un procuratore iscritto nell’albo tenuto dall’Ordine degli Avvocati di Roma, ma avente studio in un comune diverso).

Come accennato, la violazione delle regole sopra riportate produce(va) un grave effetto ovvero la possibilità di comunicare e notificare gli atti e i provvedimenti presso la cancelleria del giudice adito.

 

2.     Gli interventi normativi sull’uso della posta elettronica certificata nel processo civile

A partire dal 2005 si registrano numerosi interventi normativi tesi a incentivare l’uso della posta elettronica certificata in diversi ambiti, tra cui quello del processo civile.

In particolare, il d.l. 35/2005 modifica alcuni articoli del codice di rito, prevedendo la possibilità di effettuare comunicazioni di cancelleria tramite posta elettronica certificata.

Nel 2008 il Governo emana il d.l. 185/2008 che introduce in capo agli avvocati (e a ad altri professionisti iscritti ad un albo) l’obbligo di comunicare al proprio Ordine di appartenenza, entro il 29/11/2009, il proprio indirizzo di posta elettronica certificata.

Il d.l. 138/2011 (conv. modif. l. 148/2011) modifica tra gli altri l’art. 125 c.p.c. prevedendo l’obbligo in capo al difensore di indicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata negli atti ivi indicati.

Subito dopo, la legge 183/2011 interviene nuovamente sull’art. 125 precisando che l’indirizzo PEC da indicare è quello comunicato al proprio Ordine.

L’obbligo suddetto viene definitivamente eliminato dal d.l. 90/2014 (conv. modif. l. 144/2014) stante la manifesta inutilità, visto che le comunicazioni di cancelleria avvengono in automatico, estraendo l’indirizzo del difensore (individuato tramite il codice fiscale) dal ReGIndE[6].

 

3.     L’intervento delle Sezioni Unite (sent. 10143 del 20/06/2012) e l’impasse creato da Cass. 26696/2013

Nel 2012 le SS.UU. civili vengono chiamate a comporre il contrasto in merito alla regolarità della notifica in cancelleria in caso di elezione di domicilio, da parte di un procuratore distrettuale ma extra circondario, in un comune diverso da quello ove ha sede la Corte d’Appello (in quel caso il procuratore, esercente nel distretto della Corte d’appello di L’Aquila, aveva eletto domicilio in un comune della provincia di Teramo, mentre il giudizio di appello si era svolto avanti alla Corte distrettuale e quindi nel comune Capoluogo di Regione)[7].

Le SS.UU., dopo aver confermato il tradizionale orientamento (e quindi l’onere anche per il procuratore intra distretto di eleggere domicilio nel comune ove ha sede la corte d’appello) aggiungono che nel mutato contesto tecnologico e normativo, l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata, a partire dal 1° febbraio 2012, data di entrata in vigore delle modifiche degli art. 125 e 366 c.p.c.[8], assolve all’onere di elezione di domicilio, con la conseguenza del venir meno della necessità per il procuratore di altra circoscrizione di eleggere domicilio fisico nel comune ove ha sede il giudice adito[9].

Un anno dopo, il Giudice di legittimità si spinge ancora più avanti, affermando l’inammissibilità del controricorso notificato in cancelleria, là dove il ricorrente, pur non avendo eletto domicilio in Roma, abbia indicato il proprio indirizzo di posta elettronica certificata.

L’impasse era determinata dal fatto che in mancanza di elezione di domicilio in Roma da parte di un avvocato avente il proprio studio in altro comune, il difensore dell’intimato si vedeva sostanzialmente costretto, per non rischiare di incorrere in nullità, a notificare il controricorso tramite PEC[10]. Tuttavia, la notifica in proprio a mezzo PEC presupponeva l’autorizzazione del C.O.A. ex l. 53/1994 (subordinata peraltro a requisiti di meritevolezza); l’altra possibilità era quella di notificare telematicamente tramite Ufficiale Giudiziario, circostanza, questa, tutt’altro che semplice stante la mancanza di adeguati mezzi tecnici e di decreti attuativi.

Proprio per tale ragione, l’articolo 46, comma 1, lettera c) del d.l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla l. 11 agosto 2014, n. 114, ha eliminato il requisito dell’autorizzazione da parte del Consiglio dell’Ordine, cosicché oggi ogni avvocato può notificare tramite posta elettronica certificata, senza necessità di autorizzazione del C.O.A.

 

4.     L’art. 16 d.l. 179/2012

Nel frattempo, viene emanato il d.l. 179/2012[11] che all’art. 16 introduce (tra l’altro) i seguenti princìpi:

  • le comunicazioni e le notificazioni a cura della cancelleria sono effettuate esclusivamente per via telematica;
  • se il destinatario che ha l’obbligo di munirsi di un indirizzo PEC ne è sprovvisto, le comunicazioni e notificazioni si fanno in cancelleria; del pari, laddove il destinatario non riceva la posta per cause imputabili al destinatario stesso (ad es. perché la casella ha raggiunto il massimo spazio disponibile, oppure perché non è stato rinnovato l’abbonamento con il gestore);
  • se non è possibile procedere alla notifica tramite PEC per cause non imputabili al destinatario, si procede nelle forme tradizionali.

Occorre peraltro considerare che l’art. 16, comma 4, D.M. 44/2011 stabilisce che “Fermo quanto previsto dall’articolo 20, comma 6, e salvo il caso fortuito o la forza maggiore, negli uffici giudiziari individuati con il decreto di cui all’articolo 51, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel caso in cui viene generato un avviso di mancata consegna previsto dalle regole tecniche della posta elettronica certificata, si procede ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 51 e viene pubblicato nel portale dei servizi telematici, secondo le specifiche tecniche stabilite ai sensi dell’articolo 34, un apposito avviso di avvenuta comunicazione o notificazione dell’atto nella cancelleria o segreteria dell’ufficio giudiziario, contenente i soli elementi identificativi del procedimento e delle parti e loro patrocinatori. Tale avviso è visibile solo dai soggetti abilitati esterni legittimati ai sensi dell’articolo 27, comma 1, del decreto ministeriale 21 febbraio 2011 n. 44”.

Come si vede, in caso di malfunzionamento imputabile della casella di posta elettronica certificata, le comunicazioni e le notificazioni non si considerano perfezionate, essendo necessaria la tradizionale notifica in cancelleria, nonché la pubblicazione di un apposito avviso sul portale dei servizi telematici. Detta modalità non è invece utilizzabile nel caso in cui il malfunzionamento dipenda da fatti non imputabili al titolare dell’indirizzo PEC (ad esempio per problemi tecnici del gestore).

Se questo è il quadro normativo, risulta del tutto erroneo l’obiter dictum rinvenibile nella sentenza del TAR. Lazio, sez. III bis, n. 11534/14, secondo cui l’art. 16 del d.l. 179/2012 avrebbe “chiarito espressamente, anche con riferimento alle comunicazioni processuali, che costituisce preciso onere del difensore controllare la propria casella di PEC e che, in caso contrario, così come in caso di mancata ricezione per cause imputabili al destinatario (casella piena, messaggio segnato come letto etc.) la comunicazione si intende comunque ricevuta”. In realtà, le norme vigenti non autorizzano affatto una simile interpretazione, atteso che in caso di mancato recapito imputabile al destinatario, il notificante, come abbiamo visto, deve procedere alla notifica presso la cancelleria.

 

5.     Il domicilio digitale ex art. 16-sexies d.l. 179/2012

Nel 2014, il d.l. 90/2014 inserisce nel d.l. 179/2012 l’art. 16-sexies intitolato “domicilio digitale”. La norma prevede che salvo quanto stabilito dall’art. 366 c.p.c., la notificazione in cancelleria su istanza di parti private è possibile solo quando la notificazione tramite PEC sia impossibile per causa imputabile al destinatario.

Oggi, pertanto, la notifica in cancelleria è legittima solo nel caso in cui non sia possibile notificare all’indirizzo di posta elettronica certificata “per colpa” del titolare della casella PEC.

Tuttavia, la possibilità di notificare presso la cancelleria non sembra possa autorizzarsi allorquando il procuratore sia iscritto nell’albo della circoscrizione ove ha sede il giudice adito, oppure nel caso in cui (esercitando in altro circondario) abbia eletto domicilio nel comune in cui si svolge il processo. In queste ipotesi, in caso di malfunzionamento della PEC o di inesistenza della PEC, si deve procedere alla notifica presso il domicilio fisico.

Al contrario, nel caso in cui il procuratore sia iscritto in un albo di altra circoscrizione e non abbia eletto domicilio nel comune ove ha sede il giudice adito, si potrà procedere alla notifica in cancelleria se l’impossibilità della notifica tramite PEC è imputabile al destinatario stesso.

La tabella che segue riassume quanto finora detto:

Difensore intra-circoscrizione con PEC funzionante e che ha eletto domicilio diverso dal proprio domicilio professionale (es. avvocato di Ostia che elegge domicilio in Roma per una causa avanti al tribunale di Roma) La notifica può essere eseguita alternativamente presso il domicilio eletto o a mezzo PEC. Se avvenuta personalmente è valida anche la notifica eseguita nel domicilio professionale.
Difensore intra-circoscrizione con PEC funzionante che non ha eletto domicilio nel comune ove ha sede il giudice adito (es. avvocato di Ostia relativamente ad una causa avanti al tribunale di Roma) La notifica può essere eseguita presso il domicilio professionale o a mezzo PEC
Difensore intra-circoscrizione con PEC non funzionante (per sua colpa o senza colpa) che non ha eletto domicilio nel comune ove ha sede il giudice adito (es. avvocato di Ostia relativamente ad una causa avanti al tribunale di Roma) La notifica dovrà essere eseguita presso il suo domicilio professionale
Difensore intra-circoscrizione con PEC non funzionante (per sua colpa o senza colpa) che ha eletto domicilio nel comune ove ha sede il giudice adito (es. avvocato di Ostia che elegge domicilio in Roma per una causa avanti al tribunale di Roma) La notifica dovrà essere eseguita presso il domicilio eletto
Difensore fuori circoscrizione, con PEC funzionante, che ha eletto domicilio nel comune ove ha sede il giudice adito (difensore di Velletri domiciliato in Roma per una causa avanti al Tribunale di Roma) La notifica può essere eseguita alternativamente presso il domicilio eletto o a mezzo PEC
Difensore fuori circoscrizione che ha eletto domicilio fuori dal comune ove ha sede il giudice adito e con PEC funzionante (difensore di Velletri domiciliato in Ostia per una causa avanti al Tribunale di Roma) La notifica deve essere eseguita a mezzo PEC
Difensore fuori circoscrizione che ha eletto domicilio fuori dal comune ove ha sede il giudice adito con PEC non funzionante (difensore di Velletri domiciliato in Ostia per una causa avanti al Tribunale di Roma) La notifica può essere eseguita in cancelleria
Difensore fuori circoscrizione che non ha eletto domicilio nel comune ove ha sede il giudice adito e con PEC non funzionante (difensore di Velletri non domiciliatosi in nessun luogo) La notifica può essere eseguita in cancelleria

 

6.     La disciplina del domicilio nel giudizio di cassazione

Come accennato poc’anzi, l’art. 16-sexies fa salva la disposizione di cui all’art. 366 in tema di ricorso in Cassazione, il cui secondo comma stabilisce che “se il ricorrente non ha eletto domicilio in Roma ovvero non ha indicato l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine, le notificazioni gli sono fatte presso la cancelleria della Corte di cassazione”.

In altre parole, nel giudizio in Cassazione il difensore può alternativamente o congiuntamente:

  • eleggere domicilio in Roma;
  • indicare il proprio indirizzo PEC.

Tuttavia, secondo una recente sentenza della Suprema Corte (sent. 25215/2014), l’indirizzo PEC non si intende “indicato” ai fini di cui all’art. 366, qualora il difensore abbia specificato di voler ricevere a quell’indirizzo le (o solo le) “comunicazioni”, senza nulla dire circa le notificazioni. In tal caso, se il difensore ha eletto domicilio in Roma, le notifiche possono farsi al domicilio eletto, diversamente andranno eseguite presso la cancelleria. La mancata specificazione fa invece presumere di voler ricevere nella casella di posta elettronica certificata anche le notifiche.

La circostanza che in mancanza di indicazione dell’indirizzo PEC e di elezione di domicilio in Roma si possa procedere alla notifica in Cancelleria non significa però che la notifica effettuata all’indirizzo PEC del difensore risultante da pubblici elenchi[12] debba considerarsi nulla. Difatti, in questo caso non sembra possa seriamente negarsi il raggiungimento dello scopo (ex art. 156 c.p.c.). La norma autorizza semplicemente la notifica di provvedimenti o di atti presso la cancelleria, in assenza congiunta dell’elezione di domicilio in Roma e dell’indicazione dell’indirizzo PEC.

La seguente tabella riassume i casi più frequenti:

Difensore di Roma che ha eletto domicilio in Roma diverso dal proprio domicilio professionale con PEC funzionante indicata (es. avvocato di Roma che elegge domicilio presso altro luogo in Roma) La notifica può essere eseguita alternativamente presso il domicilio eletto o a mezzo PEC oppure personalmente anche presso il domicilio professionale
Difensore di Roma che ha eletto domicilio nel proprio studio con PEC funzionante indicata La notifica può essere eseguita alternativamente presso il domicilio professionale o a mezzo PEC
Difensore di Roma che ha eletto domicilio nel proprio studio con PEC non funzionante La notifica dovrà essere eseguita presso il suo domicilio professionale
Difensore con studio fuori Roma che ha eletto domicilio in Roma con PEC funzionante indicata nell’atto La notifica può essere eseguita alternativamente presso il domicilio eletto o a mezzo PEC
Difensore con studio fuori Roma che non ha eletto domicilio in Roma con PEC funzionante indicata nell’atto La notifica dovrà essere eseguita a mezzo PEC Se eseguita personalmente la nullità è sanata dal raggiungimento dello scopo
Difensore con studio fuori Roma che non ha eletto domicilio in Roma e che non ha indicato la PEC funzionante La notifica potrà essere eseguita presso la cancelleria. Se eseguita all’indirizzo PEC risultante da pubblici elenchi o personalmente la nullità è sanata dal raggiungimento dello scopo.
Difensore fuori Roma che non ha eletto domicilio in Roma con PEC non funzionante La notifica dovrà essere eseguita in cancelleria

 

[1] Oggi gli “avvocati”, a seguito della legge n. 27/1997.

[2] V. ad es. Cass. 23383/2013: «L’art. 82 del r.d. 22 gennaio 1934, n. 37, nell’imporre al procuratore l’obbligo di eleggere domicilio nel luogo in cui ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso, si riferisce soltanto all’ipotesi in cui egli eserciti il proprio ministero in un giudizio che si svolge al di fuori della circoscrizione del tribunale al quale è assegnato e non è, pertanto, applicabile quando il procuratore sia iscritto nell’albo del medesimo tribunale nella cui circoscrizione si svolge il giudizio. In quest’ultimo caso, l’eventuale elezione di domicilio assume il valore di mera indicazione del luogo in cui ha sede lo studio del procuratore e non richiede, quindi, necessariamente la specificazione dell’indirizzo completo, dovendo le notificazioni essere effettuate, in mancanza, non già presso la cancelleria del giudice adìto, bensì nel luogo, risultante dall’albo professionale, dove il procuratore ufficialmente risiede, in ragione del suo ufficio, a norma degli artt. 10 e 17, primo comma, n. 7, del r.d.l. 27 novembre 1933, n. 1578, convertito nella legge 22 gennaio 1934, n. 36, e ciò anche nell’ipotesi in cui l’elezione di domicilio presso il difensore indichi solo il comune nel quale è sito lo studio e non anche la via ed il numero civico dello stesso»; v. anche  Cass., Sez. 3, 19 giugno 2009, n. 14360; Cass., Sez. 2, 18 aprile 2002, n. 5635; Cass., Sez. 1, 24 luglio 1996, n. 6651).

[3] V. ad es. Cass. 13110/2014 (caso in cui il procuratore fuori circoscrizione aveva eletto domicilio in un comune diverso ove aveva sede il Giudice di pace adito); Cass. 12375/2014 (caso in cui il procuratore fuori circoscrizione aveva eletto domicilio in un comune diverso dal comune sede il Tribunale adito).

[4] Da ultimo Cass. 13071/2013; Cass. S.U. 10143/2012.

[5] V. ad es. Cass. 19001/2010.

[6] Acronimo che sta per Registro Generale degli Indirizzi Elettronici.

[7] All’orientamento tradizionale si erano infatti contrapposte due pronunce e da ultimo Cass., sez. lav., 11 giugno 2009, n. 13587, che, partendo da un’interpretazione letterale del R.D. n. 37 del 1934, art. 82, aveva ritenuto che la disposizione da esso denunziata si applicasse al giudizio di primo grado (come si evince dal riferimento alla “circoscrizione del tribunale”) e trovasse applicazione al giudizio d’appello solo in caso di procuratore esercente fuori del distretto, attesa la ratio della disposizione, volta ad evitare di imporre alla controparte l’onere di una notifica più complessa e costosa se svolta al di fuori della circoscrizione dell’autorità giudiziaria procedente e ad escludere un maggiore aggravio della notifica ove il procuratore sia assegnato al medesimo distretto ove si svolge il giudizio di impugnazione.

[8] Apportate dall’art. 25 l. 12 novembre 2011 n. 183.

[9] La massima delle S.U.: «L’art. 82 r.d. 22 gennaio 1934 n. 37 – secondo cui gli avvocati, i quali esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati, devono, all’atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso, intendendosi, in caso di mancato adempimento di detto onere, lo stesso eletto presso la cancelleria dell’autorità giudiziaria adita – trova applicazione in ogni caso di esercizio dell’attività forense fuori del circondario di assegnazione dell’avvocato, come derivante dall’iscrizione al relativo ordine professionale, e, quindi, anche nel caso in cui il giudizio sia in corso innanzi alla corte d’appello e l’avvocato risulti essere iscritto all’ordine di un tribunale diverso da quello nella cui circoscrizione ricade la sede della Corte d’appello, ancorché appartenente allo stesso distretto di quest’ultima. Tuttavia, a partire dalla data di entrata in vigore delle modifiche degli art. 125 e 366 c.p.c., apportate dall’art. 25 l. 12 novembre 2011 n. 183, esigenze di coerenza sistematica e d’interpretazione costituzionalmente orientata inducono a ritenere che, nel mutato contesto normativo, la domiciliazione “ex lege” presso la cancelleria dell’autorità giudiziaria, innanzi alla quale è in corso il giudizio, ai sensi dell’art. 82 del r.d. n. 37 del 1934, consegue soltanto ove il difensore, non adempiendo all’obbligo prescritto dall’art. 125 c.p.c. per gli atti di parte e dall’art. 366 c.p.c. specificamente per il giudizio di cassazione, non abbia indicato l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato al proprio ordine».

[10] La Cassazione ha affermato anche di recente che la notifica a mezzo posta presso lo studio del difensore sito in un comune diverso da Roma, che ha indicato il proprio indirizzo di posta elettronica certificata, è nulla anche se sanabile dal raggiungimento dello scopo (Cass. 13857/2014). In particolare, la sanatoria può avvenire attraverso la costituzione o il ricevimento personale della notifica.

[11] Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 (in Suppl. ordinario n. 194 alla Gazz. Uff., 19 ottobre 2012, n. 245), convertito, con modificazioni, in legge 17 dicembre 2012, n. 221 – Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese (DECRETO SVILUPPO BIS).

[12] I pubblici elenchi da cui ricavare gli indirizzi PEC sono quelli definiti dall’art. 16-ter del d.l. 179/2012.


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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.

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45 commenti:

  1. Giacomo

    la mia controparte è difesa da un avvocato che agisce extra districtum e che non ha eletto domicilio in un comune della circoscrizione
    posso notificare la sentenza in cancelleria ai fini della decorrenza del termine breve x l’impugnazione?
    grazie

  2. Vanessa

    Ho ottenuto un decreto ingiuntivo presso il tribunale di Rimini ma sono iscritta all’ordine avvocati di Macerata ed ho eletto domicilio nel mio studio a Macerata. Nel ricorso ho anche indicato la PEC. L’eventuale opposizione a decreto può essere notificata dalla controparte in cancelleria o solo alla mia PEC?
    Grazie.

  3. Davide

    Ritieni opportuno allegare la procura alle liti anche in caso di notifica, a mezzo ufficiale giudiziario, di ricorso per ingiunzione e pedissequo decreto ingiuntivo telematico?

  4. Susanna Cavallina

    Caro Collega, non condivido la tua tesi attesa la facoltà di sanare ex tunc prevista dal’art. 182 c.p.c. La cassazione da te citata si riferisce ad un caso ante riforma del 2009.

    Cordialità

  5. Alessia

    Ciao Collega,
    grazie per il prezioso contributo dal momento che il tuo articolo è molto interessante.
    Sto predisponendo un ricorso introduttivo innanzi nel circondario del Tribunale ove sono domiciliata. però siccome è un atto che farò con un altro collega non vorremmo domiciliarci localmente ma vorremmo domiciliarci presso le PEC. Secondo te è corretta la formulazione?
    Grazie.

  6. Raffaella

    Gentile Collega,
    ti chiedo nella relata di notifica dell’atto di citazione con allegata la procura alle liti devo inserire anche l’attestazione di conformità relativamente alla procura alle liti inserendo anche l’impronta?

  7. Antonella

    Gentile collega,
    ho ricevuto via pec notifica di appello con procura alle liti, su foglio separato, in bianco forse per errore di scansione, la quale risulta regolarmente firmata digitalmente. Comporta nullità dell’atto?
    Inoltre alla luce della L.132/15, costituendo la procura copia informatica non si dovrebbe aspettare la pubblicazione delle specifiche tecniche del ministero per la notifica via pec con conseguente nullità della notifica?

  8. Mirco Minardi

    @Antonella: se il foglio è bianco la procura si considera non notificata. In tal caso, la sentenza passa in giudicato se non c’era un valido mandato. Secondo l’opinione prevalente la procura scansionata non necessità di attestazione di conformità.

  9. Francesco Schiatti

    Buongiorno, ho ricevuto notifica via pec di opposizione a decreto ingiuntivo in cui mancavano sia l’atto sia la procura sia la relata. ritengo la notifica pertanto nulla, con conseguente definitività del mio decreto ingiuntivo. dovendo far apporre la formula esecutiva, come posso far valere la nullità? posso procedere con istanza al giudice o devo costituirmi in giudizio? grazie

  10. Cristiana

    Gentile collega , in base a quale orientamento ritieni sussistere il giudicato del D.I. se la procura è nulla, atteso il chiaro disposto del novellato art. 182?

  11. Mirco Minardi

    @Cristiana: il 182, a mio parere, non può riaprire i giochi se il giudicato si è formato. Una volta formato il giudicato ci sono solo i mezzi straordinari di impugnazione.

  12. Luigi

    Caro collega, ho trovato molto interessante lo scritto e per questo mi permetto di chiedere un chiarimento circa un quesito che vedo ripetersi nelle domande degli altri colleghi, vale a dire se nella notifica a mezzo pec di un atto introduttivo è necessario inserire la procura alle liti. Tanto mi interessa con particolare riferimento al ricorso per cassazione.
    Esiste una norma che espressamente lo prevede?
    Ti ringrazio per la cortese risposta.
    Luigi Fariello

  13. Mirco Minardi

    @Luigi E’certamente opportuno tenuto conto del fatto che occorre essere muniti di procura per poter notificare a mezzo PEC. Meglio prevenire contestazioni.

  14. Giovanna

    Il legale avversario ha chiesto un decreto ingiuntivo al Tribunale di Ancona, domiciliandosi presso il proprio studio extra distretto; ero molto indecisa se notificare in cancelleria o per posta allo studio del collega, ma poi ho optato per la notifica a mezzo pec all’indirizzo indicato nell’atto, coincidente con quello risultante al Reginde.
    Per scrupolo ho anche certificato la conformità all’originale (scansionato) della procura, che ho poi sottoscritto digitalmente, così come la citazione e la relata.
    In quest’ultima ho anche specificato il numero del d.i. opposto ed il suo RG, per completezza.
    Ho fatto tutto bene?
    Grazie in anticipo.

  15. Paola rotondo

    Buongiorno,
    ho ricevuto la notifica a mezzo pec di un atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo.
    La pec riporta quale allegato anche la procura alle liti ma all’atto di aprire il file tramite il programma in mio uso (Dike), il programma mi segnala che il documento originale non è stato trovato e che non è presente alcun certificato di firma.
    Segnalo che la procura alle liti in questione è richiamata sia nell’atto di citazione che nella relata di notifica telematica quale documento informatico allegato alla pec.
    Posso sollevare valide eccezioni?
    Grazie.
    Paola Rotondo

  16. Vincenzo

    Buongiorno
    la notifica di una insinuazione tardiva in un fallimento oramai prossimo al primo riparto parziale mi torna indietro con il msg “è stato rilevato un errore 5.2.2 – InfoCert S.p.A. – casella piena. Il messaggio è stato rifiutato dal sistema.” Contattato lo studio del curatore non riesco a venirne a capo……vista l’assenza di una norma che risolva il caso di mancata notifica per problemi connessi alla casella di posta del destinatario, converrà depositare l’atto presso la cancelleria fallimentare ?
    grazie

  17. Michele wurzer

    Caro Collega,
    hai cortesemente gli estremi della pronuncia del Tribunale di Viterbo in merito alla “mancata consegna” della Pec?
    Grazie

  18. Avv. Anna Scarponi

    Egr. Collega Minardi, gradirei da Lei chiarimenti in merito a come procedere nella seguente circostanza: devo notificare atto di precetto fuori dal mio foro d’appartenenza e intendevo effettuare la notifica a mezzo pec essendo il debitore una persona giuridica, è giusto se io nell’atto faccio eleggere alla mia assistita domicilio presso il mio studio professionali e poi, per avvisi, comunicazioni e notificazioni, indichi il mio indirizzo pec, senza elezione, quindi, di domicilio presso collega del foro del debitore? in caso di opposizione a precetto, controparte o cancelleria mi notificheranno tempestivamente l’atto di opposizione al mio indirizzo pec? resto in attesa di celere riscontro e ringrazio anticipatamente

  19. Giuseppe

    Caro Collega, ecco il caso: non è stata autenticata la procura cartacea di un decreto ingiuntivo spedito con il pct (ricorso e procura inviati con unico invio). Il decreto è stato concesso e notificato a controparte che lo ha ritirato e non si è opposto. Controparte potrebbe ancora nell’esecuzione eccepire che non c’è la firma cartacea sulla procura in calce al ricorso (beninteso che a margine del precetto ci sarebbe comunque una nuova procura del cliente autenticata) ?? Grazie sin da ora.

  20. Vincenzo

    Egregio Collega,
    credo di aver commesso un grossolano errore e, purtroppo, credo sia irrimediabile.
    Ad ogni buon conto te lo rappresento laddove dovesse esserci una via d’uscita che eventualmente mi sfugge.
    Ho scoperto solo dopo lo spirare del termine breve per l’impugnazione (in quanto la sentenza è stata notificata) di aver notificato una mail PEC (che avrebbe dovuto contenere l’atto di appello e la relata) in realtà, priva di allegati, con solo all’oggetto l’indicazione “notificazione ai sensi della legge n. 53 del 1994”.
    In buona sostanza ho notificato una PEC in bianco con solo l’oggetto indicante una notifica.
    Posso inventarmi qualcosa?
    Grazie.

  21. Fulvio cavallari

    ho letto che nel caso della notifica a mezzo pec ritieni necessaria la notifica della procura unitamente all’opposizione a decreto ingiuntivo. Ho fatto un’opposizione a decreto ingiuntivo a mezzo ufficiali con procura notificata , il processo poi si è interrotto, ho depositato ‘istanza di riassunzione con la procura a mezzo pct il giudice ha concesso nuova udienza con decreto, ora ho effettuato la notifica della riassunzione e del decreto ma senza la procura che è rimasta comunque agli atti, sempre a mezzo ufficiali giudiziari, non dovrebbero esserci problemi, cosa ne pensi ?

  22. Ale

    Buongiorno, ho depositato telematicamente un ricorso in appello avanti alla Corte d’Appello sezione lavoro, ricorso, procura e documenti.
    Ho estratto il duplicato informatico del ricorso e del provvedimento di fissazione d’udienza e ho effettuato la notifica a mezzo pec al domicilio eletto presso l’avvocato, Non ho notificato a mezzo pec la procura in quanto la stessa è già depositata nel fascicolo informatico, va bene o devo notificare anche quella? grazie

  23. Egidio

    Caro Collega, avrei bisogno di un chiarimento. Ho notificato un opposizione a decreto ingiuntivo via pec, allegando copia dell’atto firmato digitalmente e relate di notifica, dove attesto anche che la procura è conforme all’originale in mio possesso, tuttavia mi sono dimenticato di firmare digitalmente la procura. In fase di costituzione in giudizio ho depositato però la procura firmata.
    Secondo te vado in contro ad eccezioni?
    Saluti

  24. Gianluca Magalotti

    Il mio avvocato ha tentato più volte la notiifica dell’atto tramite pec all’indirizzo che risulta dagli elenchi ma la casella non risulta funzionante. Anche la ntifica tramite ufficiale giudizioario da esito negativo per destinatatio sconosciuto. A questo punto mi chiedi in che modo posso notificare il precetto (per poter poi predisporre il pignoramento)?

  25. Vincenzo

    Egregio Collega, innanzitutto complimenti per la Tua professionalità, Ti sottopongo un quesito al quale non mi pare sia stata data una risposta: devo notificare un atto di precetto ad una società (srl) la cui pec risulta essere attiva (come da regolare visura), ma evidentemente per altre problematiche tecniche (forse piena?), si verifica l’avviso di mancata consegna della stessa. Sicchè, notifico alla sede legale della società (come da visura), anche in questo caso, il destinatario risulta irreperibile.
    mi chiedo, posso procedere regolarmente, al termine dei 10 giorni dalla notifica del precetto, all’esecuzione? in caso negativo, come devo procedere per ovviare a tali problematiche?
    grazie

  26. Paolo

    Buonasera Collega, dovrei notificare a mezzo p.e.c. un’opposizione a D.I., presso il Trib. di Roma, fuori dal mio distretto di appartenenza (Catania). Nella procura e nell’atto di citazione posso inserire l’elezione di domicilio presso il mio studio a Catania o devo inserire la dicitura: con elezione di domicilio presso l’indirizzo pec…? In attesa. Grazie.

  27. Mirco Minardi

    @Paolo: il domicilio ormai è ex lege presso la propria pec, in caso di mancata elezione nel comune ove ha sede il giudice adito

  28. Manuela

    La notifica a mezzo a pec ad un indirizzo di posta pec scritto in maniera,ossia quando si sbaglia a scrivere il nome o il cognome dell’avvocato di controparte,deve essere considerata inesistente o nulla?

  29. Alex

    Buonasera collega
    Innanzitutto grazie per l’attenzione e la cortesia con le quali mette a disposizione la sua competenza.
    Ho notificato a mezzo pec un appello al quale ho allegato la procura (scansione di un atto analogico), ho firmato digitalmente sia l’atto sia la procura ma non ho attestato la conformità di quest’ultima, possono farmi eccezioni
    Giacomo



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