Avvocato inizia una procedura esecutiva sulla base di un titolo non esecutivo, e vuole avere ragione

Mirco Minardi

A volte l’ostinazione di certi Colleghi ha dell’incredibile.

Un avvocato, ottenuta sentenza penale di primo grado con cui l’imputato era stato condannato al risarcimento del danno senza provvisionale nei confronti della parte civile, si fa apporre la formula esecutiva dalla cancelleria e intima il precetto.

Inevitabile l’opposizione ed altrettanto inevitabile l’accoglimento con conseguente condanna alle spese del suo assistito, il quale, giustamente, chiede di essere tenuto indenne, visto che non spettava certamente a lui sapere se la sentenza penale di primo grado costituisca o meno titolo esecutivo.

Ebbene, il Collega, condannato in primo grado, condannato in secondo grado, non si accontenta e formula un incerto ricorso per cassazione che, inevitabilmente viene rigettato (anche se in larga parte contiene motivi inammissibili) con conseguente ulteriore condanna.

Mi chiedo: quanto è costato al Collega questo errore, e quanto avrebbe potuto risparmiare lasciando che l’assicurazione pagasse il danno (come in effetti avvenuto), visto che la responsabilità era praticamente certa? Ma tant’è.

In queste vicende bisogna farsi assistere, perchè quando si è coinvolti in prima persona si perde lucidità.

Se vi interessa, il fatto è narrato in Cass. 22848/2017.


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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.

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