Avere ragione non basta se il ricorso per Cassazione è scritto male

Mirco Minardi

La vicenda decisa da Cass. 995/2017 è sintomatica di come il ricorso per cassazione sia una terribile insidia che solo gli avvocati specificamente preparati per questo tipo ti giudizio possono evitare.

Il caso era semplice. Si trattava di un grave infortunio sul lavoro. Il datore di lavoro era però stato assolto in sede penale.

Il ricorrente deduceva, in sintesi, che ai sensi dell’art.652 c.p.p. il giudicato di assoluzione ha effetto preclusivo nel giudizio civile solo quando contenga un effettivo e specifico accertamento circa l’insussistenza del fatto o della partecipazione dell’imputato, e non quando l’assoluzione sia determinata dall’accertamento della insussistenza di sufficienti elementi di prova in ordine alla commissione del fatto o l’attribuibilità di esso all’imputato,- cioè quando l’assoluzione sia stata pronunciata ai sensi dell’art. 530 comma 2° c.p.p..

Nello specifico, la motivazione della sentenza di assoluzione del datore di lavoro resa dal Tribunale di Firenze in data 11/5/2007, era modulata sull’accertamento della insussistenza di sufficienti elementi di prova circa la commissione del fatto o l’attribuibilità di esso all’imputato, di guisa che non poteva ritenersi esplicata la valenza espansiva del giudicato penale nel giudizio civile, posta a fondamento della pronuncia impugnata.

La Corte condivide il principio di diritto, ma c’è un problema. L’avvocato del ricorrente omette di riportare per intero la motivazione della sentenza di assoluzione di primo e secondo grado.

L’interpretazione di un giudicato esterno, infatti, può essere effettuata anche direttamente dalla Corte di cassazione con cognizione piena, nei limiti, però, in cui il giudicato sia riprodotto nel ricorso per cassazione, in forza del principio di autosufficienza di questo mezzo di impugnazione, con la conseguenza che, qualora l’interpretazione che abbia dato il giudice di merito sia ritenuta scorretta, il predetto ricorso deve riportare il testo del giudicato che si assume erroneamente interpretato, con richiamo congiunto della motivazione e del dispositivo, atteso che il solo dispositivo non può essere sufficiente alla comprensione del comando giudiziale”, (vedi in motivazione Cass. 31/7/2012 n.13658, Cass. 15/10/2012 n.17649, cui adde Cass. 13/12/2006, n. 26627, Cass. Sez. Un. 27/1/2004 n.1416 responsabilità professionale dell’avvocato).

Questo orientamento ha rimarcato come i motivi di ricorso per cassazione fondati su giudicato esterno, debbano rispondere ai dettami di cui all’art.366 n.6 c.p.c., che del principio di autosufficienza rappresenta il precipitato normativo (cfr. Cass. 18/10/2011 n. 21560, Cass. 30/4/2010 n.10537, Cass.13/3/2009 n. 6184); tanto sia sotto il profilo nella riproduzione del testo della sentenza passata in giudicato, non essendo a tal fine sufficiente il riassunto sintetico della stessa (cfr. Cass. 11/02/2015 n.2617), sia sotto il profilo della specifica indicazione della sede in cui essa sarebbe rinvenibile ed esaminabile in questo giudizio di legittimità (vedi Cass. cit. n.21560/2011 -responsabilità professionale dell’avvocato).

Per tale ragione il ricorso è stato dichiarato inammissibile con chiara responsabilità dell’avvocato estensore del ricorso.

In questi casi i danni risarcibili sono diversi: il compenso e le spese sopportate per il ricorso, le spese legali pagate a controparte, il bene della vita perduta anche come perdita di chance.


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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.

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