Le domande nuove dell’attore

Mirco Minardi

trabocchetti_ebookIn questo video affronto uno dei temi trattati nel mio ebook, quello, cioè, delle domande nuove dell’attore.

L’errore più frequente è quello di non considerare le domande consequenziali alla propria domanda, anche in base alle eccezioni in senso lato del convenuto. Difatti, secondo la giurisprudenza della Cassazione, l’art. 183 dà sì la possibilità all’attore di proporre le domande nuove conseguenti (esclusivamente) alle domande ed eccezioni del convenuto, ma solo alle eccezioni in senso stretto e non dunque alle eccezioni in senso lato.


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Mirco Minardi

Avvocato, direttore responsabile del blog per la formazione giuridica www.lexform.it. Relatore in convegni e seminari. Autore di numerosi articoli apparsi su riviste specializzate cartacee e telematiche e della monografia "Le insidie e i trabocchetti della fase di trattazione del processo”, ed. Lexform.

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27 commenti:

  1. Anna

    Ottimo lavoro collega, complimenti! le tue lezioni e spiegazioni sono utilissime sia per me( non si finisce mai di imparare) che per la mia collaboratrice che ha bisogno di sempre di spiegazioni compiute e precise, mentre a causa dei ritmi di lavoro faccio debbo sempre rimandare…grazie
    anna

  2. Graziana

    Complimenti per il tuo lavoro. ho letto l’e_book e lo trovo davvero fatto bene. Puntuale, preciso, chiaro e soprattutto pratico. Per chi come me ha poca esperienza e tanto da imparare è uno strumento utile e essenziale.
    Graziana

  3. Andrea R.

    Mi associo ai complimenti per il tuo ebook. Finalmente ho una visione chiara e completa sulle preclusioni. Molto interessante anche il capitolo sull’intervento del terzo. Complimenti davvero!!
    Andrea

  4. Iulca proietti

    Oltre ad associarmi ai complimenti, Ti ringrazio per aver voluto condividere le Tue conoscenze ed esperienze professionali con gli affezionati “lettori” di lex form. L’esposizione dell’e-book è chiara e soprattutto ha un taglio tecnico-pratico che sinceramente non ho trovato in altri testi ed articoli giuridici, consiglio a tutti gli operatori del settore di leggerlo (o meglio, studiarlo attentamente).
    In attesa di nuove pubblicazioni, cordialmente Ti saluto.
    Iulca Proietti

  5. Ferrante avv antonia

    Le faccio i miei complimenti per la chiarezza e completezza degli argomenti da Lei trattati.
    Colgo l’occasione per porgerLe i miei più cordiali saluti. antonia ferrante

  6. Alfonso

    Voglio innanzitutto complimentarmi con Lei per la grande chiarezza ed attenzione con cui affronta i temi processuali con i quali noi tutti giornalmente ci confrontiamo e, a volte, ci scontriamo (e sono dolori).
    Le voglio fare anche io una domanda su di una fattispecie concreta occorsami.
    Deposito la mia prima memoria ex 183 l’ultimo giorno utile, dopo qualche giorno verifico se controparte ha depositato la sua e rinvengo nel fascicolo solamente la II memoria depositata con ampio margine. dopo qualche settimana in prossimità della scdenza deposito la mia II memoria e rinvengo una “memoria integrativa alla II memoria ex art 183” nella quale controparte chiede l’ammissione di prova testimoniale su di una circostaza da me evidenziata con la prima memoria. Secondo Lei questa integrazione è ammissibile?
    La ringrazio anticipatamente per la risposta certamente esaustiva che saprà darmi e, cordialmente, La saluto.

  7. Mirco Minardi

    Accipicchia, la realtà supera sempre l’immaginazione!!
    Do una mia opinione personale perché non mi consta giurisprudenza sul punto. Ritengo che le norme debbano essere interpretate alla luce dei principi generali. Il deposito di una seconda memoria entro il termine non pregiudica il diritto dell’altra parte, potendo questa sempre replicare con la III memoria. Nè mi pare possa dirsi consumato il potere di ulteriori allegazioni, sempre che siano tempestive, solo perché si è depositata già una memoria. Una interpretazione diversa sarebbe, a mio modesto parere, eccessivamente formalistica. Forse, dall’altra parte si potrebbe sostenere che così facendo, i più maliziosi potrebbero essere indotti a depositare una doppia memoria, magari per trarre in inganno l’altra parte che, non accorgendosi dell’integrazione, potrebbero controdedurre solo sulla prima.
    Però, direi che in linea di massima è lecito. Ti prego Collega di tenermi aggiornato e di farmi sapere cosa ha statuito il giudice.
    Cordialmente.
    Mirco Minardi

  8. Ornella

    Ottimo lavoro, complimenti e grazie collega.
    Ornella Mazzeo, foro di Benevento.

  9. Elena

    Mi complimento anche io con Lei per l’interesse degli argomenti trattati e la chiarezza espositiva!
    Vorrei sottoporLe un piccolo quesito: il convenuto propone in comparsa di risposta eccezione di nullità/annullabilità del contratto preliminare posto a fondamento dall’attore della pretesa risarcitoria per inadempimento dello stesso, perchè sottoscritto solo da un comproprietario dell’immobile.
    All’udienza ex art. 183 cpc il convenuto insiste nell’ececezione, mentre l’attore si limita ad opporsi verbalizzando di riservarsi di meglio argomentare nelle memorie di cui al comma 6. Nella memoria n. 1 l’attore conclude chiedendo anache (in via subordinata) il risarcimento per vendita di cosa parzailamente altrui.
    Nella memoria n. 2 il convenuto eccepisce la mutatio libelli. Stando a quanto precisato su queste pagine quest’ultima eccezione dovrebbe essere accolta, giusto?
    Grazie della Sua risposta. Cordiali saluti.

  10. Avv. vincenzo d'orta

    preg.mo collega nel complimentarmi per la chiarezza degli argomenti trattati sono a porTi un quesito:
    nella memoria ex art. 183 VI° comma (secondo termine)ho chiesto di essere autorizzato alla chiamata in causa di un terzo anche a seguito del comportamento pocessuale della controparte.
    Il Giudice all’udienza fissata per l’ammissione dei mezzi istruttori non ha accolta la richiesta dichiarandola tardiva perchè se del caso andava proposta alla prima udienza.
    Ho fatto una ricerca e autorevole dottrina ritiene che se le difese, nel senso di cui sopra, sono state prodotte durante la prima udienza di comparizione, l’udienza in cui scatteranno i termini sarà l’udienza di cui all’art.183c.p.c. con consgeunza che il G.U. nel caso che mi occupa ha errato a ritenere tardiva la richiesta di chiamta in causa del terzo.
    Che ne pensi ? Resto in attesa di un Tuo parere.
    Saluti avv. vincenzo d’Orta

  11. Mirco Minardi

    @Avv. D’Orta: caro Collega, la chiamata in causa con la II memoria è certamente tardiva; l’attore ha l’onere di chiamare in causa il terzo all’udienza di trattazione. Si potrebbe eventualmente discutere, in caso di autorizzazione espressa del giudice, della possibilità di farlo con la prima memoria ma di certo non con la seconda.

  12. Loreto

    Gentile Collega, visto che ha avuto modo di approfondire la questione dei termini di cui all’art. 183 quinto comma c.p.c., le espongo quanto mi è capitato:
    su richiesta di tutte le parti di concessione dei termini ex art. 183/V comma c.p.c. il giudice concede termine all’attore Sempronio sino al…(60gg. dalla data dell’udienza di prima trattazione) per precisazione domande e istanze istruttorie, termine sino al …(dopo 60gg.) al convenuto Tizio e termine sino al (altri 60 gg.) al convenuto Caio, rinvia per l’uteriore trattazione al ….
    L’attore da me difeso provvede al deposito nel termine assegnato, ma entro lo stesso termine deposita anche il convenuto Caio rilevando che essendo i termini di cui all’art. 183/V° comma c.p.c. deposita entro il termine assegnato all’attore per non decadere e per non incorrere in nullità deducibili in appello.
    Domanda:
    come devo comportarmi in qualità di difensore dell’attore in merito ai prossimi termini fissati per i soli convenuti?

  13. Mirco Minardi

    @Loreto: i termini sono perentori e concessi a tutte le parti; dunque il giudice non può modificarli nè assegnarli alle parti in modo diverso. Si tratta comunque di vizi che debbono essere eccepiti come motivi di impugnazione dalla parte appellante in quanto il giudice d’appello non può rilevarli d’ufficio. Se tu hai già precisato i fatti e articolato i mezzi istruttori, potrai (e dovrai) usare i termini in teoria assegnati solo al convenuto per replicare e chiedere i mezzi di prova contraria. Ovviamente se la c/p non ha ancora articolato le prove potrai farlo all’udienza fissata dal giudice. Certo è che già la procedura è complicata, se poi i giudici iniziano anche a modificare i termini a piacimento, diventa tutto più difficile.

  14. Paolo

    Caro collega,
    mi permetto di sottolineare che sei davvero un grande professionista. Ho apprezzato i tuoi sforzi relativi alla quotidiana battaglia che avvocati vlitivi come te svolgono a servizio degli altri.
    Ad maiora
    Paolo Porrone

  15. Francesco

    Gentile collega, non ha anche lei dei dubbi sull’estensione del nesso di conseguenzialità alle eccezioni in senso improprio, i.e. mere difese quanto alla proposizione delle nuove domande attoree? A mio avviso sarebbero numerosi i casi in cui l’attore ometterebbe artatamente la proposizione di domande concorrenti alla propria (secondo la teoria del principio di eventualità, tali appunto sarebbero le domande conseguenziali alle mere difese), traendo dalla controdeduzione del convenuto una buona occasione per l’esperimento delle stesse in prima udienza e spiazzando per tal modo la controparte che:
    1. non potrebbe proporre domanda riconvenzionale, cosa che avrebbe potuto fare se la nuova domanda concorrente fosse stata dedotta nell’atto introduttivo (rebus sic stantibus)
    2. o spesso non potrebbe controbattere con una riconvenzione in prima udienza (facoltà che la presente modifica le attribuirebbe) perché ha bisogno di tempo e sarebbe costretta a chiedere un rinvio o l’esercizio del potere in parola in prima memoria.
    A mio avviso si scompaginerebbe fortemente l’impianto, tornando ad una bipartizione di udienze molto simile al vecchio regime, e tutto perché non si è onerato l’attore di proporre contestualmente tutte le domande concorrenti, per giunta a fronte di controdeduzioni che ben poteva prevedere. A mio avviso sarebbe utile tener in debito conto l’operatività del principio di eventualità nel nostro modello di trattazione, e non incentrarsi troppo sul principio di trattazione strictu sensu inteso.

  16. Giuseppe

    Complimenti per l’ulteriore chiarezza; a mio avviso però, la concessione dei termini dovrebbe essere legata all’udienza di ammissione delle prove : che senso ha infatti concedere i termini perentori ( 30 + 30 + 20, quindi 80 giorni), per poi rinviare a sei- otto mesi??

  17. Rosanna Eugenelo

    La ringrazio per aver voluto farci partecipi dei Suoi studi.

  18. Mirco Minardi

    @Giuseppe: non hai tutti i torti, alla fine, però, comunque le dobbiamo fare ‘ste benedette memorie e da un punto di vista pratico ciò ha un vantaggio per noi: scrivere quando ancora si hanno le cose ben in mente. Certo i termini a ritroso, in caso di rinvii ad udienze diverse, ci fanno un po’ più respirare. Ci sono vantaggi e svantaggi.

  19. Mirco Minardi

    @Francesco: ti ringrazio per l’osservazione. Vedi, il principio di eventualità ha i suoi vantaggi ma anche un grande limite: le parti debbono scoprire tutte le carte, anche quelle che alla luce del contraddittorio saranno inutili. In Germania, dove il principio era ben conosciuto sin dagli inizi del secolo scorso, girava questa storiella. L’attore cita in giudizio il convenuto per ottenere la restituzione di una padella. Il convenuto replica così: primo, non mi hai dato alcuna padella; secondo, era rotta; terzo, te l’ho restituita. Ovviamente è una esagerazione che però mette in luce il limite del principio di eventualità.
    Però è giusta la tua osservazione sullo spiazzamento del convenuto in caso di proposizione della domanda dell’attore, per cui ho previsto nel VI comma la possibilità di ottenere un rinvio su richiesta del convenuto qualora l’attore abbia proposto una nuova domanda all’udienza.
    Ecco perché è importante il confronto!! Se le leggi si facessero così ci sarebbero meno errori.

  20. Giunio

    A mio avviso occorrerebbe, come parametro per la durata ragionevole del procedimento, tenere presente che essa è fissata in anni 3 per il primo grado, 2 per l’appello e 1 per il giudizo di legittimità ,come affermato ormai da anni dalla SC e dalla CEDU.
    All’interno di questi termini mi parrebbe opportuno offrire alle parti – sopratutto all’attore che appare ‘la vittima’ della vicenda’- la più ampia possibilità di difendersi e fornire la prova della fondatezza della domanda perchè lo scopo del processo è raggiungere la verità, e non soddisfare prurugini formalistiche di saccenti e teorici. Ho vissuto sotto la vigenza del vecchio processo che, a mio avviso, funzionava molto, molto meglio del ‘nuovo’. Si potevano produrre documenti e capitolare prove in ogni stato e fase del procedimento, senza che questo ritardasse la definizione del procedimento. Esso è ritardato non dalle parti ma dai rinvii -numerosi mesi od anni-. Se i rinvii fossero di tre mesi al massimo, si potrebbero tenere almeno dieci udienze. Il principio non è sbagliato: qualche volta spesso la verità emerge a macchia di leopardo, e certe esigenze istruttorie emergono man mano che il processo va avanti – il processo è ‘vivente ed in divenire’ -, anche e soprattutto dopo lo sfogo delle prove. La parte, spesso è ignorans, e non riferisce al proprio difensore tutti i fatti che potrebbero essere utili.
    Capita qualche volta di ritenere certi documenti inutili, mentre poi non lo sono, di ritrovarli a distanza di tempo.
    Io ripristinerei la possibilità di capitolare prove e produrre documenti anche dopo lo sfogo; ripristinerei la possibilità di ricorrere ad un collegio contro la ordinanza che rigetta o ammette le prove; collegio composto anche da non magistrati- ad es. a seconda delle materie, da rappresentanti di associazioni di consumatori, esperti veramente indipendenti – e non consulenti di Ass. e poi CTU come sempre accade-, esperti psicologi nelle materie del diritto di famiglia etc.: non mi fido più, assolutamente. Sarebbe una rivoluzione ma il sistema giustizia ha fallito miseramente la prova. E’ arrivato il momento di chiudere un’epoca, e permeare di ‘democraticità’ e partecipazione anche anche il processo – terzo potere-. E’ arrivata l’ora di limitare lo strapotere, che è divenuto quasi un abuso, della magistratura, quasi mai esercitato con – chiamiamola- saggezza e con dubbia indipendenza.
    Ed infine i termini sono troppo stringati. Basta lavorare di sabato e domenica. Basta.
    giunio

  21. Avv. Mirco Minardi

    Caro Giunio, la mia non è una proposta ideale, ma una proposta fattibile alla luce dei tempi che viviamo. Anche senza entrare nel merito ciò che dici – che in parte condivido – oggi come oggi non verrebbe mai attuato. Ormai si ragiona per preclusioni e difficilmente si ritornerà indietro. Come dicono negli Stati Uniti, “se hai un limone, fai una limonata”. Cerchiamo dunque di migliorare in base a quello che abbiamo e che possiamo ottenere. Il processo post controriforma del ’50 conduceva senz’altro ad una sentenza più GIUSTA rispetto a quello attuale, ma è altrettanto vero che si prestava a molti abusi da parte dei difensori che chiedevano rinvii inutili (con la compiacenza dei giudici ben contenti di allontanare il momento della decisione). Per il resto mi trovi assolutamente d’accordo.

  22. Francesco

    Mi trovo in linea con la considerazione dell’avv. Minardi. Un ritorno all’impianto “volontaristico” del ’50 sarebbe utopico, non solo per il definitivo esaurimento del crinale legislativo inteso alla deflazione del contenzioso nell’ambito del rito ordinario (si pensi ad. es. alla scommessa sulle tutele sommarie dichiarative e cautelari della l.69/09), ma anche per l’ormai asseverata implausibilità di un modello “adversarial” alla luce della moderna concezione pubblicistica della funzione giurisdizionale, più volte declamata dalla giurisprudenza di legittimità.
    Sotto altro profilo mi pare che l’obiettivo sia quello di elaborare un modello di preclusioni atto a donare al processo una scansione logico-temporale razionale, senza pericolosi vuoti di tutela, e non già farsi carico di obiettivi di deflazione del contenzioso (ben vengano!), piuttosto imputabili al difetto di organico della magistratura. Stante la mia non condivisione circa l’ammissibilità dello ius novorum in udienza a fronte delle mere difese, sono convinto che il modello proposto sia di grande pregio specie con riguardo all’ammissibilità di nuove domande del convenuto, che troverebbe sicura cittadinanza in un modello di trattazione in cui giganteggia il ruolo direttivo del giudice.
    Il nodo essenziale è il seguente: se, come affermato dalla cassazione, l’ammissibilità delle domande riconvenzionali ex 167 è condizionata al vaglio discrezionale del giudice circa l’opportunità di celebrare un simultaneus processus; e se la reconventio reconventionis è anch’essa esperibile a fronte di analoga valutazione (per chi non volesse interpretare la nozione di “controiniziativa necessaria” come un requisito ulteriore e addirittura più stringente); allora non vedo perché quelle stesse esigenze di economia processuale a latere del convenuto non possano trovare sfogo nella lite pendente e giustificare una omologa valutazione discrezionale circa l’opportunità di una trattazione unitaria, sollevando il convenuto dall’onere dell’instaurazione di un nuovo processo! Fin qui nulla di nuovo, basterebbe applicare le soluzioni interpretative già elaborate dalla cassazione, anche se a mio parere si dovrebbe cercare di riformulare la nozione di “nesso di conseguenzialità”, perché un sindacato giudiziale non censurabile in cassazione se ben motivato potrebbe portare ad una cristallizzazione della prassi attuale e vanificare l’auspicata riforma.

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